Medici Militari in Molise: mancano quelli Civili.

Medici e Infermieri Militari assieme per formazione emergenze nazionali.

Nella regione più piccola del Sud Italia è emergenza e serve assolutamente personale medico.

Medici militari specialisti in ausiliaria per fronteggiare l’emergenza dovuta alla carenza di personale sanitario negli ospedali molisani: questa, secondo il commissario alla Sanità, Angelo Giustini, sarebbe l’ultima spiaggia prima di procedere alla chiusura, già dal prossimo mercoledì, dei reparti di ortopedia e traumatologia dei nosocomi di Isernia e Termoli (Campobasso). Sul cado interviene anche Filippo Anelli, presidente Federazione Nazionale Medici Chirurghi ed Odontoiatri (FNOMCEO).

I medici militari dovrebbero essere impiegati per almeno 5 mesi, “termine necessario – osserva il Commissario – affinché il ‘Decreto Calabria’ possa essere definitivamente approvato, così nel contempo si espleteranno i concorsi. Tutto ciò consentirà di superare questo agonico stallo nella governance del Servizio sanitario regionale e del diritto all’equità e universalità di accesso dei cittadini”.

Negli ultimi giorni, durante la riunione di Gabinetto al Ministero della Difesa, Giustini e il Col. Antonello Arabia, indicato le soluzioni urgenti di aiuto per il Molise. Il dicastero ha individuato un elenco di 105 camici bianchi che operano nella sanità militare e che possono essere selezionati per essere impiegati nella sanità civile.

“L’evidente contrazione di risorse – spiega in una nota Giustini – mette sempre più a rischio il mantenimento dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), dunque, si profilano per i cittadini molisani ancora viaggi della speranza. È altresì, noto – prosegue – l’annoso problema del blocco del turn over che di fatto ha bloccato nuove assunzioni di personale sanitario.

Una responsabilità politica tutta regionale, che dopo 12 anni (dall’avvio del Piano di rientro ndr), la relazione dei conti del 2018 ha messo in mostra: debiti per 22 milioni di euro. L’inappropriata programmazione sanitaria del passato ha creato, come conseguenza, concorsi deserti e carenza oggettiva di specialisti nel Sistema sanitario regionale”. L’incubo della chiusura di altri reparti, fa sapere il Commissario, “potrebbe diventare presto realtà”. Oggi, intanto, nuova riunione prima al Ministero della Salute e poi a quello della Difesa, “nella speranza di offrire respiro alla situazione soffocante”, ma è necessario, conclude il Commissario, “che ognuno faccia la propria parte, ognuno per le proprie competenze, per scongiurare il rischio di razionamento dell’offerta sanitaria e dei servizi per il soddisfacimento dei bisogni di salute dei cittadini”.

In principio furono i medici pensionati, richiamati in servizio; poi fu la volta dei neolaureati, impiegati negli ospedali al posto degli specialisti; dopo ancora, arrivarono i medici stranieri, ‘importati’ appositamente da altri paesi dell’Unione europea: molte e creative sono state le misure messe in atto in questi mesi dalle Regioni, per far fronte alla carenza di medici specialisti e di medicina generale. Una carenza annunciata, per prevenire la quale già da anni la Federazione nazionale degli Ordini- Fnomceo e i Sindacati medici erano scesi in campo, ma che ora, una volta arrivata a mettere in crisi i sistemi sanitari, viene combattuta a suon di provvedimenti ‘emergenziali’, temporanei e non risolutivi.

Adesso, per sopperire alla mancanza di specialisti, negli ospedali del Molise arriva l’Esercito: saranno infatti 105 medici della sanità militare a mettersi a disposizione per sopperire ai ‘buchi’ di personale causati da ferie e pensionamenti. Una soluzione che trova una certa apertura da parte del Presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, il quale mette però in guardia dai pericoli di soluzioni disorganiche.

“Questa misura tampone potrà avere qualche effetto positivo, a condizione che, per sostituire i colleghi, vengano chiamati colleghi della sanità militare che siano specialisti nelle branche scoperte” afferma.

“La carenza di specialisti, così come quella dei medici di medicina generale, non nasce ora: era prevista almeno da dieci anni – continua Anelli -. Bisogna prendere atto che il problema esiste e che la sua gestione non può essere lasciata in mano alle singole regioni ma va gestita a livello centrale”.

“Non servono misure emergenziali locali, che finiscono per forza di cose per essere incoerenti e disorganiche – continua -. Quella che occorre è una programmazione seria ed efficace del fabbisogno di specialisti, accompagnata da un piano a carattere straordinario e ‘a scadenza’ che, nelle more della formazione di un numero adeguato di nuovi specialisti, permetta agli ospedali di assumere gli specializzandi dell’ultimo anno. Questo metterebbe subito a disposizione 5000 medici pronti ad essere impiegati nel Servizio sanitario nazionale e, nel contempo, consentirebbe di liberare 5000 borse per formare i colleghi già laureati e che non trovano posto nelle Scuole di Specializzazione”.

“Sosteniamo dunque l’impegno del Ministro Grillo che, dopo aver aumentato di 1800 le borse, sta ora lavorando per aprire a questa possibilità” conclude Anelli-. Proprio oggi, a Bari, è partita l’affissione dei manifesti della campagna Fnomceo ‘Offre l’Italia’, sul disagio che spinge i giovani medici a fuggire all’estero, per specializzarsi e lavorare, aggravando ulteriormente la carenza italiana. Bene, facciamo sì, tutti insieme, che questo non debba mai più accadere: che nessun giovane medico sia più costretto a lasciare il paese, che nessun cittadino rimanga senza cure”.

Fonte Ansa.it – FNOMCEO – AssoCareNews.it

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