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Emergenza Coronavirus. Marco (nome di fantasia), TSRM si sfoga con AssoCareNews.it: “noi lasciati morire di COVID-19, non ci tutela nessuno, schiavi di Medici impauriti, qui in Lombardia è l’inferno salito in terra”.

Ieri è giunta in redazione una chiamata di Marco (il suo nome è di fantasia). Ha 40 anni compiuti da poco e lavora come Tecnico Sanitario di Radiologia Medica in un noto ospedale lombardo. La sua è la storia di tanti colleghi che in maniera silenziosa stanno fronteggiano il Coronavirus in prima linea. Il nostro si è sfogato, ha chiesto aiuto, ha paura di infettare sua moglie e suo figlio. Si sente “uno con la peste addosso”.

Marco ha paura, marco non ha più orari, lavora anche fino a 12-13 ore al giorno ed è sempre reperibile. Molti dei sui colleghi si sono infettati, alcuni sono in rianimazione, altri sono a casa in isolamento. Lui e altri tre sono costretti a fare turni senza riposare, senza mai veramente staccare.

Marco vive tra la sua dimora e il lavoro, quando smonta ha paura di aprire la porta di casa, teme di infettare i suoi cari, gli unici che gli danno speranza in questo periodo difficile per tutti.

“Restiamo nelle tute anche fino a 12-13 ore al giorno, sudati, vilipesi da un virus che non vuole lasciarci in pace – ci spiega al Marco cellulare – sono convinto che siamo tutti infetti, anche io, anche mia moglie e mia figlia. Mi sento in colpa per loro, per fortuna stiamo tutti bene e speriamo di non peggiorare. Da me in reparto è un inferno, siamo in attività giorno e notte. I Medici Radiologi, che non sono Infettivologi e che non hanno di fatto mai gestito una pandemia simile, più impauriti di noi, ci chiedono di fare sforzi immani per aiutarli ad eseguire i test diagnostici di nostra competenza; sono nervosi, sono aggressivi, ci urlano addosso, ci trattano come pezze da piedi. Noi no nei fermiamo, capiamo la situazione e andiamo avanti. Sono del Sud e al Sud mi hanno sempre insegnato che nei momenti di emergenza bisogna saper sopportare e dare supporto. Siamo diversi noi del Meridione, per questo capiamo questi giovani Medici del Nord che non hanno il nostro stesso DNA. Per ora restiamo in silenzio, ci sarà poi il momento in cui sbotteremo e si sentirà parlare molto di TSRM e di Professioni Sanitarie”.

“Non lasciateci soli, dateci spazio sulle cronache del vostro giornale, forse uno dei pochi a rendersi conto che ci sono anche i Tecnici in ospedale e che senza di noi tutto si fermerebbe; bene fanno la Federazione Nazionale Ordini TSRM PSTRP e il presidente Alessandro Beux ad alzare la voce” – conclude.

A Marco, che evidentemente ha bisogno di immediato supporto psicologico, chiediamo di avere ancora un po’ di pazienza, prima o poi usciremo da questa crisi pandemica e certamente torneremo a sorridere, a litigare, a rimbrottare, a gioire. Insomma a fare la stessa vita di prima.

Un abbraccio.

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