La cardioversione elettrica: tutto quello che c'è da sapere

Cardioversione elettrica: ripolarizzazione e ripristino elettrico del cuore.

La cardioversione elettrica: cos'è e perché si applica solo ad alcuni pazienti.

La cardioversione elettrica (CVE) è una procedura mediante la quale viene applicata una scarica elettrica sincronizzata all’attività ventricolare su tutte le cellule miocardiche, attraverso l’applicazione sul torace del paziente di apposite placche/piastre.

E’ fondamentale erogare la scarica elettrica in modo sincrono alla depolarizzazione ventricolare (complesso QRS), in modo da evitare lo shock durante la fase vulnerabile del ciclo cardiaco (ripolarizzazione).

Occorre ricordare che esiste anche un altro tipo di cardioversione: la cardioversione farmacologica. Quest’ultima avviene mediante la somministrazione (per via orale o, principalmente, per via endovenosa) di farmaci antiaritmici: essi agiscono modificando le proprietà elettriche del cuore per ridurre i focolai che danno origine ad attività irregolare e facilitano il ritorno al ritmo regolare. Attraverso queste due procedure, le fibre miocardiche dovrebbero riprendere a contrarsi in modo ritmico, a meno che non insorgano particolari complicanze.

La percentuale di ripristino del ritmo sinusale varia dal 75 al 90% (dal 70 al 99%) in caso di fibrillazione atriale e dal 90 al 100% in caso di flutter atriale. Ciò dipende da diversi fattori fra i quali la durata dell’aritmia (più è recente e maggiori sono le probabilità di ripristinare il ritmo regolare), le dimensioni del cuore, in particolare dell’atrio sinistro (più è ingrandito e minori sono le probabilità di ripristinare e di mantenere stabilmente il ritmo regolare) e le dimensioni del torace. Il medico darà indicazioni sull’amperaggio (in Joule) da erogare in base al peso corporeo ed all’impedenza toracica del paziente: possono essere erogate fino a 3 scariche elettriche in successione, prima di decidere per un trattamento antiaritmico farmacologico ed eventuale nuova CVE, se opportuna.

Principali indicazioni

Fibrillazione atriale o Flutter atriale.

Materiale occorrente

  • Defibrillatore

  • Placche adesive o piastre manuali

  • Farmaci sedativi/ipnoinduttori (se paziente vigile/cosciente)

  • Farmaci per le emergenze (ACLS)

  • Pacemaker (PM esterno con fili epicardici o pacing trascutaneo/transvenoso/transesofageo)

  • Maschera facciale o TET/LMA (se occorre assistenza ventilatoria)

  • Pallone Ambu o Va e vieni + Fonte O2 (se occorre assistenza ventilatoria)

  • Monitoraggio emodinamico (ECG, Pressione Arteriosa, Saturazione O2)

Posizione delle placche adesive/piastre

  • Una a destra dello sterno sotto la clavicola al secondo spazio intercostale, l’altra all’incrocio tra il quinto spazio intercostale e la linea ascellare media

  • In senso antero-posteriore

  • Biascellare media Dx-Sx

Complicanze

  • Disturbi locali legati alla scarica elettrica (dolore toracico, senso di spossatezza) con una frequenza pari a 1-3% dei casi

  • Partenza di formazioni trombotiche dal cuore che possono finire in qualsiasi distretto del corpo (0,5% casi, soprattutto in presenza di trattamento anticoagulante non adeguato)

  • Transitorio calo della pressione arteriosa

  • Ustioni a livello cutaneo nella parte interessata dalla scarica elettrica

  • Edema polmonare (complicanza rara, 0,4%)

Infine, la complicanza più temuta dopo una CVE è sicuramente l’arresto cardiaco da asistolia o fibrillazione ventricolare: è bene in ogni caso avere immediatamente a disposizione un defibrillatore (a questo punto, si inizia a parlare di defibrillazione e non più di cardioversione elettrica) ed un device che possa garantire un pacing cardiaco (pace-maker esterno cui attaccarvi i fili epicardici in caso di paziente nel post-operatorio cardiochirurgico, pacing transcutaneo con placche esterne sul torace del paziente, oppure pacing transvenoso). Tachicardia o fibrillazione ventricolare possono svilupparsi dopo lo shock soprattutto in caso di ipokaliemia o intossicazione digitalica, e non dipendono dalla quantità di energia erogata.

 

Casi particolari:

  • La CVE nei pazienti portatori di pacemaker e defibrillatori impiantabili è sicura se vengono osservate alcune semplici precauzioni. Pacemaker e defibrillatori impiantabili sono costruiti in modo da resistere ad improvvise scariche elettriche esterne. Tuttavia, la programmazione del dispositivo potrebbe essere alterata dall’energia ricevuta. Nei pazienti portatori di defibrillatore impiantabile devono essere disattivate le terapie antitachicardiche. Nel momento in cui vengono applicate le placche/piastre sul torace del paziente, fare attenzione a non porle direttamente sopra il defibrillatore/pacemaker impiantati (posizioni consigliate sono quella in senso antero-posteriore o biascellare media dx-sx). Infine, dopo l’erogazione dello shock occorre programmare una visita cardio-aritmologica per assicurare il corretto funzionamento del dispositivo.

  • Nei pazienti portatori di cerotti transdermici sul torace, la CVE fa effettuata solo dopo averli rimossi, per evitare un’eventuale alterazione della conducibilità elettrica.

  • La CVE nel paziente pediatrico è rara. Le dosi di energia impiegate devono essere proporzionate al peso e all’età del bambino: il medico può prescrivere 0.5 - 6 watt/sec/kg oppure 10 watt/sec/anno di età (vedi manuale EPALS).

    Sitografia

    1. http://aiac.it/wp-content/uploads/2012/03/AIAC-consenso-informato-CVE-2012.pdf

    2. http://www.aritmiecardiache.com/possibili-cure/cardioversione-elettrica-esterna/

 

 

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Dott.ssa Chiara Gatti
Author: Dott.ssa Chiara GattiEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Infermiera in Terapia Intensiva Post Operatoria Cardiochirurgica. Ambito Neuroscienze: nel 2014 vincitrice del Premio ANIN RICERCA e dal 2017 Delegato ANIN per la Regione Marche.
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