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Infermieri, Infermieri Pediatrici, Ostetriche/i, OSS, Professioni Sanitarie, Autisti Soccorritori e altri operatori del SSN umiliati dal Covid e dalla Politica. Parla Palmarini (Uil Fpl) nel 50° anniversario dello Statuto dei Lavoratori.

Oggi ricorrono i 50 anni dall’approvazione dello Statuto dei Lavoratori e per tale occasione abbiamo voluto ascoltare uno degli storici sindacalisti dell’Emilia Romagna, Paolo Palmarini, segretario regionale della Uil Fpl. A lui abbiamo posto 5 domande sulla crisi pandemica in essere e sul futuro dei professionisti sanitari e socio sanitari all’indomani del Covid-19. Vediamo cosa ci ha risposto.

L’emergenza Coronavirus ha fatto emergere nella maniera più cruda possibile tutte le criticità dei nostri sistemi sanitari Nazionale e Regionali. Cosa a vostro avviso non ha funzionato?

Partiamo da ciò che ha funzionato. E’ stato ed è sotto gli occhi di tutti i cittadini l’impegno, la dedizione, il senso di responsabilità e la disponibilità del personale infermieristico e di tutte le altre professioni sanitarie direttamente chiamate a garantire assistenza alle collettività locali.

Ciò che non ha funzionato ha invece radici profonde e nasce da una distorta interpretazione politico/istituzionale degli ultimi 15 anni che ha pressochè esclusivamente orientato le proprie scelte alle compatibilità economiche, quando è evidente che oltre agli aspetti economici si sarebbero dovuti considerate gli aspetti sociali. In sintesi la situazione di oggi è il frutto di anni di tagli alla spesa sanitaria sia per quanto riguarda investimenti in tecnologie e ricerca sia per il drastica riduzione del personale e dei tantissimi rapporti di lavoro per anni fondati sulla precarietà che non ha certo agevolato la migliore organizzazione dei servizi.

A vostro avviso i riflettori sull’enorme sforzo che sta compiendo il personale sanitario influenzeranno la politica nelle contrattazioni dei CCNL Sanità  privata (già  in atto) e Sanità  Pubblica (a detta di molti già  all’orizzonte)? E in che modo?

Sulla Sanità Privata è a dir poco scandaloso il comportamento dei datori di lavoro che ancora, attraverso le loro Associazioni di impresa AIOP e ARIS, non hanno rinnovato un contratto di lavoro scaduto da circa 13 anni. Il persistere di questa situazione dovrà essere oggetto di valutazione dei futuri accreditamenti perché non si può pensare che chi lavora in nome e per conto del servizio pubblico generi utili e dividendi senza alcuna attenzione nei confronti del personale dipendente. Anche nella attuale situazione di emergenza il personale infermieristico e addetto alla assistenza di molte case di cura private convenzionate ha svolto un ruolo rilevante rispetto al quale non vi è stata, al momento rivolta alcuna forma di riconoscimento al punto che è stato proclamato uno sciopero nazionale della sanità privata per l’intera giornata del prossimo 18 giugno.

Per quanto riguarda il rinnovo del CCNL della sanità pubblica vedremo se chi ha definito “eroi” infermieri, medici, operatori socio sanitari sarà conseguente. Certo è che la Pandemia apre anche nuovi orizzonti organizzativi rispetto ai quali sarà, a mio avviso, centrale, attraverso un nuovo sistema di classificazioni ed incarichi, l’apporto delle professioni sanitarie e credo che un nuovo contratto debba dedicare sezioni speciali a chi ha dimostrato, anche surrogando a carenze dirigenziali, di essere in grado di rispondere ai bisogni dei cittadini sia nei contesti ospedalieri che in quelli territoriali dove già è a mio avviso chiaro il ruolo fondamentale ed insostituibile delle professioni sanitarie nella gestione delle cronicità.

Oltre agli aspetti di prospettiva poi vi sono situazioni contingenti che meritano attenzione. Sullo sforzo profuso dal personale sanitario pubblico la Regione, attraverso un accordo con UIL, CGIL e CISL nel contesto del patto per il lavoro ha investito risorse a favore del personale. Noi chiediamo che la stessa cosa venga fatta per il personale della sanità privata e del settore socio-assistenziale da parte delle ASP e delle Cooperative Sociali. E’ infatti evidente, pena una disattenzione inaccettabile da parte dei datori di lavoro che non può passere nel silenzio assordate di questi ultimi, che gli operatori della sanità privata, delle strutture per anziani o disabili hanno dato un rilevante contributo, alla pari dei colleghi della sanità pubblica, alla gestione dell’emergenza.

Come Uil Fpl Emilia Romagna avete puntato sulla realizzazione da parte degli Enti preposti di un efficiente servizio di accoglienza e supporto psicologico rispetto ai lavoratori impegnati nella lotta al Covid-19. Pensa che i Ministeri dovrebbero iniziare già  adesso a strutturare soluzioni ai disturbi post traumatici che si manifesteranno sul lungo periodo?

In Emilia Romagna avevamo già definito un percorso e delle linee guida rispetto al tema delle aggressioni al personale sanitario. Nelle linee guida vi sono specifici punti relativi agli aspetti dell’accoglienza e anche del supporto psicologico. E’ stato un confronto che si è chiuso agli inizi del mese di febbraio e oggi quello strumento, ovviamente aggiornato rispetto alle situazioni che il personale ha vissuto e che sta tutt’ora vivendo può essere ripreso, ampliato e circostanziato. Noi, come UIL FPL, proporremo in ogni caso all’Assessorato la necessità dell’attenzione alle problematiche che stanno emergendo.

Il “sistema privato” e quello delle Aziende Servizi alla Persona in Emilia Romagna ha toccato il fondo e in molte realtà locali, vi sono stati commissariamenti di vario genere. Pensa sarà necessaria una riforma del settore e del sistema di accreditamento?

Questo è un tema molto sentito sia dagli operatori che dalle famiglie. Non possiamo nascondere che le strutture per anziani ed anche disabili hanno rappresentato l’anello più debole. Le difficoltà organizzative di strutture orientate più agli aspetti sociali che sanitari, la carenza nel trovare personale qualificato e un modello socio-sanitario strutturato con vasi poco comunicanti ha, a mio avviso, mostrato limiti che dovrebbero fare riflettere sulla rivisitazione dell’attuale sistema di accreditamento.

Vanno analizzati i punti di forza e quelli di debolezza e su quest’ultimo pare evidente che in diversi casi, vedi alcuni commissariamenti, i limiti di alcuni soggetti gestori sono emersi in modo evidente.

Anche in questo caso le professioni sanitarie, a partire dagli infermieri possono rappresentare una grande risorsa perché analizzando i punti di forza mi sembra che dove gli infermieri sono stati coinvolti direttamente nell’organizzazione delle strutture i focolai sono stati drasticamente contenuti.

Certamente penso pertanto che il sistema di accreditamento, all’interno del quale dovranno essere rivisti i sistemi di controllo e verifica, debba essere rimodulato rafforzando il ruolo di programmazione e di controllo pubblico che deve essere potenziato creando anche maggiori sinergie tra sistema sanitario e sociale.

In questo settore poi si osserva una crescita, legata ai bisogni delle famiglie, di strutture le quali non hanno necessità di particolari autorizzazioni, come ad esempio le Case Famiglia rispetto alle quali abbiamo condiviso già nel 2018 linee guida nella nostra Regione ma rimango del parere che sia venuto il momento di una nuova legislazione nazionale. D’altra parte i dati parlano chiaro e se oggi vi sono maggiori necessità di dare risposte al tema della parziale o totale non autosufficienza il sistema pubblico deve organizzarsi per cogliere queste necessità sia sul versante sociale che sanitario, non si possono scaricare totalmente sulle famiglie queste problematiche.

Vi è infine una questione contrattuale da affrontare perché un professionista non può avere trattamenti economici e diritti estremamente diversi pena una continua mobilità del personale che non rappresenta un indice di qualità rispetto alla necessaria continuità assistenziale.

Come giudica il Decreto Rilancio. Rilancerà veramente l’occupazione in Italia?

Più che un Decreto “rilancio” mi sembra uno strumento per fare fronte alla emergenza che oggi e nei prossimi mesi sarà anche sociale. Un discorso sono gli ammortizzatori sociali o le forme di sostegno alle imprese, per i quali non si può più assistere alla asfissiante burocrazia che dilata in modo ingiustificabile i tempi delle risposte agli aventi diritto, altro è il rilancio dell’occupazione per il quale più che un Decreto penso sia necessario un nuovo patto sociale in grado di sostituire la burocrazia con l’efficienza coinvolgendo tutte le parti sociali per obiettivi comuni. Penso ad esempio a quanto fatto in Emilia Romagna dopo il terremoto che ha colpito duramente la nostra economia. In un momento nel quale a livello nazionale si ritenevano i copri intermedi un freno alla crescita in Emilia Romagna, in controtendenza si è puntato sul patto per il lavoro che come UIL abbiamo fortemente voluto e che ha dato risultati importanti. Oggi la sfida è certamente più complessa ma solo con modelli che privilegiano il confronto si può pensare di rilanciare l’occupazione, sapendo altresì che vi sono settori che andrebbero potenziati e che darebbero un contributo all’occupazione, come tutte le attività di assistenza e cura delle persone dove per anni si è disinvestito malgrado fossero chiare le esigenze sociali delle famiglie e dei cittadini.

Oggi ricorre il 50° anniversario dello Statuto dei Lavoratori, una Legge fortemente voluta e sostenuta dalla UIL, da sempre sindacato riformista. Nel contesto di un nuovo patto sociale si devono riscoprire i valori che allora permisero questa grande riforma e attualizzarli rispetto alla globalizzazione dei mercati che vedono come anello debole proprio coloro che la ricchezza la producono: le lavoratrici e i lavoratori.

Grazie segretario e buon lavoro.

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