Formazione OSS: no alle scuole superiori, si a percorsi para-universitari.
Formazione OSS: no alle scuole superiori, si a percorsi para-universitari.
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Pubblichiamo un servizio a firma di Angelo Mastrillo, Docente Università di Bologna, Segretario aggiunto Conferenza Corsi di Laurea delle Professioni sanitarie, sul rinvio dei test di ammissione ai Corsi di Laurea Magistrale delle Professioni Sanitarie. Quei diritti non rispettati. Quasi 14.000 iscritti all’esame rimasti al palo.

La sospensione dell’esame, che era previsto per oggi 30 ottobre, riguarda oltre 13 mila operatori delle 22 Professioni Sanitarie su circa 3 mila posti a bando. Con Decreto di ieri 29 ottobre il Ministero dell’Università ha disposto il rinvio, forse a marzo 2021, del concorso di ammissione agli 82 corsi delle 5 classi di laurea magistrale delle 22 Professioni sanitarie.

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Gli studenti bloccati sono esattamente 13.780, che sono quasi 3 mila in più dei 10.887 dello scorso anno, pari al +26,6%, di cui la maggioranza sono della professione infermieristica con oltre 10 mila concorrenti.

In specifico per ognuna delle 5 classi di Laurea Magistrale ci sono incrementi differenziati, dal +24% al +44%.

  • Prima classe Infermieristica e Ostetrica: 10.519 domande rispetto a 1.499 scorso anno, con +24,2%.
  • Seconda classe della Riabilitazione: 1.888 domande rispetto alle 1.336, con incremento del +41,3%.
  • Terza classe Tecniche Diagnostiche: 656 domande rispetto alle 538 dello scorso anno con +21,89%.
  • Terza classe Tecniche Assistenziali: 229 domande rispetto alle 159 dello scorso anno con +44,0%
  • Quarta classe della Prevenzione: 488 domande rispetto alle 388 dello scorso anno con aumento +25,8%.

Si tratta di incrementi generalizzati, che riguardano quasi tutte le Università, con valori che vanno dal massimo del +45% al minimo del +2,5%, con solo 3 Università in cui, al contrario, si rileva un calo del 16%, 19% e 51%.

A determinare il rinvio dell’esame di ammissione è la ingravescente situazione del Covid19 che ha indotto la Conferenza dei Rettori CRUI a chiedere il 27 ottobre al Ministero dell’Università che lo ha accolto “a causa dell’aggravarsi della pandemia e delle difficoltà organizzative degli atenei nel garantire la sicurezza di tutti i soggetti coinvolti” e in conclusione “il rinvio a data successiva… che sarà fissata entro il mese di marzo 2021”, come stabilito dal Decreto stesso.

Questo ha determinato in un primo momento sgomento e protesta da parte di numerosi concorrenti dei 13.780 iscritti alle prove di ammissione, che si erano già preparati studiando sulle materie oggetto di esame e che avevano anche già prenotato treni e alberghi in quanto fuori sede.

Non sono mancate obiezioni di concetto invocando il diritto allo studio, improvvisamente negato dal Governo. Ci sono state contestazioni sull’eccessivo timore a gestire una procedura di esame che, come dimostrato dalla recente tornata concorsuale per gli insegnanti, si è invece svolta nella assoluta normalità nelle varie sedi scolastiche distaccate.

Altra considerazione, e delusione, per aver negato questa opportunità a circa 13 mila operatori sanitari che hanno dato e continuano a garantire al servizio sanitario nazionale le loro prestazioni con riconosciuta professionalità, responsabilità e abnegazione.

E allora, dice qualcuno, è inutile promettere premi e indennizzi quando non si danno neanche le garanzie minime sui diritti che spettano; come in questo caso per poter proseguire negli studi universitari al fine di implementare le competenze professionali, che peraltro vanno direttamente a vantaggio del sistema stesso.

In tutto questo c’è anche chi sostiene la coerenza della decisione del rinvio, proprio per le ragioni assistenziali che avrebbero finito di aggravare l’assetto organizzativa per l’assenza dai servizi per 1-2 giorni di circa 10.000 operatori, se pensiamo solo agli Infermieri. E anche al fatto che alcuni di loro che sarebbero stati precettati a non assentarsi dal servizio e a perdere quindi la opportunità.

Insomma, posizioni fra loro contrastanti e comprensibilmente da rispettare.

Oltre a proteste e lamentele, va registrata una posizione che parecchi condividono in quanto risolutiva, ovvero che il Ministro dell’Università avrebbe potuto e dovuto emanare un Decreto per anticipare l’esame di ammissione da ottobre a settembre, nello stesso periodo degli altri esami di ammissione a Medicina e Chirurgia e alla laurea triennale delle Professioni sanitarie.

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