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Intervista a Silvia Fortunato, curatrice e autrice del volume Racconti di cura che curano: “l’Infermiere deve rimanere la figura centrale nella gestione delle cronicità”.

Continuano le interviste di AssoCareNews.it ai personaggi affermati od emergenti dell’Infermieristica italiana. Questa volta facciamo quattro chiacchiere con una vecchia amica della nostra testata, Silvia Fortunato, curatrice e autrice del volume “Racconti di cura che curano“. Vediamo come ha risposto alle nostre 6 domande.

Silvia Fortunato, Infermiera: “vi racconto i Racconti di cura che curano”.

Come vedi l’infermiere tra 10 anni?

Prima di pensare al ruolo dell’infermiere tra 10 anni credo sia necessario pensare alle possibilità di sviluppo della professione già da oggi, anzi da ieri a partire dalla centralità dell’infermiere nel contesto della cronicità, all’interno delle cure primarie, nella medicina di prossimità e nelle Case della Salute dove le competenze professionali possono essere valorizzate sin da subito a tutto vantaggio dei cittadini.​

Parimenti credo si possa dire rispetto alla centralità della professione infermieristica nell’organizzazione delle strutture per anziani.​

Abbiamo visto infatti come nella gestione del Covid la sua figura si sia dimostrata necessaria e indispensabile nella lotta alla diffusione del virus, statisticamente si può infatti osservare, almeno nella nostra Regione, come nelle strutture con maggiore presenza e autonomia del personale infermieristico si siano contenute le situazioni di criticità.

Poi ritengo che oggi ciò che per qualcuno può essere considerata una provocazione per me è semplicemente una opportunità per qualificare maggiormente le nostre strutture sanitarie: non si capisce perché un Direttore Generale nomini, nel contesto della direzione strategica di una Azienda USL piuttosto che di una Azienda Ospedaliera un Direttore Sanitario e un Direttore Amministrativo e non si sia ancora pensato, alla stessa stregua, alla nomina di un Direttore delle professioni sanitarie dove l’infermiere assieme ad altre professioni riveste un ruolo di primaria importanza nel management sanitario.​

Stessa considerazione si può fare anche a livello regionale nell’organizzazione dell’Assessorato alla Salute conferendo, non certo regalando, uno spazio di governo, per me doveroso, anche alle professioni sanitarie.

Immagino adesso e non fra 10 anni che in questi contesti si possa iniziare valorizzare l’impiego della nostra professione perché i tempi e le esperienze degli ultimi mesi hanno messo in risalto le grandi opportunità che possono derivare da assetti organizzativi innovativi e la normativa di riferimento, la dove non dovesse oggi aiutare a costruire l’immediato futuro può essere modificata orientandola agli attuali bisogni, a partire dalla legge Regionale 29 che risalente al 2004 mi sento di dire può e deve essere aggiornata.​

Poi fra 10 anni sicuramente vedo l’infermiere pienamente inserito in ogni contesto di cura e di prevenzione della salute non solo ospedaliero ma territoriale per rispondere ai nuovi bisogni della salute che già oggi possono essere focalizzati con una programmazione lungimirante. Quindi nelle case della salute nelle scuole reintroducendo in modo strutturato l’educazione sanitaria, attraverso l’implementazione dell’infermiere di famiglia o di comunità e nella gestione di ambulatori infermieristici territoriali.

Ma prima di pensare al futuro è il momento di agire nel presente.

L’infermiere di domani passa inevitabilmente dall’infermieristica di oggi. Quali pensi siano i punti essenziali da affrontare?

Il passaggio inevitabile da affrontare è lo scoglio accademico, la formazione 3+2 si dimostra non essere vincente piuttosto farei un ciclo di 5 anni con gli ultimi di di specializzazione. Aggiungo che a tale cambio di percorso accademico vada pensato, parallelamente, un cambio contrattuale radicale. Se vogliamo che un giovane scelga di fare l’infermiere si deve anche attrarre con prospettive di lavoro, di carriera e di stipendio adeguato agli anni di studio universitari.

A tuo avviso come si potrebbe migliorare il rapporto tra immagine infermieristica e cittadinanza?

Per rafforzare l’immagine degli infermieri tra i cittadini andrebbero promosse attività di educazione sanitaria rivolta alla popolazione divise per fasce di età, dai bambini fino agli anziani​

Infermieri protagonisti in corsia ma non soltanto: quale sarà il ruolo delle società scientifiche nello sviluppo dell’infermieristica?

Per sviluppare la professione a livello scientifico vanno potenziate le ​ ricerche e istituiti dei veri e propri dipartimenti di ricerca infermieristica dove studenti e infermieri ricercatori possano fare crescere questa peculiarità fortemente decrementata​

La formazione infermieristica soffre di mancanza di risorse. Quanto reputi che questo influisca sulla professione e sui professionisti?
La formazione è tutto per la professione ma ad oggi si è investito poco. Personalmente vorrei vedere la nostra facoltà essere indipendente dalla facoltà di medicina e chirurgia​

Come pensi la funzione dell’Ordine professionale?

Nuclearizzare la professione sarebbe la formula vincente. Mi spiego per evitare che si possano considerare periferiche le attività fuori dall’ospedale bisogna investire sui nuovi ruoli dell’Infermiere fuori dall’ospedale come per esempio nelle scuole, nei quartieri e nello sport.

Grazie Silvia e buon lavoro.

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