Infermieri e donazione sangue: siamo i peggiori professionisti in Italia!

Perché siamo tra i pochi professionisti in Italia a non amare la donazione di sangue?
Perché siamo tra i pochi professionisti in Italia a non amare la donazione di sangue?

Gli Infermieri e gli Infermieri Pediatrici, assieme agli altri Professionisti Sanitari e Socio-Sanitari, sono le figure meno dedite alla donazione di sangue. E’ quanto emerso al termine di una lunga ricerca compiuta dalla collega Stefania Mosca di Savona per la stesura della sua tesi di laurea in Infermieristica.

Stefania, 24 anni, si è laureata presso il Polo didattico di Savona (Università degli Studi di Genova) con un lavoro finale sul tema “Indagine su percezione individuale e conoscenze in merito alla donazione sangue tra i dipendenti dell’Ospedale San Paolo, donatori e non donatori”. Lo studio era inserito nell’ambito di un progetto più ampio dal titolo “Anche noi doniamo”. 

Mosca ha cercato di promuovere a suo modo la donazione di sangue e di suoi derivati attraverso i professionisti della salute.

Ecco in sintesi quello di cui si è occupata.

La carenza di sangue è un problema che investe il nostro paese e non solo. Il fabbisogno di sangue è cresciuto significativamente in questi ultimi anni a causa dell’incremento dell’età della popolazione, dei pazienti sottoposti ad intervento chirurgico e per le carenze di donatori. In seguito all’analisi sull’andamento delle donazioni e l’utilizzo di sangue, in particolare nella regione Liguria, è nata l’idea dell’indagine che vede come protagonisti i professionisti della salute e l’ambiente in cui operano.

Essi infatti, utilizzano quotidianamente i prodotti della donazione, e rilevano l’impiego e l’utilizzo del sangue nelle diverse strutture organizzative dell’Ospedale di Savona, e potrebbero essere potenzialmente i primi a donare.

L’obiettivo della ricerca era quella di indagare la percezione individuale e le conoscenze degli operatori sanitari, donatori e non donatori in merito alla donazione di sangue.

Le fasi preliminari per raggiungere l’obiettivo sono state: capire l’importanza dell’autosufficienza sangue, approfondirne l’uso e il consumo, l’andamento delle donazioni e revisionare studi ed indagini svolti precedentemente.

Per queste fasi preliminari è stata effettuata una selezione della letteratura che ha riguardato testi e ricerca in rete con i principali motori di ricerca, quali Pub Med, Observa Science Society, Federazione Nazionale Ipasvi (oggi FNOPI).

Materiali e metodi utilizzati

Lo strumento di indagine dello studio quantitativo descrittivo è stato un questionario semi-strutturato composto da 11 domande, preceduto dall’informativa e dal consenso a partecipare allo studio.

Alcune domande sono a risposta chiusa, altre invece offrono la possibilità di scegliere risposte multiple e la possibilità di integrare e/o specificare il proprio pensiero nella voce “altro”.

La prima domanda esamina le generalità dei donatori e non donatori: sesso, fascia di età, professione e struttura di appartenenza.

Successivamente vengono indagate ed esplorate le motivazioni/ostacoli alla donazione sangue, seguita dalle opinioni, conoscenze e “punti di vista” che i professionisti, in particolare gli infermieri, hanno verso la tematica.

Criteri di inclusione: tutti i professionisti della salute, donatori e non donatori, con età superiore ai 18 anni, appartenenti alle 28 strutture organizzative dell’Ospedale di Savona coinvolte nell’indagine.

Risultati ottenuti?

L’indagine è stata condotta presso n. 28 strutture organizzative dell’Ospedale di Savona, coinvolgendo n. 1.014 operatori. Hanno risposto ai questionari n. 609 soggetti pari al 60%. I questionari ritenuti validi con percentuale di risposta pari al 90% sono 609 (100%).

Sono state esplorate le motivazioni che hanno contribuito alla scelta di diventare donatore. Al primo posto emerge la motivazione altruistica, seguita dall’ambiente lavorativo che rappresenta la motivazione del 19% dei donatori.

Tuttavia dall’indagine si è evidenziata una piccola percentuale di donatori, pari solo al 19% del campione totale da cui sembra dedursi la mancanza di una solida e diffusa cultura del dono.

I non donatori, invece, rappresentano l’81% del totale. Dai risultati, ciò che colpisce è che il 46% dei non donatori, non ha donato perché ritiene di non essere idoneo. Per questo motivo a termine dell’indagine è emersa l’esigenza di fare chiarezza in merito ai criteri di esclusione ed inclusione, eliminando “false credenze” o convinzioni errate sui criteri di idoneità.

Tra le motivazioni alla base della scelta di non donare, emerge il concetto di “uso inappropriato del sangue”.

Per il 23%, pari a n. 219 professionisti, la carenza di sangue è dovuta proprio all’uso inappropriato di quest’ultimo. Di questi n. 219 operatori ben 137 sono infermieri.

Per quanto riguarda la promozione della cultura del dono, in generale le risposte degli operatori sono state omogenee: maggiore informazione, chiarire il processo di donazione, far riflettere sulla gravità di traumi /malattie e promuovere la donazione come stimolo a mantenere uno stile di vita sano, rappresentano validi metodi per favorire la donazione.

Nel complesso, emerge una disponibilità verso la donazione e, soprattutto, l’importanza della donazione, non solo per il bene della società, ma anche per la propria salute.

A quali conclusioni è giunta Stefania Mosca?

Lo studio in oggetto ha permesso di fare una fotografia sulla “percezione individuale”, conoscenza e “punti di vista” dei professionisti nei confronti della donazione sangue.

In base ai risultati pensano (83%) gli operatori sanitari sono ritengono di rappresentare eticamente un modello al quale la popolazione possa ispirarsi.

Un professionista che dona, quindi, crea un contributo concreto per la comunità e l’azienda per il quale opera, creando una maggiore consapevolezza sulla tematica della donazione del sangue e sull’uso di quest’ultimo.

L’indagine rappresenta un punto di partenza su cui riflettere per contribuire all’autosufficienza del sangue in modo efficace e concreto, partendo dai professionisti della salute. 

Grazie Stefania e in bocca al lupo per tutto!

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