Controllo Case di Riposo Rimini: dopo violenze Ausl Romagna corre ai ripari

Controllo Case di Riposo Rimini: dopo violenze Ausl Romagna corre ai ripari.
Controllo Case di Riposo Rimini: dopo violenze Ausl Romagna corre ai ripari.

Ecco come vengono eseguiti i controlli periodici

In merito al tema dei controlli all’interno delle strutture per anziani, la Direzione Aziendale rimarca quanto segue. Nel territorio provinciale di Rimini insistono 33 case famiglia con non più di 6 posti letto, che non richiedono autorizzazione al funzionamento ma hanno il solo obbligo di Dichiarazione di Inizio Attività (Dia) da indirizzare al Comune. A queste strutture si aggiungono ulteriori 19 strutture accreditate per oltre 900 posti letto e 26 non accreditate, per oltre 800 posti letto.

L’Azienda ha una procedura aziendale, per la “Gestione dell’attività di verifica e monitoraggio e controllo delle Case di Riposo per Anziani e dei Centri Diurni accreditati” che prevede almeno tre controlli annui su ogni struttura.

Come da normativa regionale, tutte le strutture per anziani, sia le case famiglia, sia le strutture di maggiori dimensioni, accreditate e non accreditate, vengono sottoposte ad appositi controlli, condotti congiuntamente da personale clinico assistenziale e da personale del Dipartimento di Sanità Pubblica, senza preavviso e anche in orari non convenzionali, in ordine al benessere dei pazienti e alle condizioni igienico sanitarie delle strutture stesse.

In aggiunta a ciò, il 12 giugno scorso, la Direzione Generale dell’Ausl Romagna, dopo positivo confronto all’interno della Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria, proprio per mantenere un’attenzione più alta possibile su questo delicato tema ha varato un piano straordinario di ulteriori controlli, da svolgersi tutti in orari non convenzionali, in collaborazione con gli Enti Locali e con prestazioni aggiuntive del personale aziendale.

La Regione peraltro, nel corso del 2018, ha condiviso con Aziende sanitarie e Comuni Linee guida, frutto di un accordo con associazioni di pazienti e famigliari, miranti ad un percorso di omogeneizzazione dei regolamenti relativi all’iter autorizzativo per le case famiglia, in particolare sui requisiti strutturali e organizzativi (confort, attività ricreative, servizi aggiuntivi…), al numero e alla qualifica del personale; linee guida che contemplano anche la possibilità di creare albi delle “Case Famiglia di Qualità” cui possono iscriversi solo quelle che garantiscano elementi ulteriormente migliorativi per la qualità di vita degli utenti.

Per quanto concerne il caso specifico di “Villa Franca”, l’Azienda ha fattivamente collaborato con le forze dell’ordine e la Magistratura fin dall’inizio delle indagini, così come peraltro ha fatto e farà, in tutte le analoghe circostanze. Rispetto alla struttura specifica si può aggiungere che il 6 luglio scorso la stessa è stata sottoposta a controllo da parte della Commissione aziendale, e che anche nel 2017 avevano avuto luogo controlli, da parte di altro soggetto istituzionale; in entrambi i casi non erano stati rilevati elementi di rilievo.

L’Azienda, che ha operato anche per la ricollocazione dei pazienti, continua a svolgere la propria attività ponendo un’attenzione sempre crescente ad un fenomeno – quello delle Case famiglia fino a 6 posti letto – che purtroppo risulta nei fatti difficile da monitorare con l’efficacia auspicata da Istituzioni, famigliari, ed opinione pubblica.

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