Sconforto, impotenza, stanchezza e paura ma anche tanta forza e il coraggio che si infondono l'un con l'altro convinti di farcela, di vedere la fine di questa emergenza salvando il più possibile vite umane. Sono questi i sentimenti degli infermieri del reparto di terapia intensiva dell'ospedale di Cremona, dove da oramai tre settimane si sta lottando contro il tempo per curare i pazienti in gravi condizioni per il Coronavirus: mai un riposo, ogni giorno in "trincea". ANSA/UFFICIO STAMPA OSPEDALE CREMONA
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Emergenza Coronavirus. Medici, Infermieri, Infermieri Pediatrici, Ostetriche/i, Professionisti Sanitari, OSS e Autisti Soccorritori si potrebbero trovare ad affrontare tra non molto il disturbo da stress post traumatico (PTSD) ai tempi del COVID-19.

Operatori sanitari e sociosanitari a rischio di disturbo da stress post traumatico nell’epoca della pandemia da Coronavirus: misure ed interventi per prevenirne le sviluppo. Il PTSD o anche definito disturbo da stress post traumatico è attualmente riconosciuto dal DSM-V come disturbo psichiatrico inserito nella categoria dei disturbi legati al trauma e allo stress.

È uno dei disturbi mentali più interessanti e più studiati negli anni proprio perché si conosce l’agente eziologico. La causa determinante il disturbo è sicuramente un trauma psichico ovvero un evento traumatico che mette in pericolo l’integrità psicofisica della persona.

Gli eventi traumatici che posso portare allo sviluppo di un disturbo post traumatico da stress sono diversi ma tra i più importanti vengono ricordati le guerre, le aggressioni personali, i rapimenti, le torture, le catastrofi naturali e gli incidenti, le violenze e le malattie gravi.

Rischio disturbo per tutti gli operatori in prima linea.

Oggi, nell’epoca della pandemia da Coronavirus che ha causato già un altissimo numero di vittime, esiste un alto rischio di sviluppo di questo disturbo mentale tra medici e infermieri, e più in generale tra tutti gli operatori sanitari e sociosanitari, che lavorano ogni giorno in queste situazioni di emergenza.

Medici e Infermieri (ma anche OSS, Professioni Sanitarie, Ostetriche/i, Autisti Soccorritori) si trovano ad affrontare nei reparti Covid-19 una condizione riconducibile agli scenari di guerra e sono ogni giorno, ancor più del solito, a contatto con la morte e con il rischio di danneggiamento dell’integrità psicofisica non solo dei loro pazienti ma anche di loro stessi. La mancanza di DPI adeguati, la paura di essere contagiati e poter contagiare i propri familiari e la paura dei neolaureati e non solo di non essere all’altezza delle situazioni genera ogni giorno negli operatori un elevato livello di stress psicofisico che se non trattato e gestito accuratamente potrà negli anni cronicizzare e portare allo sviluppo di un disturbo mentale come il PTSD.

Può accadere in queste situazioni che gli operatori diventino essi stessi pazienti non solo per possibili problemi fisici ma anche per problemi psicologici e di salute mentale; per evitare che questo accada è opportuno che sappiano riconoscere tempestivamente quando lo stress comincia ad influenzare le attività di vita quotidiana diventando patologico.

I sintomi principali.

La caratteristica principale del disturbo è la tendenza a rivivere l’evento traumatico in qualunque situazione e questo porta disagio e sofferenza al paziente. I sintomi del disturbo post traumatico da stress vengono raggruppati in tre categorie principali:

  • sintomi di ri-esperienza:
    • pensieri spaventosi intrusivi riguardanti il trauma;
    • flash back del trauma vissuto;
    • incubi riguardanti il trauma o situazioni simili;
  • sintomi di iper vigilanza:
    • difficoltà ad addormentarsi;
    • frequenti scoppi d’ira;
    • sensazioni di tensione o “essere al punto di”;
    • spaventarsi facilmente;
    • difficoltà a concentrarsi;
    • iperacusia;
  • sintomi di evitamento:
    • forte senso di colpa;
    • depressione e ansia;
    • eccessiva preoccupazione;stare lontani dai luoghi o dagli oggetti che ricordano il trauma difficoltà nel ricordare l’evento traumatico;
    • perdita di interesse per attività che in passato risultavano piacevoli.

Fare attenzione a non trasformare il PTSD in un disturbo cronico.

Per gli operatori sono opportuni dei suggerimenti per gestire lo stress ed evitare che diventi cronico generando disturbi mentali. Queste strategie riguardano l’acquisizione di capacità professionali e personali che evitino all’operatore di portarsi a casa la sofferenza che ogni giorno legge negli occhi dei suoi pazienti.

La capacità di coping e gestione delle emozioni è una delle tante competenze che gli operatori come medici e infermieri posseggono professionalmente e insegnano quotidianamente ai loro pazienti; in una condizione di emergenza come quella odierna è fondamentale che essi siano capaci di utilizzare questa competenza anche su loro stessi.

Basta con gli “eroi”, sono tutti esseri umani.

Quelli che oggi vengono molto spesso definiti “eroi” sono esseri umani che, nonostante abbiano scelto una professione ad alto livello di stress e di rischio, hanno il diritto di lavorare in maniera sicura, con le adeguate misure di protezione e di essere tutelati; soprattutto hanno il diritto e il dovere di autotutelarsi e prendersi cura di loro stessi e della loro salute mentale sul luogo di lavoro e quando rientrano a casa e affrontano la paura e l’ansia generate dalla situazione di emergenza.

Intervento molto efficace riguarda la condivisione delle difficoltà psichiche con i colleghi ed anche con i familiari, per riuscire ad esprimere le proprie emozioni ed evitare che si trasformino in rabbia e frustrazione.

La salute mentale dei professionisti sanitari e socio sanitari va preservata.

La salute mentale dei professionisti sanitari va preservata particolarmente ed ha un valore inestimabile per far sì che questi siano in grado di assistere sia fisicamente ma soprattutto emotivamente, con approcci empatici e di supporto, i pazienti che ogni giorno vengono contagiati dalla pandemia da Covid- 19 e non solo.

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