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Coronavirus. Le false informazioni fanno più vittime della malattia. Nel 1630 come nel 2020.

Emergenza Coronavirus. Le false informazioni, le cosiddette Fake news, fanno più vittime della malattia. Nel 1630 come nel 2020. Attenti a non commettere gli stessi errori di 3 secoli addietro.

I tempi sono assai mutati e qualche secolo è passato da quel 7 novembre 1628, quando “Per una di queste stradicciole, tornava bel bello dalla passeggiata verso casa, sul far della sera, Don Abbondio, curato di uno di quei paesini aggrappati sulle falde dei monti che circondano il lago di Como”.

Questo è l’incipit del capolavoro di Alessandro Manzoni “I Promessi Sposi”. In quest’epoca stiamo vivendo con apprensione la pandemia del Coronavirus, che si sta propagando in tutto il Mondo. L’epidemia in uno Stato è come un terremoto, uno tzunami, contro cui l’essere umano non può nulla. Anche in questo periodo storico l’uomo è impotente ma con la scienza riesce a capire il fenomeno e contrastarlo, sperando di poterlo debellare in un prossimo futuro.

Il nuovo coronavirus (nCov) è un ceppo nuovo che non è stato identificato in precedenza negli esseri umani. Nel Dicembre 2019, sono stati notificati alla sede dell’OMS in Cina alcuni casi di polmonite di origine sconosciuta nella città di Wuhan, nella provincia dell’Hubei. Il 7 Gennaio le autorità cinesi hanno isolato ed identificato come causa della malattia un nuovo coronavirus (SARS2-nCoV). La malattia è stata chiamata COVID-19. L’11 Marzo 2020 l’OMS ha dichiarato il nuovo coronavirus pandemico.I coronavirus (CoV) sono un’ampia famiglia di virus respiratori che possono causare malattie da lievi a moderate, dal comune raffreddore a sindromi respiratorie come la sindrome respiratoria mediorientale (MERS, Middle East respiratory syndrome) e la sindrome respiratoria acuta grave (SARS). Sono spesso zoonotici ( trasmessi dall’animale all’uomo per contatto diretto).I coronavirus sono stati identificati a metà degli anni ’60 e ad oggi sette ceppi sembrano essere in grado di infettare l’uomo.

Da dove deriva il nome “Coronavirus”.

Le particelle virali hanno una forma sferoidale , presentano un envelope lipidico in cui sono ancorate le glicoproteine di superficie del virus che conferiscono alla particella virale una caratteristica forma a corona, da cui il nome coronavirus. il genoma è costituito da RNA a singola catena a polarità positiva.

Modalità di trasmissione, periodo di incubazione e sintomi.

Il Periodo di incubazione secondo le attuali stime va da 1 a 12,5 giorni. Le stime saranno più precise con l’aumentare dei dati a disposizione. L’OMS e ECDC riportano che la trasmissione sembra iniziare a partire dalle 24-48 ore precedenti alla comparsa della sintomi. Al momento attuale le evidenze scientifiche non sono sufficienti per stimare la quota degli asintomatici e il loro ruolo nella trasmissione. Modalità di trasmissione: goccioline (droplets)diffuse dai soggetti infetti, contatto con secrezioni respiratorie di pazienti infetti, oppure con superfici ed attrezzature contaminate .L’infezione generalmente inizia con febbre e tosse secca.

I sintomi e la loro intensità sono estremamente variabili. In Cina l’80% dei casi ha presentato una sintomatologia lieve.

Sintomi principali:

  1. Febbre;
  2. Tosse;
  3. Difficoltà respiratoria;
  4. Secrezione Nasale;
  5. Polmonite.

Altri sintomi:

  1. Debolezza;
  2. Malessere;
  3. Nausea/Vomito;
  4. Diarrea;
  5. Mal di testa.

Nelle ultime settimane, il COVID-19 ha stravolto le nostre abitudini, ha drasticamente modificato le nostre priorità e anche la nostra percezione della realtà. Il Mondo, visto dalla finestra di casa e dal monitor del PC, ha un aspetto diverso. Questa vicenda segnerà una generazione in modo irreversibile, come è accaduto per i nostri nonni con la guerra. C’è però un aspetto che distingue la situazione che viviamo attualmente dalle poche situazioni paragonabili verificatesi negli scorsi decenni: alla pandemia, oggi, si associa quella che viene definita un’infodemia, cioè la diffusione di una quantità di informazioni enorme, provenienti da fonti diverse e dal fondamento spesso non verificabile. Il ‘contagio informativo’ ha l’effetto di rendere assai più complessa la gestione dell’emergenza, in quanto pregiudica la possibilità di trasmettere istruzioni chiare e univoche e di ottenere, quindi, comportamenti omogenei da parte della popolazione.

È giunta l’ora di sfatare alcuni falsi miti:

  • Bere acqua o bevande calde uccide il virus? Falso.

Il virus è in grado di resistere e replicarsi alla temperatura corporea che è di circa 37°.

  • Bere tanta acqua lava il virus dalla vie aeree e lo spinge nello stomaco dove viene distrutto dall’acido. Falso.

L’acqua non lava via il virus e non serve per prevenire il contagio.

  • Il risciacquo regolare del naso con soluzione salina può aiutare a prevenire l’infezione da nuovo coronavirus. Falso.

Non ci sono prove che il risciacquo regolare del naso con soluzione salina protegga le persone dalle infezioni da nuovo coronavirus.

  • Gli animali domestici possono trasmettere il virus. Falso.

Non esiste alcuna evidenza scientifica che gli animali domestici, quali cani e gatti, possano contrarre il nuovo coronavirus e trasmetterlo all’uomo. Come regola generale di igiene si consiglia però di lavarsi bene le mani con il sapone dopo il contatto con gli animali, comune prassi per proteggersi da altri microrganismi che possono invece essere trasmessi dagli animali all’uomo.

  • Pane fresco o verdure crude possono essere contaminate dal nuovo coronavirus e trasmettere sicuramente l’infezione a chi li mangia. Falso.

Attualmente non vi sono informazioni sulla sopravvivenza del nuovo coronavirus sulla superficie degli alimenti, ma la possibilità di trasmissione del virus attraverso il pane fresco, o altri tipi di alimenti è poco probabile, visto che la modalità di trasmissione è principalmente attraverso le goccioline che contengono secrezioni respiratorie (droplets) o per contatto. Chiaramente chi manipola il pane, e gli alimenti in generale, deve rispettare le regole igienico sanitarie: lavarsi le mani accuratamente con acqua e sapone per almeno 40-60 secondi prima di toccare gli alimenti, usare un fazzoletto usa e getta per coprire bocca e naso in caso di tosse e starnuti e lavarsi le mani subito dopo.

  • Il virus è sensibile all’alcol, quindi se bevo alcolici non mi ammalo di Covid-19. Falso.

Il consumo frequente di alcol o superalcolici non protegge dall’infezione da nuovo coronavirus. Gli alcolici sono nocivi per la salute e generano dipendenza. Il loro consumo non solo non protegge dal virus ma espone al rischio di sviluppare malattie serie, tra cui tumori. Per prevenire il contagio bisogna restare a casa, rispettare le misure di distanziamento sociale (almeno 1 metro di distanza dalle altre persone) e lavarsi frequentemente le mani con acqua e sapone o soluzione a base di alcol per almeno 40- 60 secondi.

La velocità con cui le notizie vengono diffuse in rete, obbligano il cittadino a controllare sempre che non si tratti di una fake news. Anche Manzoni nei Promessi Sposi descrive benissimo la diffusione di notizie false. Emblematici sono gli untori che spargono la peste, e Don Ferrante, convinto di morire non per un contagio, ma per una malevole congiuntura astrale. Nella società moderna invece le fake news sono diventate uno strumento di controllo di massa. Oggi la rete è un calderone di notizie che fagocitano tutto e anche la scienza diventa strumento di notizie false per la distrazione di massa. Siamo nell’epoca delle piattaforme e per evitare di imbattersi in notizie false e pericolose per la salute si raccomanda di fare sempre riferimento a fonti istituzionali ufficiali e certificate (es: sito del MINISTERO DELLA SALUTE, DELLA PROTEZIONE CIVILE E DELL’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA’).

Questa grande pandemia ci insegna che nessuno deve essere lasciato solo: famiglie, persone fragili, le nostre solitudini e i nostri cari.

Tutti abbiamo il compito di imparare da questo che sta accadendo: pensiamo a tutti i medici e agli operatori sanitari, in primis “agli infermieri, colonna portante del nostro Sistema Sanitario Nazionale, che in questo momento stanno combattendo la grande sfida della salute, non solo nella nostra città, ma nell ‘intero Stato Italiano”.

Dall’ inizio dell’epidemia sono 36 gli infermieri deceduti per Covid-19 e oltre 8.800 i contagiati, ben 1.500 in più rispetto a sabato scorso.

I dati sono stati resi noti dalla Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche (Fnopi), che sottolinea come nel giro di 48 ore il numero di positivi tra gli infermieri sia pari a un terzo dei contagiati totali nello stesso periodo di tempo. Tutti i colleghi ed il personale sanitario impegnati sul fronte non hanno bisogno di riconoscimenti, oggi, ma di fiducia, di appoggio morale e materiale. Facciamo sentire loro la nostra vicinanza, non allontaniamoli mitizzandoli.

Sono la parte buona della nostra società, quella di cui essere orgogliosi, senza retorici appelli alla patria o al grande Paese.

Persone che mettono le loro competenze e capacità al servizio di tutti e lo fanno con un impegno superiore, oggi, perché questo serve.

#andràtuttobene

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Dott.ssa Maria Cristina Piegarihttp://www.assocarenews.it
Maria Cristina Piegari è una Infermiera Magistrale con la passione per la scrittura e la ricerca.
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