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Infermiera di malattie infettive racconta la vita di reparto dove tutti sono infetti ma tutti sono al sicuro. Ecco perchè..

Gentile redazione,

mi chiamo Manuela e sono infermiera da circa 8 anni in malattie infettive. Questa storia del coronavirus ha proprio tirato fuori l’immaturità degli italiani che non sanno far altro che andar nel panico o offendere: i cinesi, i giornali e la propria intelligenza.

Da qui la necessità di accaparrarsi l’amuchina e le mascherine, di qualunque tipo vanno bene. Basta mettere un confine tra me e l’altro.

Mah. Sono allibita. E tra questi anche infermieri, oss e medici eh? Inutile che sui social diventano tutti professionali, da me in azienda han beccato uno con mezza scatola di gel per mani nello zaino e non l’han denunciato giusto per pietà.

In ogni caso, tutta questa paura è stata esagerata.

La paura di prendersi qualcosa? Se si lavora per protocolli e con coscienza, non si deve temere niente. Venite a far un giro in malattie infettive tra Hiv, epatiti, tbc e qualche sorpresa del caso come l’ebola che abbiam avuto in estate01. Con pure i tossici che provano a far entrare la roba.

Venite a vedere, basta un turno. E sapete quanto rischio viviamo? Zero. Perchè con i giusti dpi, i metodi di lavoro e la giusta conoscenza del caso non abbiamo niente da temere. So che in mezza Italia i dpi non c’erano o sono finiti o trafugati ma seriamente, siamo professionisti. Il panico o le lezioni di sicurezza non servono a niente. Serve preparazione e professionalità.

Ve lo scrivo qui, così magari lo leggete. Perchè fare proclami sui social ha stufato a tutti.

Grazie volevo condividere un pensiero che avevo in testa da diversi giorni.

Manuela, infermiera.