Infermieri e medici presto sostituiti da Intelligenza Artificiale!

Intelligenza Artificiale: presto in corsia?
Intelligenza Artificiale: presto in corsia?

Lo scenario di riferimento sta cambiando. La mente umana è limitata e per questo è necessario avere una tecnologia che superi questo gap. Medici ed infermieri sostituiti con l’intelligenza artificiale… almeno su alcuni compiti!

Questo è lo scenario tristemente auspicato da uno dei maggiori ospedali londinesi, l’University College London Hospitals (Uclh), che ha divulgato l’idea di voler utilizzare l’intelligenza artificiale per svolgere compiti tradizionalmente eseguiti dagli operatori sanitari: dalla diagnosi dei tumori alle scansioni di tomografia computerizzata (Tc) fino alla gestione del flusso dei pazienti in Pronto Soccorso.

Secondo il The Guardian il primo progetto si incentrerà sul miglioramento dei tempi di attesa degli utenti all’interno del Pronto Soccorso del nosocomio.

“Le nostre prestazioni quest’anno non hanno rispettato le quattro ore di attesa prefissate” ha sentenziato Marcel Levi, amministratore delegato dell’Uclh “Il che significa che la gestione del flusso dei pazienti dentro e fuori l’ospedale non avviene nel modo corretto. Le macchine non sostituiranno mai i medici. Ma l’utilizzo di dati, competenze e tecnologia può cambiare radicalmente il modo in cui gestiamo i nostri servizi, in meglio”.

Un altro progetto, già in cantiere, ha lo scopo invece di identificare i pazienti che probabilmente non si presenteranno agli appuntamenti fissati. Un noto neurologo, Parashkev Nachev, ha utilizzato dei dati, inclusi fattori come età, indirizzo e condizioni meteorologiche, per prevedere con una precisione dell’85% se un paziente si presenterà per le visite ambulatoriali o per un eventuale risonanza magnetica.

In ogni caso il personale ospedaliero può stare tranquillo perché, se tutto andasse per il verso giusto, questo non significherebbe fare a meno di loro né rendere il lavoro subordinato alle macchine. L’idea semmai è di liberarli dalle incombenze e concedere loro più tempo da dedicare ai degenti.

“Vogliamo delegare le mansioni più banali” ha dichiarato Chris Holmes, direttore per la salute presso l’Istituto Alan Turing “Puramente guidate da dati e informazioni. E lasciare al personale più tempo per gestire gli aspetti per cui il lato umano è fondamentale”.

Il problema della privacy (tuttavia) potrebbe rappresentare un limite. Ma anche su questo la struttura non ha dubbi.

“L’Uclh mira a eludere le incertezze sulla privacy che hanno oscurato precedenti collaborazioni. Tra cui quella del Royal Free Hospital di Londra e di Google DeepMind, in cui l’ospedale ha condiviso in modo inavvertito le cartelle cliniche di 1,6 milioni di pazienti identificabili” si legge sul The Guardian “Secondo la nuova partnership, gli algoritmi si troveranno sui server dell’ospedale per evitare tali violazioni e le società private non saranno coinvolte” secondo quanto riferito da Holmes “Siamo consapevoli della sensibilità dei pazienti a riguardo della governance dei dati e qualsiasi algoritmo sviluppato qui resterà all’interno dell’ospedale”

Demandare i poteri decisionali agli algoritmi potrebbe rendere (però) gli ospedali più vulnerabili agli attacchi informatici. Lo scorso anno ad esempio, i sistemi informatici ospedalieri furono bloccati da un attacco ransomware globale.

Assalto che ha comportato la cancellazione delle operazioni, la deviazione delle ambulanze e la mancata disponibilità di cartelle cliniche dei pazienti.

Chi vivrà vedrà.

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