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Infermiere denuncia la situazione del proprio studio associato: trattati peggio dei dipendenti, assenza di diritti è arrogantemente palesata.

Ci scrive un Infermiere libero professionista che lamenta la situazione di uno studio associato che ha appena lasciato per un posto nel pubblico.

Gentile redazione,

sto lasciando la libera professione per andare a lavorare nel pubblico. Per quanto ho respirato la libertà del non essere dipendenti, in realtà tutto questo poi si è tramutato in due anni di ingiustizie subìte e viste subire.

La realtà è che in alcuni studi associati noi infermieri veniamo trattati peggio dei dipendenti. L’assenza di diritti basilari è arrogantemente palesata e se provi a chiedere uno sforzo ti viene risposto “Quella è la porta”. Un problema enorme deriva dall’appoggio che questi soggetti hanno e della conseguente incolumità che ne deriva.

Studi virtuosi economicamente negano una cassa malattia per quegli stati di malattia lunghi e certificati (un mio collega ha avuto l’epatite A ed è rimasto molte settimane senza uno straccio di stipendio), ti invitano informalmente a non denunciare infortuni o presunto rischio biologico, ti ostacolano nella partecipazione ai concorsi (già si contano le gomitate e le coltellate alle spalle per partecipare al prossimo concorso di Bologna)

Situazioni che esistono e che si percepiscono sulla pelle degli associati che si trovano ad essere dipendenti con il diritto di voto.

Occorre pregare per ottenere 20 ore in più per aumentare lo stipendio, occorre mettersi in ginocchio per i periodi di ferie.

Questa non è libera professione associata, è solo uno schifo.

Andrea B, infermiere.