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Sistema Sanitario: può la misura economica coesistere con il valore sociale del servizio offerto?

Il Sistema Sanitario sta mutando adeguandosi alla nuova strutturazione ideologica dei servizi fondanti dello Stato sociale, drasticamente influenzata dalla crisi economica mondiale che imperversa da oltre dieci anni.

In questo nuovo assetto appare sempre più evidente una riformulazione dei sistemi di offerta di salute. Questa riformulazione è pur sempre basata sulla prestazione, ma con un marcato interesse verso il valore economico intrinseco ad essa. Tralasciando però a volte il forte valore sociale del servizio offerto: la Salute della popolazione.

Addentriamoci nel dettaglio: negli ultimi dieci-quindici anni l’Azienda Sanitaria si è occupata sempre più della parte ragionieristica del suo funzionamento. Questa filosofia organizzativa ha poi condotto a un sistema molto articolato di attuazioni diversificate, perlopiù orientate alla razionalizzazione delle spese.

In particolare sono interessanti da osservare:

  • le azioni mirate alla sensibilizzazione e responsabilizzazione rispetto al valore economico delle prestazioni, coinvolgendo in questo dapprima i propri dirigenti, preposti e subordinati e, successivamente, l’utente;
  • l’organizzazione delle prestazioni in base al valore economico intrinseco.

Un esempio tangibile del primo punto può essere rappresentato dalla messa in visione ai lavoratori dei particolari contabili del proprio lavoro. Per questo motivo la modulistica di ordine di approvvigionamento di farmaci, presidi e materiali ha cominciato da pochi anni ad esplicitare il costo delle voci ordinate.

L’Azienda Sanitaria moderna si è però spinta oltre.

Seguendo la propria nuova filosofia, le organizzazioni sanitarie sono arrivate anche a raggiungere l’utente.

Come?

Un semplice esempio sta nella moda di “presentare il conto” al momento del ticket. Dove è possibile apprendere che “..per permettere l’esecuzione di una visita ambulatoriale specialistica (o una medicazione avanzata o un esame diagnostico) la tua Azienda ha speso XXX, mentre attraverso questo ticket commisurato al tuo reddito devi restituire soltanto X“.

Alla luce di tutto questo possiamo ben dire che rispetto al punto “sensibilizzazione e responsabilizzazione rispetto alle dimensioni economiche delle prestazioni” risultiamo essere già in fase avanzata.

In questi ultimi mesi stiamo assistendo anche all’attuazione del secondo punto di nostro interesse: l’organizzazione delle prestazioni in base al valore economico intrinseco.

Se il processo di organizzazione sanitaria in base alla prestazione è già stato attuato abbondantemente (basti pensare al riassetto dei presidi ospedalieri o di quello delle unità operative per intensità di cure), la nuova sottile scelta di organizzare le prestazioni in base al valore economico porta diverse perplessità.

In particolare la vexata quaestio è la seguente: In che modo possono coesistere all’interno della stessa scelta organizzativa sia la filosofia orientata al valore economico che la filosofia orientata al valore etico-sociale del Sistema Sanitario?

Portando un esempio delle pericolose criticità che si stanno creando, non possiamo non considerare la riforma del codice triage. Il quale attualmente prende in considerazione come parametri di valutazione del codice assegnato, anche le prestazioni da erogare.

Se a onor del vero il sistema è progettato per essere elastico e a “classi aperte”, salvaguardando la sicurezza clinica dell’utente, si può anche sostenere che questo sistema può generare disfunzionalità nella sua applicazione. Questo perchè rende i meccanismi di diagnosi viscosi e poco adatti alla valutazione del prodromo o più nello specifico dell’indagine rispetto segni e sintomi clinici che eludono un po’ il presente ma che condizioneranno il futuro stato di salute del paziente. Anche molto prossimo, vedi alcuni decessi avvenuti a pochi minuti/ore dalla dimissione.

Insomma, se per scrupolo si volesse prescrivere o proporre un’indagine più accurata, o si fa l’upgrade di codice o non si procede. E non sempre l’intuito clinico può portare in favore parametri tangibili e giustificabili delle spese ulteriori sostenute. Anche quando potrebbe salvare una vita, direbbero medici e infermieri. Anche quando potrebbe salvare una spesa, direbbe il ragioniere.

Non è questo però un trattato sulle riforme del dipartimento di emergenza-urgenza ma soltanto una disamina sul rischio di allontanamento del servizio dalla mission fondante, ovvero quella di erogare salute.

Se da un lato quindi la prestazione resta centrale, la prevalenza dell’aspetto economico allontana inevitabilmente l’aspetto che la conduce prioritariamente a erogare salute. Questo perchè pone dei limiti di spesa.

Nella ricerca di un equilibrio tra questi pesi del Sistema Sanitario Nazionale, sorgono molti interrogativi ingarbugliati.

E’ possibile quindi erogare efficaci servizi di salute in un organizzazione mirata all’organizzazione delle prestazioni in base al loro costo?

E’ possibile al contempo orientare l’organizzazione della prestazione all’esaltazione del grandissimo valore sociale intrinseco evitando emorragie e sprechi di risorse?

Domande complesse a cui purtroppo non vi può essere una semplice risposta. Ma domande che devono e dovranno sempre più ispirare tutti noi professionisti della salute.

Perchè la gestione di una coperta corta non può basarsi solo sul decidere quale parte tenere al freddo.