Risk management: ecco i metodi di analisi del rischio nella vita quotidiana.

Risk management: ecco i metodi di analisi del rischio.
Risk management: ecco i metodi di analisi del rischio.

Tra reattività e proattività.

Nella pratica quotidiana è fondamentale per il Professionista della Salute (MedicoInfermiere, Infermiere Pediatrico, Ostetrica, Tecnico sanitario, ecc.) e per il resto dei Professionisti la gestione del rischio clinico. Il risk management in ambito clinico parte dal presupposto che ogni errore o presunto tale sia fonte di miglioramento e di verifica delle capacità e competenze. Tale materia ha sviluppato diverse tipologie di metodi di analisi al fine di migliorare aspetti clinici e organizzativi in essere nelle strutture sanitarie.

L’analisi del rischio clinico-assistenziale si è sviluppata già da decenni partendo dall’esempio dei paesi anglosassoni per svilupparsi poi a livello internazionale. Le tipologie di metodi e strumenti ideati sono varie e attualmente anche nel nostro paese abbiamo assistito ad una loro introduzione da parte del Ministero della Salute, delle Regione e Pubbliche Amministrazioni.

Indispensabile calare nella realtà locale gli spunti recepiti da altri paesi o realtà, in quanto ogni sede di sviluppo della gestione del rischio apporterà aspettative e disegni propri e calati ad hoc nel contesto di utilizzo. Pertanto tempi e modalità non sanno gli stessi per tutti, ma le linee guida internazionali e tutta la letteratura verificata e di secondo livello sarà indispensabile.

Nella classificazione dei metodi abbiamo due modalità distinte:

a) Metodi proattivi: processi di individuazione dei punti critici del sistema, potenziali fatto di causa di un evento avverso. L’obiettivo è stabilire sistemi più sicuri: sia eliminando le criticità identificate prima che l’errore si verifichi, sia progettando barriere protettive come procedure, processi e tecnologie in grado di prevenire l’errore attivo. 

Di seguito alcuni esempi:

  • Briefing o riunione sulla Sicurezza, si configura come un incontro quotidiano, la cui durata si stima tra cinque minuti sino ad un quarto d’ora, il cui tema di interesse è quello di identificare -attraverso gli interventi dei partecipanti- i rischi potenziali per gli utenti al fine di individuare strumenti di monitoraggio e prevenzione, ed eventuali accorgimenti da adottare. Come ogni riunione vi sarà un conduttore o facilitatore in grado di garantire un clima collaborativo e di mediare segnalazioni che racchiudano in sé un giudizio o richiamo. Documentare i suggerimenti è significativo per lo sviluppo di sistemi di gestione o di progetti di miglioramento.
  • Debriefing, si configura come il momento conclusivo di ogni iter lavorativo sia esso quotidiano o settimanale. Attraverso l’analisi dei fatti e delle relazioni si può giungere ad individuare misure preventive da adottare. La finalità dell’incontro è quella di valutare se siano state adottate e seguite le indicazioni precedentemente individuate dal gruppo come significative, inoltre lo scopo è anche quello di evidenziare eventuali difficoltà di attuazione.
  • Focus Group, metodologia di identificazione delle caratteristiche di un problema, prendendo spunto dal vissuto e dalle percezioni di chi è entrato in contatto con tale realtà. Gli attori possono essere individuati in un gruppo tra pari, si in un gruppo trasversale che unisce varie figure professionali, per un numero complessivo di 8 o massimo 12 persone. Dura da mezz’ora sino ad un’ora. L’efficacia di tale intervento dipende particolarmente dalla formulazione delle domande in modo aperto per facilitare l’interazione.
  • Failure Mode and Effect Analysis – FMEA.

b) Metodi reattivi: ovvero studi a posteriori degli eventi avversi verificatisi, che mirano a identificare le cause e i fattori che hanno portato al succedersi degli stessi, identificando cause e concause.

Tali metodologie si avvalgono di varie fonti informative o strumenti operativi:

  • Incident reporting.
  • Reclami, definiti nel glossario diffuso dal Ministero della Salute come: espressione di una insoddisfazione nei confronti di una prestazione sanitaria, relativamente al risultato atteso, che può essere avanzata sia in forma orale che scritta e può essere rilevata attraverso flussi informativi specifici o indagini ad hoc, al fine sia di tutelare la salute dei cittadini sia di garantire il miglioramento continuo della qualità dei servizi sanitari.
  • Risarcimento danni, anche questa definizione è contenuta nel suddetto glossario: conseguenza della violazione di un dovere giuridico nei rapporti inter-privati è la nascita di un’obbligazione risarcitoria volta alla riparazione del pregiudizio economico subito dal danneggiato.
  • Revisione della documentazione clinica. Si configura come un metodo di identificazione degli eventi avversi, al contempo può essere utilizzato come strumento di monitoraggio per valutare l’efficacia di iniziative di prevenzione. Una particolare tipologia di revisione delle cartelle cliniche è detta Trigger, ovvero la rielaborazione dei dati forniti attraverso l’analisi delle cartelle cliniche al fine di individuare possibili eventi avversi o quasi eventi (near miss), individuati in precedenza come segnalatori.
  • Sistemi di sorveglianza, un esempio è l’osservazione. Essa va sfruttata in modo definito e limitato nel tempo. Avvalendosi di un osservatore esterno che rileva mediante strumenti o griglie la discordanza tra il processo di cura messo in atto e gli standard attesi, si registrano dati utili per essere rielaborati.
  • Root Cause Analysis – RCA.

Se l’obiettivo dei moderni sistemi sanitari è generale e si pone di arrivare a promuovere sistemi in grado di garantire la sicurezza dell’utente e di chi lo ha in carico, allora le organizzazioni siano esse di piccole o grandi dimensioni dovranno avvalersi di ambo gli approcci.

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