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Intervista a Silvia Fortunato, Infermiera, co-autrice e curatrice dell’e-book “Racconti di cura che curano”. L’antologia che mette al centro decine di esperienze assistenziali nell’era del Covid-19.

Qualche settimana fa abbiamo presentato l’e-book “Racconti di cura che curano” realizzato da alcuni Infermieri italiani impegnati direttamente o indirettamente nella guerra al Coronavirus. Oggi intervistiamo Silvia Fortunato, Infermiera, co-autrice e curatrice dell’opera. A lei abbiamo posto 5 domande sul volume e sul futuro della categoria, vediamo cosa ha risposto.

I Racconti di Cura che Curano sono una tua idea. Hai saputo coinvolgere nella tua iniziativa decine di autori. E’ stato difficile individuarli?

Si ho avuto questa idea perché credo nella forza di un team provenendo come formazione professionale dalla sala operatoria come infermiera. Non è stato difficile individuare i colleghi quanto selezionare i testi. Dovevo pensare a qualcosa che non fosse banale e che facesse capire le tante sfaccettature della professione e restituire al lettore diversi setting di cura.

Qual è l’obiettivo primario di questa antologia?

L’obiettivo è duplice; contribuire ad un fondo di solidarietà attraverso il ricavato della vendita dell’ebook e per questo ho deciso di aderire al progetto che stava mettendo in atto la nostra federazione #noicongliinfermieri.
Il secondo obiettivo, non meno importante, è quello di far conoscere alla popolazione, attraverso i nostri pensieri, la nostra professione che è stata per tanti decenni ingiustamente denigrata.

Credi che con la cultura e con il fare sistema tra gli Infermieri e i Professionisti Sanitari si possa cambiare e in meglio il futuro di tutti noi?

Sono fermamente convinta che la professione e tutte le altre professioni sanitarie possono crescere solo se sono unite negli intenti e negli obiettivi perché da soli non si va da nessuna parte.

Nell’antologia raccontate i sacrifici di tanti colleghi che si sono battuti contro il Coronavirus e non solo. E’ stata ed è una guerra senza armi e senza scudi. La Politica a tuo avviso capirà qualcosa sa questa esperienza?

La politica dovrebbe imparare che aver scelto di fare per decine di anni tagli alla sanità sia stata una scelta fallimentare oltre che anticostituzionale poiché il diritto alla salute è sancito all’interno della nostra bellissima costituzione e aver tagliato sul personale sanitario ha acuito la situazione già precaria di molti ospedali. Quindi si, spero che da domani la politica non trascuri le riorganizzazioni del nostro Servizio Sanitario Nazionale.

Secondo te cosa manca oggi alla Professione Infermieristica in Itala per diventare una vera comunità?

Credo che alla professione manchi la vera consapevolezza. Molti preferiscono la disgregazione alla condivisione, al fare gruppo. Se lavorassimo molto su noi stessi e sul nostro essere professionisti prima che singoli individui, forse potremmo raggiungere traguardi fatti di valorizzazioni e riconoscimenti che inseguiamo da anni.
I personalismi non portano una comunità a crescere, forse il singolo otterrà dei riconoscimenti ma l’intera comunità professionale non potrà beneficiarne. Il progetto è volutamente corale e sta testimoniando proprio questo; quando tu hai una idea e la metti al servizio di tanti la comunità può solo che arricchirsi e arricchendosi cresce culturalmente. Grazie per l’attenzione.

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