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Modello bifocale di Lynda Juall Carpenito.

Modello bifocale di Lynda Juall Carpenito.

Uno degli strumenti più utilizzati nell’assistenza infermieristica.

L’assistenza infermieristica non può essere ricondotta ad una singola scienza che si interroga su un solo aspetto dell’uomo, così come la biologia non è riconducibile alla fisica. La disciplina infermieristica ha una propria dignità disciplinare: ha proprie conoscenze, propri metodi e propri strumenti. Ecco il modello bifocale di Lynda Juall Carpenito.

Si configura come tale in quanto:

  1. Possiede un campo materiale di studio che è l’uomo;
  2. Possiede una compattezza del corpo di conoscenze;
  3. Possiede un metodo per raggiungere il suo scopo ovvero il Processo di assistenza Infermieristica;
  4. Possiede uno scopo specifico ovvero permettere all’uomo il raggiungimento dell’indipendenza soddisfacendo i suoi bisogni di assistenza infermieristica;
  5. Possiede un campo di applicabilità (strutture socio sanitarie e ogni ambiente di vita)
  6. Possiede una ragione storica di esistere.

Nell’assistenza infermieristica non sono le osservazioni o i fatti ad essere più o meno scientifici, ma le teorie e i metodi che ci permettono di registrarli. E’ proprio per questo che nelle maggior parte delle unità operative viene usato un modello assistenziale per l’inquadramento del paziente e l’impostazione della cartella infermieristica. Il modello attualmente più usato è quello della Carpenito.

Quel modello bifocale.

Il Modello Bifocale viene creato da Lynda Juall Carpenito nel 1983. Viene chiamato Bifocale, per l’appunto, perchè prende in considerazione due aspetti fondamentali dell’assistenza infermieristica. Vediamo quali sono.

  • Diagnosi Infermieristica.

La Diagnosi Infermeiristica: (in veste di prescrittore) Descrive la risposta umana, reale o potenziale, a un problema di salute per il quale l’infermiere ha la competenza di trattamento indipendente. L.J. Carpenito raggruppa le Diagnosi Infermieristiche in base ai modelli funzionali di salute.

Pertanto si distinguono vari modelli:

  1. Modello di percezione della salute – gestione della salute;
  2. Modello nutrizionale – metabolico;
  3. Modello di eliminazione ;
  4. Modello di attività – esercizio;
  5. Modello di sonno – riposo;
  6. Modello cognitivo – percettivo;
  7. Modello di percezione di sé;
  8. Modello di ruolo – relazioni;
  9. Modello di sessualità – riproduzione;
  10. Modello di coping – tolleranza allo stress;
  11. Modello di valori – convinzioni.
  • Problema Collaborativo.

I Problemi Collaborativi (in veste di collaboratore con altre professioni) Problema identificato dall’infermiere che richiede prescrizioni mediche e azioni infermieristiche. Complicanza fisiologica reale o potenziale, che può derivare da una malattia, un trauma, un trattamento, uno studio diagnostico, su cui gli infermieri intervengono in collaborazione con altre discipline.

Anche i problemi collaborativi vengono raggruppati secondo complicanze potenziali legate ad organi, sistemi, apparati:

  1. Cardiaco/vascolare;
  2. Respiratoria;
  3. Renale/urinaria;
  4. Gastrointestinale-epatica-biliare;
  5. Metabolica/immunitaria/ematopoietica;
  6. Neurologica/sensoriale;
  7. Muscolare/scheletrica;
  8. Riproduttiva ;
  9. Multisistemica.

L’infermiere assume delle decisioni autonome in relazione sia a problemi collaborativi che alle diagnosi infermieristiche. Per fare ciò, ha bisogno di una documentazione infermieristica che gli permetta di valutare e misurare gli obiettivi da raggiungere. La documentazione infermieristica, perciò, necessità di standard applicabili. Esempio di standard scelto, secondo l’American Nurses Association:

  1. Dati di accertamento rilevati;
  2. Diagnosi infermieristiche;
  3. Obiettivi misurabili;
  4. Piano di assistenza;
  5. Interventi;
  6. Risposte del paziente;
  7. Revisione delle diagnosi, del risultato, del piano assistenziale.

E se come diceva la Florence Nightingale, madre dell’infermieristica, “l’assistenza è un’arte e se deve essere realizzata come un’arte, richiede una devozione totale ed una dura preparazione, come per qualunque opera di pittore o scultore, con la differenza che non si ha a che fare con una tela o un gelido marmo, ma con il corpo umano, il tempio dello spirito di Dio. È una delle Belle Arti. Anzi, la più bella delle Arti Belle”, studiamo e impariamo a gestire in toto i nostri pazienti per conquistare l’autonomia che tanto merita la nostra Professione!

Dott.ssa Micaela Cuttitta

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