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Infermieri, Infermieri Pediatrici, Ostetriche/i, OSS, Soccorritori e Professioni Sanitarie messi a dura prova dal Covid-19 e per la disumanità delle aziende. Parla Antonio Gentile (segretario generale ULS).

Dopo aver dato spazio ai segretari generali e dirigenti di FP CISL (Maurizio Petriccioli), Uil Fpl (Michelangelo Librandi), FSI-USAE (Adamo Bonazzi), Nursing Up (Antonio De Palma), SHC OSS (Antonio Squarcella), FP Cgil (Serena Sorrentino), ora parliamo dei problemi degli operatori del SSN intra e post-Covid con il segretario generale dell’Unione Lavoratori Sanità (ULS), Antonino Gentile, qui in alto nella foto con il coordinatore nazionale ULS Anna Rita Amato. Vediamo cosa ci ha risposto.

Il Coronavirus ha messo in ginocchio l’intero Comparto Sanità. Da tempo la ULS si sta battendo per il rispetto delle regole, quelle del lavoro, a cui devono sottostare datore e lavoratore. La non programmazione da parte delle Aziende sanitarie nell’approvvigionamento di Dispositivi di Protezione Individuale idonei ad una Pandemia come quella contingente ha portato migliaia di operatori ad ammalarsi e, a volte, a morire di Covid-19. Cosa non ha funzionato finora? Come mai le vostre richieste sono state ignorate in passato?

Il sistema sanitario italiano depauperato di risorse e mezzi negli anni ha dovuto affrontare un’emergenza sanitaria prevedibile. Le conseguenze le hanno pagate a caro prezzo tutti. In questi anni la nostra organizzazione sindacale ha fatto richieste chiare e dirette ai responsabili a vari livelli: massiccio piano assunzionale tramite concorsi, ripristino dei posti letto tagliati, definizione di criteri certi e non interpretabili per stabilire il reale fabbisogno numerico di operatori sanitari per paziente, maggiore sicurezza sul lavoro, riduzione dell’orario lavorativo, aumento dei diritti e dei salari dei Lavoratori, lotta alle esternalizzazioni. L’ovvio che rincorre la logica. Invece, grazie alle scelte politiche perpetrate contro il concetto di sanità universalistica sancito dall’art. 32 della Costituzione, si è deciso di tagliare scientemente uno dei pilastri sociali che deve caratterizzare un paese civile. Vi sono evidenti segnali di una complessiva debolezza della componente lavorativa nella pubblica amministrazione, per non parlate nella sanità privata. La pandemia ha rilevato criticità dovute al definanziamento delle strutture pubbliche a favore di quelle private. Non riteniamo corretto che lo Stato consenta di far profitto sulla salute. Quelle risorse avrebbero potuto consolidare il SSN. Sul fronte poi della dignità e del rispetto dei Lavoratori aver permesso di far lavorare gli operatori sanitari senza adeguati DPI, a volte addirittura negandoli per non creare allarmismo, è stata una violazione delle regole del T.U. Sicurezza D.Lgs. 81/2008 e, aggiungiamo noi, una pugnalata alle spalle verso chi già era in difficoltà nel quotidiano. Le aziende rispondevano alle criticità sollevate che le dotazioni di sicurezza si attenevano ai criteri stabiliti dall’OMS. Nel particolare mettere a disposizione degli infermieri le mascherine chirurgiche è vero rientrava nei criteri generali che tutti hanno potuto leggere. Ma per come sono andate le cose in diverse realtà, private e pubbliche, e considerato il numero dei contagi e dei morti tra i colleghi, purtroppo molte aziende hanno disapplicato il concetto di maggior precauzione e tutela rispetto alla reale pericolosità del rischio contagio. Si tratta, dunque, di cambiare ottica, ponendo al centro del post emergenza obiettivi di politica organizzativa e di sviluppo dei diritti di chi lavora in Sanità, in funzione dei quali vanno impostate dal basso le azioni da intraprendere. Se si fosse tutti più lungimiranti si imparerebbe la lezione dalla tragedia sanitaria che ha quasi travolto il nostro Paese, e in particolare alcune Regioni, questa è la riscoperta del ruolo da capofila che deve assumere lo Stato nella gestione della Sanità.

Il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro di Infermieri, Infermieri Pediatrici, OSS, Professioni Sanitarie, Ostetriche e altri operatori del SSN è sempre un grosso scalino da superare e spesso mette in contrasto le organizzazioni sindacali con i Governi del momento. Crede che dopo quanto accaduto, sta accadendo e accadrà con il Covid-19 cambierà l’atteggiamento della Politica nei confronti dei professionisti sanitari e socio-sanitari?

Il tema dei rinnovi contrattuali riapre ferite ancora aperte nel comparto sanità. Proprio grazie al sindacalismo politicizzato si sono persi pezzi importanti di conquiste, altresì sono stati compressi diritti, e con somma gioia dei padroni, aumentati i doveri sui luoghi di lavoro. L’ultimo rinnovo contrattuale del pubblico ha visto scomodarsi l’ex ministro Madia per la firma. Se si chiedesse ai Lavoratori di esprimere un giudizio sull’attuale regolamentazione del loro rapporto di lavoro nel pubblico impiego si avrebbe una risposta per molti versi negativa. Ma d’altronde si sa che una firma su un ccnl vale molto. In termini di potere sui posti di lavoro ma soprattutto in termini di condizionamento dei Lavoratori. Il capitolo poi della sanità privata, affidata a imprenditori che strizzano l’occhio alla politica consenziente e a sindacati supini, vede solo doveri e quei pochi diritti trasformati in favori da parte dell’azienda. Un esempio per tutti è il famigerato contratto Aiop RSA, i cui responsabili hanno concesso agli imprenditori una notevole forza nei confronti dei dipendenti, creando precedenti sindacali molto pericolosi. Noi crediamo che le debolezze venutesi a creare nei rapporti di forza tra datori di lavoro e dipendenti vadano trasformate, anche con l’intervento della politica. Ma di una politica che ritorni a schierarsi dalla parte dei più deboli e meno dalla parte di chi usa il mezzo salute per arricchirsi. I prossimi passi della lotta sindacale saranno decisivi per avere un contratto degno di questo nome. Bisognerà riportare al centro della discussione i temi che in questi anni sono stati dimenticati come l’aumento della paga base e l’eliminazione della dicitura inserita nei vari articoli contrattuali che vincola la maggior parte dei diritti dei Lavoratori alle esigenze organizzative o di servizio. Il primo è la vera catena al collo del personale del comparto, strozzato da stipendi indecorosi che costringono agli straordinari per raggiungere una paga dignitosa. La seconda è l’arma di ricatto delle direzioni per concedere o meno quanto conquistato con anni di lotte e scioperi.

Gli operatori colpiti da Covid-19 o quelli che ne saranno colpiti in futuro hanno subito seri danni dal punto di vista fisico, psichico ed emotivo. Già si parla di Sindrome da Stress Post Traumatico. Crede che le Aziende sanitarie si debbano già organizzare per venire incontro a questa problematica? E come?

Il sovraccarico psico-fisico da turni e stress legato alla situazione pandemica è tangibile per chi ogni giorno presta servizio negli ospedali italiani. Il Governo da questo punto di vista non ha salvaguardato il bene più prezioso che aveva contro il diffondersi del contagio da Covid-19. L’esercito di operatori sanitari è stato mandato al fronte senza i presidi adeguati, in pochi e stanchi dopo anni di blocco del turn over e di tagli. A questo si è sommato il blocco delle ferie e il disagio di tornare a casa dopo una giornata massacrante con il pensiero di contagiare i propri cari. La norma che ha escluso la quarantena precauzionale agli operatori sanitari ha ulteriormente aggravato il quadro psicopatologico di medici, infermieri, oss e restante personale sanitario. Per chi in questi mesi abbia sviluppato un disagio professionale è opportuno che l’azienda inizi da subito ad intervenire per ridurre i carichi di lavoro aumentando le dotazioni organiche. A nostro parere sarebbe cosa buona e giusta che il datore di lavoro metta a disposizione un supporto psicologico valido unitamente alla possibilità di concedere periodi di riposo a chi ne faccia richiesta. Il supporto deve essere trasversale alla funzione di garanzia della medicina del lavoro per mezzo della sorveglianza sanitaria. In questo caso il ruolo del medico competente è funzionale per intercettare i segnali dei sintomi post traumatici. Purtroppo in Italia questo ruolo è a libro paga dello stesso datore di lavoro che dovrebbe concedere le ferie.

Le ferie estive probabilmente salteranno per una mancata o impossibile programmazione da parte delle aziende sanitarie, mentre è sempre più difficile reperire operatori sanitari e socio sanitari liberi o disoccupati. Crede che salteranno o ci sono i margini per garantire il giusto riposo ai professionisti dopo mesi di guerra al Covid-19?

Allo stato attuale delle cose siamo più che altro preoccupati della dilazione del periodo di ferie fino ad ottobre. Dai territori ci giungono segnalazioni di piani ferie prolungati oltre quanto previsto dai ccnl per consentire le attività chirurgiche anche ad agosto, in nome del DRG a tutti i costi. A quelle poche realtà che hanno concordato con altri sindacati la sospensione delle ferie estive stiamo provvedendo ad inviare note con diffida. E’ indubbio che le ferie siano un sacrosanto diritto e non permetteremo che si soprassieda a ciò.

Ritornando al rinnovo contrattuale e al necessario aumento degli stipendi del Comparto Sanità, pensa che ci sia la possibilità di rendere gli operatori dei veri professionisti alla stregua dei medici, che non hanno in pratica il vincolo di esclusività?

Sappiamo bene che tra dirigenza medica e comparto esiste un divario normo-economico importante. Il vincolo di esclusività dei medici è il frutto di un rinnovo di contratto con l’intervento sindacale. Se ne parla da tanto tempo anche tra gli Infermieri per una doverosa dignità professionale legata alla necessità di tirare il fiato quando lo stipendio finisce alla terza settimana. Semplicemente però riteniamo inconcludenti le contrapposizioni e i paragoni tra due mondi che corrono paralleli su binari ma ognuno dei quali distinto per competenze e remunerazione. Un infermiere turnista nel pubblico arriva a malapena a 1500 euro al mese con le fatiche del caso. Nel privato meno e con meno tutele. Una vera vergogna. A nostro parere prima di iniziare a trattare il lato economico andrebbe modificato il lato di inquadramento giuridico del professionista, unificandolo sia nel privato che nel pubblico in relazione alle responsabilità professionali. Da ciò deriva che, finché non sarà definita una volta per tutte una Sanità pubblica senza il drenaggio del privato con regole uniche per tutti, continueranno ad esistere giungle contrattuali e retributive ad hoc. La soluzione potrebbe trovarsi dietro l’angolo iniziando ad avere un Contratto Unico, pubblico e privato, in cui diritti e salari diventino valevoli per l’Infermiere del Policlinico così come dell’Ospedale Classificato in mano ai privati. Questo inizialmente andrebbe a uniformare le condizioni lavorative e salariali di tutti professionisti sanitari, da Bolzano ad Agrigento, e toglierebbe discrezionalità alle singole realtà. Le valorizzazioni economiche poi sono un tema caldo, cavallo di battaglia di chi con 80 euro di aumento al mese si è lavato la coscienza e ha potuto rivendicare di fronte ai Lavoratori che “qualcosa avevano ottenuto”. Crediamo che bisogna battersi per altro, di meno effimero. Ad esempio per l’aumento della paga base in relazione all’orario di lavoro mensile che va diminuito a livello settimanale. Se l’operaio di Termini Imerese, con tutto il rispetto per i metalmeccanici, alla decima ora di turno sbaglia a posizionare il parafango può riparare il danno. Il professionista sanitario no. Rischia di arrecare danni con conseguenze letali al paziente, di cui ne risponde ai vari livelli di responsabilità.

Grazie segretario e buon lavoro.

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