Infermieri di Camera Iperbarica: a Ravenna il centro più importante d’Italia.

Infermieri di camera iperbarica: a Ravenna il centro più importante d'Italia.

Un settore di estrema nicchia che offre tante soddisfazioni ai professionisti e ai loro assistiti. Ecco chi sono gli Infermieri di Camera Iperbarica.

Il sapere, l’esperienza, le competenze infermieristiche hanno fatto passi da gigante negli ultimi anni. Tanti sono i colleghi che si sono o sti stanno specializzando in settori dell’assistenza di estrema nicchia per gestire pazienti affetti da particolari patologie. Nell’ambito delle cure specialistiche oggi vi parliamo degli Infermieri di Camera Iperbarica, ovvero di quella branca della professione che si occupa o si appresta a occuparsi della care con ossigeno ad alte pressioni. Nel nostro Paese vi sono circa una trentina di strutture iperbariche. Quella più importante resta la struttura di Ravenna, diretta dal dirigente medico Pasquale Longobardi.

In Emilia Romagna oltre al Centro Iperbarico di Ravenna vi è il Centro Iperbarico di Bologna. Ambedue sono ascrivibili alla stessa proprietà e sono convenzionati con il Sistema Sanitario Nazionale e Regionale. Sono entrambi legati direttamente al Servizio territoriale di emergenza-urgenza e quindi al 118 relativamente ad avvelenamenti da monossido di carbonio e all’inalazione di altri gas velenosi per l’uomo.

Infermieri di Camera Iperbarica non riconosciuti.

Purtroppo le competenze acquisite dagli Infermieri di Camera Iperbarica non sono riconosciute in Italia. Attualmente la normativa in vigore è piuttosto confusa sull’argomento e non prevede l’assistenza infermieristica in questo specifico settore, che può essere affidata a qualsivoglia tecnico specializzato.

Cos’è l’ossigenoterapia iperbarica?

L’Ossigenoterapia iperbarica (OTI) è una terapia etica, riconosciuta dalla medicina convenzionale, non invasiva e basata sulla respirazione di ossigeno puro al 100% o miscele gassose iperossigenate all’interno di una Camera Iperbarica. La pressione permette la diffusione dell’ossigeno nel sangue con una concentrazione superiore anche dieci volte rispetto al normale; in questo modo si favorisce la formazione di nuovi vasi sanguigni e si mobilitano le cellule staminali. L’OTI, riattivando i processi metabolici bloccati, porta alcune importanti malattie a guarigione o miglioramento.

È efficace, per esempio, per le embolie gassose arteriose, la gangrena gassosa da clostridi, l’ischemia traumatica acuta, l’osteomielite cronica refrattaria, gli innesti cutanei e i lembi a rischio, la necrosi ossea asettica e la sordità improvvisa, le ulcere cutanee.

Molti pensano che l’ossigenoterapia iperbarica sia utile solo nei casi estremi di intossicazione da monossido di carbonio o in caso di incidenti dei subacquei (malattia da decompressione [MDD] o embolia gassosa arteriosa [EGA]): in questi casi non è solo consigliata ma è considerata la terapia necessaria a salvare la vita dei pazienti.

In realtà  l’OTI è utilizzata per affrontare e curare molte malattie come:

  • malattie alle ossa (osteomieliti, osteonecrosi);
  • ferite che non si richiudono (ulcere di diverso tipo);
  • piede diabetico;
  • retinopatie;
  • infiammazioni alle gengive (paradontosi);
  • sordità improvvise;
  • malattie da decompressione (MDD);
  • intossicazioni da monossido di carbonio.

Nella maggior parte di queste patologie è fondamentale iniziare subito la terapia iperbarica perchè si aumenta la possibilità di guarire del tutto e in breve tempo. Inoltre nell’ambito di un preciso percorso terapeutico pluridisciplina l’OTI è fondamentale per la guarigione da traumi e fratture.

Gli effetti benefici che l’ossigeno iperbarico favorisce nel corso di cicli più o meno lunghi si protraggono nel tempo anche dopo la fine della terapia.

OTI : Ossigenoterapia iperbarica: definizione scientifica.

L’Ossigenoterapia Iperbarica (OTI) è la somministrazione incruenta di ossigeno puro o miscele gassose arricchite in ossigeno, che avviene all’interno di speciali ambienti, le camere iperbariche, portate a una pressione superiore a quella atmosferica mediante pressurizzazione con aria compressa, mentre il paziente, all’interno, respira ossigeno puro o miscele gassose, in circuito chiuso, attraverso maschere, caschi o tubi endotracheali.

Nella respirazione in aria, a pressione atmosferica, il 98,5% dell’ossigeno viene trasportato dai globuli rossi, nei quali è presente l’emoglobina con cui si lega l’ossigeno; pertanto è necessaria la presenza di vasi sanguigni integri, affinché possano passare i globuli rossi, per facilitare l’arrivo dell’ossigeno ai tessuti. L’esposizione a pressioni elevate di ossigeno comporta l’aumento della quota di ossigeno trasportata in soluzione nel plasma e disponibile per la respirazione tissutale. A pressioni fra  2 e le 3 atmosfere assolute (ATA) la quantità di ossigeno trasportato ai tessuti, in questa forma, può essere anche di 15 volte superiore al normale, fino a poter soddisfare interamente le necessità delle cellule.

Questo aumento dell’ossigeno, disciolto in forma fisica nel plasma, comporta la possibilità di ripristinare l’ossigenazione in aree dove i vasi sanguigni sono carenti o rovinati e quindi aree ipossiche o ipoperfuse, comporta la ripresa di funzioni tissutali ossigeno-dipendenti, la possibilità di contrastare effetti tossici che abbiano implicato una ipossia tissutale. Aumenta la deformabilità dei globuli rossi e, quindi, la possibilità di questi ultimi di spostarsi con più facilità all’interno dei vasi sanguigni, capillari compresi

  1. Comporta la ridistribuzione del sangue verso i tessuti ipossici a seguito di vasocostrizione nei tessuti sani. Oltre a questi effetti l’ossigeno iperbarico esplica anche un’azione antibatterica diretta ed indiretta, ha un’azione di vasocostrizione con riduzione dell’edema post-traumatico e/o post-chirurgico, protegge i tessuti dai danni del fenomeno di ischemia/riperfusione mantenendo normali i livelli di ATPasi, di Fosfocreatinkinasi e basso quelli dei lattati, protegge le membrane dalla lipoperossidazione radicalica, inibisce la produzione di beta2-integrine che favoriscono l’adesivita’ dei leucociti sulla parete capillare, con conseguente danno endoteliale
  2. Promuove i processi riparativi con l’aumento del metabolismo cellulare, la riattivazione di fibroblasti, osteoblasti, della collagenosintesi, incrementa la sintesi di matrice extracellulare, ha un effetto di stimolo sulla neoformazione vascolare 3-7.

L’OTI viene usata negli stati morbosi in cui esiste e persiste uno squilibrio locale fra necessità, apporto e capacità di utilizzazione dell’ossigeno: insufficienze vascolari acute e croniche, patologie dell’osso, infezioni acute e croniche dell’osso e dei tessuti molli. L’azione dell’ossigeno iperbarico per potersi esplicare ha bisogno di un certo tempo e di un certo numero di sedute, che variano a seconda della patologia, acuta o cronica, da trattare, del tessuto interessato dalla patologia (il tessuto osseo, ad esempio, necessita di un maggior numero di trattamenti rispetto ad altri tessuti) e dall’associazione nella stessa patologia di più cause invalidanti (es: nel piede diabetico la gravità della situazione locale viene appesantita dalla presenza di ischemia e di infezione).
Il ripristino di funzioni vitali come la respirazione cellulare, con conseguente riattivazione dei compiti a cui la cellula è preposta, la neoformazione vascolare, ecc. sono tutti effetti che l’ossigeno iperbarico esplica nel corso di cicli più o meno lunghi e tali effetti si protraggono nel tempo anche dopo la fine della terapia.

Bibliografia

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  2. Thom SR. Effects of hyperoxia on neutrophil adhesion. Undersea Hyperb Med 2004; 31:123-31.
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Per provare a formarvi in questo settore o chiedere al Centro Iperbarico di Ravenna di lavorare in strutture e quindi vagliare il vostro curriculum: LINK.

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