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Lo scritto di Andrea Melis fa riflettere e tanto sull’emergenza sanitaria legata al Coronavirus. Nelle sue parole il pathos di Medici, Infermieri e OSS che tutti i giorni sono costretti a fronteggiare un male invisibile, ma anche di chi, da laico, del COVID-19 sa poco e nulla e si difende come può.

Lavatevi le mani ma andate scalzi e baciate la terra ferita. Starnutite pure nel gomito, ma leccate le lacrime di chi piange. Non viaggiate a vanvera ora è tempo di stare fermi nel mondo per muoversi in noi stessi dentro gli spazi sottili del sacro e l’umano.

Indossate pure le mascherine, ma fatene la cattedrale del vostro respiro, del respiro del cosmo. Ascoltate pure il telegiornale che finalmente parla di noi e del più grande miracolo mai capitato: siamo vivi e non ci rallegra morire.

Per ogni nuovo contagio accarezza un cane pianta un fiore raccogli una cicca da terra, chiama un amico che ti manca narra una fiaba a un bambino.

Ora che tutti contano i morti tu conta i vivi, e vivi per contare, concedi solo l’ultimo istante alla morte ma fino ad allora vivi all’infinito, consacrati all’eterno.

Andrea Melis – Parolaio e scrittore