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Come sarà il futuro lavorativo e professionale per Infermieri, Infermieri Pediatrici, Ostetriche/i, OSS e Professioni Sanitarie e altre figure del SSN dopo il Covid? Ce lo spiega Giuliano (segretario generale UGL Sanità).

Dopo aver dato spazio ai segretari generali e dirigenti di FP CISL (Maurizio Petriccioli), Uil Fpl (Michelangelo Librandi), FSI-USAE (Adamo Bonazzi), Nursing Up (Antonio De Palma), SHC OSS (Antonio Squarcella), FP CGIL (Serena Sorrentino) ora diamo la parola a Gianluca Giuliano, segretario generale dell’UGL Sanità. Vediamo come e cosa ha risposto alle nostre domande.

L’emergenza Coronavirus ha fatto emergere nella maniera più cruda possibile tutte le criticità dei nostri sistemi sanitari Nazionale e Regionali. Cosa a vostro avviso non ha funzionato?

Abbiamo purtroppo toccato con mano l’assenza di un piano pandemico adeguato che potesse mettere al riparo il paese e i suoi cittadini da un evento imprevisto e grave come l’emergenza causata dal Covid-19. Le istituzioni non sono state in grado di garantire l’applicazione dei protocolli di sicurezza e fin dall’inizio l’assenza, il numero limitato o l’inadeguatezza dei DPI ha esposto gli operatori della sanità a un alto rischio nello svolgimento della propria professione. Il numero crescente dei contagi e quello doloroso dei deceduti testimoniano tutto questo.

A vostro avviso i riflettori sull’enorme sforzo che sta compiendo il personale sanitario influenzeranno la politica nelle contrattazioni dei CCNL Sanità privata (già in atto) e Sanità Pubblica (a detta di molti già all’orizzonte)? E in che modo?

Purtroppo nonostante le tante parole di elogio spese in termini pratici i provvedimenti emanati dimostrano come non ci sia stato un adeguato riconoscimento della professionalità e dei rischi corsi da parte dei lavoratori della sanità. Auspichiamo però che nei prossimi contratti ci sia un’inversione di tendenza rispetto al quadro attuale e che si possano innalzare gli stipendi assoluti adeguandoli alla media degli stessi professionisti europei. E’ importante anche che gli operatori della sanità privata e della Rsa abbiano il dovuto riconoscimento che attendono da anni e non debbano sentirsi, come abbiamo più volte ripetuto, figli di un dio minore.

Come UGL Sanità avete creato un efficiente servizio di accoglienza e supporto psicologico rispetto ai lavoratori impegnati nella lotta al Covid-19. Pensa che i Ministeri dovrebbero iniziare già adesso a strutturare soluzioni ai disturbi post traumatici che si manifesteranno sul lungo periodo?

I lavoratori sono sempre al centro della nostra attenzione e in questo momento particolarmente critico abbiamo garantito il massimo supporto a chiunque ne avesse bisogno. Questa fase sta mettendo tante persone sotto pressione ma dobbiamo preoccuparci anche di quello che ci aspetterà. Sarà utile il supporto psicologico di professionisti e bisognerà sensibilizzare le istituzioni a creare figure di supporto che consentano a tutti i lavoratori di superare eventuali difficoltà. Tra gli operatori della sanità deceduti durante questa fase di emergenza abbiamo dolorosamente riscontro di casi di suicidio. La pressione a cui sono stati sottoposti si è rivelata in alcuni casi insostenibile e questo non deve più accadere.

Il “sistema privato” ha toccato il fondo e in molte realtà locali vi sono stati commissariamenti di vario genere: pensa sarà necessaria una riforma del settore e del sistema di accreditamento?

Nel meccanismo durante l’emergenza qualcosa non ha funzionato, soprattutto nelle Rsa dove sono presenti pazienti più fragili. Eventuali responsabilità dovranno essere evidenziate da chi ne ha le competenze. Il privato accreditato non deve e non può sostituire il pubblico ma può affiancarlo per ampliare l’offerta della prestazione di cui devono usufruire i cittadini. Sicuramente ciò che deve funzionare meglio su scala nazionale è il sistema dei controlli e delle verifiche per il mantenimento dei requisiti per l’accreditamento.

Come giudica il Decreto Rilancio. Rilancerà veramente l’occupazione in Italia?

Dalla pubblicazione del Decreto Rilancio in Gazzetta Ufficiale emerge ancora una volta l’assenza di una strategia atta a garantire occupazione stabile a tutto il personale del Servizio Sanitario Nazionale. Anni di tagli, di blocco del turn-over e di outsourcing hanno indebolito il sistema. Lo scoppio della pandemia ha portato a galla la situazione drammatica che noi denunciamo da tempo. Servono quindi delle politiche​ assunzionali​ basate sullo scorrimento delle graduatorie in essere che forniscano adeguate garanzie agli operatori in entrata nel circuito lavorativo della sanità. I provvedimenti emanati invece andranno in direzione opposta. Nel Decreto Rilancio si va a implementare, giustamente, l’assistenza territoriale, attraverso la creazione della figura dell’infermiere di famiglia o di comunità, per attuare una precoce diagnosi che servirà ad alzare il livello di prevenzione e si attua un riordino della rete ospedaliera in emergenza. Purtroppo tutto questo facendo ricorso ancora una volta a personale precario con forme di lavoro autonomo o di collaborazione coordinata e continuativa dal 15 maggio al 31 dicembre 2020. La percentuale diventerebbe così di 8 lavoratori non stabilizzati per ogni 50.000 abitanti. Quindi circa 9.600 nuovi precari immessi nel nostro sistema sanitario nazionale. Tra le righe si trova solo una possibilità di assunzioni a tempo indeterminato ma a partire dal​ 1 gennaio​ 2021 su cui evidenziamo non esserci nessun diritto di stabilizzazione per i neoassunti annunciati in pompa magna dalle istituzioni.

Grazie segretario e buon lavoro.

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