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La lettera di un collega Infermiere di Sala Operatoria riapre la discussione su questo ambito assistenziale: “noi bistrattati da tutti e senza riconoscimento professionali, sociali ed economici”.

Egr. Direttore,

sono un infermiere che opera nel settore della sanità da quasi 25 anni di cui 18 in sala operatoria. Se penso alla mia storia vedo riflessa quella di molti altri colleghi, che nonostante l’impegno, profuso quotidianamente, non trovano un riconoscimento sociale ed economico commisurato al proprio ruolo.

In questi ultimi anni la nostra professione ha fatto enormi balzi in avanti, sia dal punto di vista della formazione, che dal punto di vista legislativo, tutto questo ha comportato un​ rimodellamento sostanziale della figura dell’infermiere. Tra le conquiste più recenti va ricordato il passaggio del collegio a ordine professionale.

Ciononostante, si assiste, purtroppo ad una emancipazione non completamente attuata, ovvero realizzata a metà, di questo, certamente, siamo noi stessi la prima causa; la mancanza di intenti unitari, eccesso di individualismo e insufficiente azione​ dei sindacati ha prodotto uno scarso interesse nei confronti dei basilari diritti della professione. Chi come il sottoscritto è monoreddito con famiglia a carico, non può non avvertire il senso di affanno in termini di economia familiari, ed un senso di profonda insoddisfazione, considerano i doppi turni, il sovraccarico lavorativo, la costante demansionalizzazione, cui siamo sottoposti da anni. A ciò si aggiunga un aumento crescente delle competenze che ci affinano in termini di responsabilità sempre più ai medici e specialisti. Ma per ciò che concerne la retribuzione si è considerati poco più che ausiliari. Penso che sia arrivato il momento di una presa di coscienza, rispetto e noi stessi ed alla nostra professione.

C’è la necessità di un risveglio da parte di tutti noi e soprattutto da parte dei sindacati ai quali affidiamo i nostri diritti e non ultimo l’OPI , che forte del proprio ruolo dovrebbe essere portavoce e​ reale sostenitore di una effettiva emancipazione dell’infermiere.

Alberto Boggia, Infermiere