Clinica degli orrori a Reggio Emilia: due OSS nei guai!

Clinica e degli orrori a Reggio Emilia: due OSS nei guai!
Clinica e degli orrori a Reggio Emilia: due OSS nei guai!

Le indagini dei carabinieri dell’aliquota operativa di Reggio Emilia, supportate da intercettazioni ambientali audio-visive, hanno rivelato che nella casa protetta per anziani del paese, in via Mandriolo, convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale e concessa in appalto alla cooperativa Coopselios dal 1997, molti ospiti venivano maltrattati, con continue vessazioni fisiche e psicologiche da parte di operatrici sociosanitarie, 13 delle quali – tra i 54 e i 35 anni – risultano ora indagate per maltrattamenti continuati e aggravati dal fatto che sono stati commesse su persone incapaci di difendersi e peraltro da persone incaricate di un pubblico servizio.

L’operazione “Pietas”, coordinata dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani, ha portato i militari a eseguire misure cautelari alle prime luci di oggi tra le province di Reggio Emilia e Modena nei confronti di 6 di queste 13 donne: per loro è scattata la sospensione della professione per un periodo che varia dai 6 ai 12 mesi per le posizioni più gravi. Indagata anche la 35enne coordinatrice della struttura accusata di omissione di atti d’ufficio: essendo a conoscenza dei fatti, non li ha mai denunciati all’autorità giudiziaria.

Vessazioni fisiche e psicologiche quelle contestate alle operatrici: percosse, pugni al volto degli anziani che venivano allontanati dal sistema di allarme per impedirne l’attivazione; gli ospiti venivano lasciati sporchi per diverse ore e, se osavano dire qualcosa, a loro veniva risposto:

  1. “Stai fermo qua e aspetta la tua ora”;
  2. “non rompere le palle”;
  3. “ti lascio in mezzo alla cacca”;
  4. “stronzo”;
  5. “pezzo di merda”;
  6. “arrivo e stai nella piscia”;
  7. “ti faccio volare fuori dalla finestra come Superman”;
  8. “mucca”;
  9. “se parli ti metto la merda in bocca”.

Questo il linguaggio “raffinato” usato nei confronti delle vittime.

Le indagate sono tutte residenti in provincia di Reggio Emilia a eccezione di una 50enne che risiede nel Modenese. Reggiana anche la coordinatrice della struttura.

Fonte: ReggioOnline

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