Pubblicità

Emergenza Coronavirus. Di chi le colpe di tanti morti e di tanti contagiati da COVID-19? Si tratta di una macroscopica “culpa in vigilando”. L’epidemia colposa creata dai dirigenti della Sanità e dalla Politica.

In questa settimana verrà discussa in Senato una serie di emendamenti al Decreto Legge 17 marzo 2020, n. 18, cosiddetto “Cura Italia”, nel corso dell’iter parlamentare per la sua conversione in legge. Da più parti si paventa il rischio di una sorta di “immunità” penale, civile ed amministrativa, in favore delle strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private (datori di lavoro) e dei soggetti, anche politici, istituzionalmente preposti alla gestione della crisi, per gli eventi dannosi cagionati durante tutto il periodo di vigenza dello stato di emergenza epidemiologica.

Questo argomento è intrinsecamente – e non potrebbe essere diversamente – legato al fondato timore di un aumento vertiginoso dei procedimenti giudiziari intentati dai familiari di persone decedute e da tutti coloro che, a seguito del contagio, avranno subìto un’ invalidità permanente.

In attesa del testo definitivo su cui ragionare, è necessario fare un po’ di chiarezza.

Tralasciando eventuali profili di incostituzionalità di emendamenti di tal portata, ritengo che alcuni fatti siano inconfutabili ed incontrovertibili.

Occorre rilevare che varie scelte politiche ed amministrative non abbiano inciso – anzi! – sul contenimento della propagazione del virus; né può essere invocata, a giustificazione di numerose leggerezze, la famosa espressione “del senno di poi son piene le fosse”.

L’ assenza di piani, programmi o protocolli atti a prevenire e/o affrontare la pandemia, nonché valutazioni errate sulle sue reali gravità ed evoluzione hanno provocato ritardi imperdonabili.

L’ organizzazione si è dimostrata burocratica, lenta e approssimativa.

In aggiunta sono state riscontrate condotte omissive, procedure poco scrupolose e strategie di controllo poco vincolanti (nel linguaggio giuridico trattasi di “culpa in vigilando”), le quali hanno minato la sicurezza del personale sanitario, causando danni.

Vogliamo parlare delle famose mascherine, mai arrivate, o giunte in ritardo o, cosa gravissima, non idonee all’ utilizzo sanitario, senza che qualcuno avesse effettuato dei controlli a campione?

Le dotazioni di altri mezzi (camici monouso, visiere e guanti) sono risultate incomplete ed insufficienti.
I medici, soprattutto quelli di famiglia, sono stati mandati al massacro, senza alcuna tutela, pagando finora un tributo altissimo in vite umane.

L’utilizzo da parte degli operatori sanitari di dispositivi individuali di protezione, misura di sicurezza basilare, in primis avrebbe consentito agli stessi di non ammalarsi e poi di evitare la diffusione del contagio ad altri soggetti, altresì permettendo di curare meglio i pazienti.

Relativamente alla responsabilità del personale sanitario, a mio modesto parere il principio della maggiore speranza di vita – concetto in base al quale, in presenza di un’ asimmetria tra necessità cliniche e disponibilità di risorse (ventilatori, caschi e letti contingentati), si sceglie di applicare le terapie intensive solo sui pazienti con maggiori possibilità/probabilità di sopravvivenza – non può e non deve trovare asilo.

Non sarà certo un emendamento a placare la sacrosanta sete di giustizia di chi, avendo perso un proprio congiunto – operatore sanitario o paziente – intenda adire l’ autorità giudiziaria.

L’importante è che le denunce siano sempre articolate e circostanziate, supportate da oggettivi, precisi e validi elementi probatori.

Leggi anche:

Coronavirus: ecco il nostro Speciale. Tutti i giorni le ultime novità dal fronte del COVID-19.

 

DPI Coronavirus: quali sono quelli giusti per proteggere sè e gli altri?

Coronavirus. Vademecum per il corretto utilizzo delle mascherine. Quelle con valvola possono infettare.

Coronavirus. Numero dei nuovi contagi e delle guarigioni regione per regione.

AssoCareNews: nuova APP di notizie per Medici, Infermieri, OSS, Professionisti Sanitari e cittadini.