Arresti ENPAPI: Federazione Infermieri e Cassa fiduciosi nella magistratura.
Arresti ENPAPI: Federazione Infermieri e Cassa fiduciosi nella magistratura.
Pubblicità

Un Infermiere ha deciso di lasciare la Pubblica Assistenza per cui lavorava in nero e guadagnava fino a 2000 euro mensili netti: “non ci sono tutele per i professionisti e per i Pazienti”. E’ un mondo sommerso che fa orrore.

Nella ridente Emilia Romagna accade anche che un Infermiere sia costretto a rinunciare a 2000 euro mensili perché nessuno lo tutela e perché nessuno tutela i suoi Assistiti. Marco (nome dittico), ha 29 anni ed è in graduatoria nel Concorso Infermieri dell’AUSL Romagna. Ha abbandonato la Pubblica Assistenza per cui operava in nero e ora spera in un lavoro più dignitoso e sicuro.

Da 4 anni lavorava per una delle tante “croci” dell’assistenza privata, ma lo faceva senza essere stato mai assunto. In realtà risultava come volontario, ma percepiva 50-70 euro al giorno di “rimborsi”. Il suo ex-datore operare in un ambito geografico specifico ed ha una convenzione con il Servizio 118. Si occupa di trasporti, ma anche di emergenza-urgenza.

Con questa Pubblica Assistenza ha imparato a fare tutto, ma non basta, ora vuole andare oltre e soprattutto vuole lavorare più tranquillo.

“Guadagnavo a cottimo fino a 2000 euro al mese, ma finora non ho messo da parte alcun contributo pensionistico perché tutto mi veniva versato in contanti e soprattutto in nero – spiega Marco – non avevamo assicurazione, per cui in caso di danno anche involontario al Paziente durante il soccorso o il trasporto non si capiva chi doveva risarcirlo. Tante volte l’ho scampata, la paura era sempre tanta. La struttura d’assistenza non ci faceva mancare mai nulla, ma non poteva assumerci. E questo nonostante un accordo scritto con l’Azienda sanitaria dell’area in ci opera. Visto che ho deciso di fare l’Infermiere perché ero e sono convinto di aiutare chi sta male, ad un certo punto non me la sono sentita più di continuare, perché non riuscivo a stare bene con me stesso”.

Ciò significa che dietro alle pubbliche assistenze in realtà c’è un incredibile sommerso?

E si. Credo proprio di si. E tutti lo sanno, anche le aziende sanitarie pubbliche. Però fanno finta di nulla, perché costa meno una onlus con 10 collaboratori, che un servizio organizzato con 10 dipendenti.

Perché sei andato via?

Avevo paura. Ripeto nessuno mi tutelava e soprattutto nessuno tutelava gli Assistiti.

Ora cosa sogni di fare?

Per un po’ cercherò lavoro, poi spero in una celere assunzione da parte dell’AUSL Romagna. Sono in graduatoria anche in altre regioni, avendo vinto più concorsi. In qualche modo supererò questo momento di stop auto-inflitto in attesa di tempi migliori. L’unico rammarico è che non posso godere della disoccupazione, proverò con il reddito di cittadinanza.

Non hai mai chiesto di essere assunto dalla Pubblica Assistenza?

Si che l’ho chiesto, la risposta è stata sempre negativa. Poi ad un certo punto ho smesso.

Se avete storie simili da raccontarci scrivete pure a [email protected].