Pubblicità

Il CReLDiS, ovvero il Coordinamento Regionale Lombardia Diritti e Salute, scrive al Ministro Lucia Azzolina: “la scuola è aperta a tutti, anche dopo il Coronavirus”.

“Gli Articoli 33 e 34 della Costituzione italiana sanciscono il fondamentale diritto all’istruzione senza discriminazioni. Le Istituzioni hanno il dovere di garantire questo diritto e renderlo fruibile da tutti”.

 

CReLDiS, a nome delle migliaia di famiglie aderenti alle varie associazioni, comitati e gruppi locali regionali che vi aderiscono, esprime il forte malcontento generale maturato da tempo rispetto alla cattiva gestione da parte delle Istituzioni italiane, nel periodo di lockdown, del sistema scuola, esploso soprattutto ora a seguito delle recenti dichiarazioni rilasciate dal Ministro dell’Istruzione, Azzolina, sulle ipotizzate modalità di ripresa scolastica a Settembre 2020, che riteniamo assolutamente non inclusive, discriminanti, oltreché irragionevoli e talune persino pericolose per la salute degli studenti.

Nel nostro Paese, gli istituti scolastici di ogni ordine e grado ed i servizi educativi per l’infanzia sono chiusi dal 24 Febbraio 2020 e da questa data è stata attivata per tutti gli studenti la “Didattica a Distanza” (c.d. DaD).

La Didattica A Distanza non è SCUOLA: non costituisce una modalità di insegnamento e di apprendimento valida ed efficace; non è inclusiva e non permette alcuna socialità con i propri compagni di classe e tra lo studente e l’insegnante. Per non parlare del fatto che, improvvisamente, alle famiglie è stato attribuito un compito arduo, quello di fungere da insegnanti ai propri figli, di seguirli quotidianamente nella gestione dei compiti e degli strumenti tecnologi per poter effettuare le ormai note videochiamate. Non tutte le famiglie italiane godono dei mezzi (PC, connessione ad internet), delle competenze e del tempo necessari per svolgere in modo appropriato tale ruolo. E tutto ciò non si può compensare solo con dei contributi economici.

CreLDiS, in proposito, ritiene doveroso ricordare alle Istituzioni che l’Art. 34 della nostra Costituzione prevede che “LA SCUOLA È APERTA A TUTTI”.

“Gli articoli 33 e 34 della Costituzione italiana sanciscono il fondamentale diritto all’istruzione. Le Istituzioni hanno il dovere di garantire questo diritto e renderlo fruibile da tutti”.
Attraverso la Didattica A Distanza, lo Stato non assolve a questo suo DOVERE nei confronti di alcun soggetto, dai bimbi piccoli (dalla scuola per l’infanzia alla primaria), ai ragazzi in età adolescenziale ed universitari, e alle persone diversamente abili con difficoltà dell’apprendimento e seri limiti e difficoltà nella socializzazione.

Ecco le problematiche rilevate, che necessitano di risposte certe e celeri da parte delle Autorità competenti:

1) Difficoltà gestionali ed economiche dovute alla ripresa lavorativa delle famiglie, ed in particolare delle madri lavoratrici, in caso di mancata riapertura delle scuole prima della fine dell’anno scolastico in corso.

I bambini/ragazzi (soprattutto della scuola primaria e secondaria di 1° grado) devono essere seguiti quotidianamente nello svolgimento dei compiti, nella gestione degli strumenti tecnologici e nelle videochiamate con gli insegnanti. Seppur il Decreto “Cura Italia” abbia previsto il bonus baby sitter, queste attività non sono delegabili a questo soggetto e non è detto che la baby sitter abbia la competenza per svolgerle; inoltre, l’accesso in casa da parte di un soggetto terzo non garantisce alcuna sicurezza. Si devono poi considerare le necessità dei bambini/ragazzi diversamente abili, quindi con esigenze particolari, che necessitano dell’affiancamento di personale specifico a tutt’oggi completamente mancato con danni enormi dal punto di vista psicofisico e comportamentale/relazionale. I figli non possono essere lasciati ai nonni, che comunque difficilmente sarebbero in grado di seguirli nelle attività sopra specificate. Nella situazione sopra descritta, se le scuole non riapriranno a breve le famiglie con entrambi i genitori lavoratori non sapranno più come affrontare il problema e la ovvia conseguenza è che uno di essi, solitamente la madre, dovrà rinunciare alla propria attività lavorativa.

2) Difficoltà per il genitore di improvvisarsi docente o insegnante di sostegno (e nei casi più delicati terapista, educatore, psicologo, medico, care-giver) e coniugare contemporaneamente i ruoli di genitore/lavoratore/coniuge-compagno/insegnante.

La situazione è tesa in tante, se non tutte, le famiglie italiane e difficilmente potrà reggere ancora per molto tempo.

La situazione è ancora più grave ove in famiglia ci sia un soggetto con disabilità. Nello specifico, sono state avanzate alla Regione Lombardia da alcune associazioni, tra cui il Movimento Genitori Lombardia, diverse richieste, tra le quali: 1. la ripresa immediata delle terapie nei centri di assistenza per la non autosufficienza; 2. l’immediata assistenza domiciliare alle famiglie che vivono la disabilità grave, gravissima o al 100% (studenti maggiorenni) a sostegno di alcune ore scolastiche, con gli insegnanti di sostegno e gli educatori ad esse regolarmente assegnati in ambito scolastico o, in caso di indisponibilità da parte di questi ultimi, con altri insegnanti ed educatori dando massima precedenza ai terapisti regolarmente assegnati tramite la misura B1 (ove attiva); 3. la supervisione e/o l’integrazione delle terapie comportamentali e delle attività di cui ai precedenti punti da parte della Regione Lombardia, con valutazione di personale altamente specializzato per la valutazione delle esigenze delle famiglie dei disabili a garanzia di continuità e assistenza, applicabile in modo uniforme in tutto il territorio lombardo indipendentemente dai servizi erogati dai singoli Comuni e cooperative. Ad oggi, nulla di tutto ciò è stato predisposto.

3) Proseguimento della Didattica a Distanza (Dad) per tutto il mese di Maggio e Giugno o peggio anche nel prossimo anno scolastico 2020-2021.

Ci sono varie problematiche da considerare: a. non adeguata connessione ad internet; b. disponibilità di un solo pc in famiglie composte da due o più figli o da figli ed uno o entrambi i genitori lavoratori in smart-working; c. contemporaneità delle lezioni a video e dell’orario dilavoro con impossibilità per il genitore di seguire il figlio.

Ma la DaD, soprattutto, ha cancellato in un sol istante tutti i principi e gli obiettivi fissati e ricercati negli ultimi anni dalla buona scuola.

La DaD è solo ed esclusivamente difficoltà di apprendimento e assoluta mancanza di socializzazione ed interazione effettiva ed affettiva con i compagni/amici di scuola e gli insegnanti. La DaD ha cancellato la quotidianità e la serenità di tutte le famiglie italiane. Invitiamo il Ministro dell’Istruzione Azzolina e la sua “task force” di esperti a passare un giorno (e ne basta uno) presso una famiglia con figli per assistere ad una lezione in video, perché solo così facendo potranno comprendere cosa sia effettivamente la DaD: facce vuote, tristi ed annoiate davanti ad uno schermo. Come può una maestra, attraverso un monitor, insegnare ad un bambino che frequenta la prima elementare il corsivo, le operazioni in colonna oppure fare attività psicomotoria senza dover dire al suo alunno “devi stare dentro lo schermo perché ti devo vedere”? Come può una maestra, attraverso un monitor, accendere nei propri scolari il desiderio di imparare, la voglia di conoscere ed il gusto della ricerca, indispensabili soprattutto nei primi anni di scuola per poter svolgere poi un buon percorso di studio?

Si consideri anche quei bambini caratterialmente timidi, che davanti ad un schermo, si sentono completamente a disagio.

Chi pensa ai danni psicologici che la DaD sta causando ai nostri figli?

Per la fascia 0-6 anni questa metodologia è praticamente improponibile.

In diversi Stati europei (Danimarca capofila, seguita da Norvegia, Germania; mentre Islanda e Svezia non hanno mai chiuso), le scuole sono state riaperte prevedendo lo svolgimento della didattica all’aperto anche in considerazione delle condizioni climatiche favorevoli. Ciò sarebbe possibile anche in Italia, basterebbe una buona volontà organizzativa.

4) Incompatibilità tra la DaD e le persone con disabilità.
Le persone disabili, a causa della estrema fatica a socializzare e comunicare, interagiscono con le persone per mezzo di attività e approcci manuali, sensoriali, e comunicazione aumentativa. La DaD è una metodologia del tutto inapplicabile a questi individui, per i quali è altamente sconsigliato l’utilizzo di ausili tecnologici a causa di problematiche gravi inerenti il comportamento, l’interazione, la “dipendenza”. In questi mesi, detti soggetti sono stati privati di ogni sostegno educativo e medico-terapico, subendo nella maggior parte dei casi una grave regressione cognitiva comportamentale, difficilmente recuperabile. Anche le famiglie, che li stanno assistendo h24 senza poter usufruire di alcun sostegno esterno da parte di specialisti, sono in profonda difficoltà e fisicamente e psicologicamente provati e non possono più essere lasciati soli. Per loro la ripresa scolastica in presenza, in aula, è indispensabile.

5) Difficoltà di organizzazione e gestione dei figli durante il periodo estivo in assenza dei centri estivi.

Considerando che molti lavoratori hanno usufruito delle ferie e dei permessi aziendali durante il periodo di lockdown, che molte imprese – obbligate a sospendere la propria attività durante tale periodo – terranno aperte nei mesi estivi, nonché delle ridotte disponibilità economiche per molti lavoratori (o ex lavoratori), è già stata prevista una forte riduzione del numero delle famiglie italiane che si sposterà questa estate. È quindi necessario affrontare immediatamente il problema e consentire ai centri estivi, sportivi e agli oratori di aprire ed offrire tali servizi essenziali alla collettività e soprattutto ai bambini/adolescenti al fine di ritornare alla normalità e recuperare quella socialità che hanno perduto fino ad ora.

6) Non contagiosità dei bambini/adolescenti e ripresa dell’attività scolastica in presenza. Misure di protezione e adeguamento delle infrastrutture scolastiche.

Dal grafico sul numero dei decessi per fascia di età contenuto nel “Report sulle caratteristiche dei pazienti deceduti positivi all’infezione da SARS-CoV-2 in Italia” pubblicato sul sito di Epicentro (LINK) risulta che alla data del 7 maggio 2020 nei bambini ed adolescenti fino ai 19 anni la mortalità sia bassissima (fascia 0-9: 2; fascia 10-19: zero).

Nonostante l’enorme quantità di dati, non si è ancora a conoscenza di alcun bambino che abbia trasmesso il virus ad un adulto e l’evidenza suggerisce che i giovani non svolgono un ruolo significativo nel contagio. Una revisione sui casi pediatrici di coronavirus (LINK – LINK 2) ha rivelato che “la commissione congiunta Cina/OMS non è stata in grado di richiamare episodi nella ricerca di contatti in cui la trasmissione sia avvenuta da un bambino ad un adulto”. La revisione della letteratura pediatrica pertinente sul coronavirus, condotta dal Dott. Alasdair Munro e pubblicata in collaborazione con il RCPCH (The Royal College of Paediatrics and Child Health), ha appurato dai casi oggetto di studio (tra cui quello del bambino di 9 anni infetto nelle Alpri francesi che non ha trasmesso il virus SARS-CoV-2 a nessuno dei soggetti – ben 172 – con cui era entrato in contatto), che i bambini hanno meno probabilità di contrarre l’infezione rispetto agli adulti e, anche in caso di contagio, la malattia viene superata in modo tranquillo o addirittura senza sintomi. Inoltre, anche se infetti, essi non sono in grado di diffondere il virus.

I ricercatori hanno aggiunto che gli studi sui “gruppi familiari multipli” a Guanzhou, in Cina, hanno suggerito che i bambini non sarebbero probabilmente il “caso indice”.

Ci sono pochissime poi prove sugli effetti del Covid-19 sui bambini con comorbilità: pochi sono stati sottoposti ad intubazione ma non è chiaro se il virus fosse la ragione per cui necessitavano di cure intensive. Secondo detti studi, la valutazione del rischio deve essere personalizzata ed il processo decisionale da parte dei medici deve essere effettuato per coloro che sono considerati a “rischio eccezionale” (come nel caso di soggetti sottoposti a trapianti).

Considerato ciò, sarebbe possibile una ripresa dell’attività scolastica IN AULA, se non immediatamente, quantomeno sin dall’inizio del prossimo anno scolastico (2020-2021).

Le istituzioni devono comprendere che la scuola per un bambino/ragazzo non è e non deve essere solo didattica e condivisione parziale e sterile della quotidianità, ma è anche e soprattutto socializzazione, inclusione, condivisione, affettività, consente lo sviluppo fisico e psichico, sensoriale e manuale dello studente, riveste un ruolo educativo e ne sviluppa il senso civico.

La DaD è lontananza, distacco, frustrazione e disagio, oltre che dannosa per la salute a causa dell’uso prolungato degli strumenti tecnologici necessari per la sua applicazione (sovraesposizione allo schermo e alle onde del wi-fi, sedentarietà).

L’emergenza sanitaria in atto può rappresentare finalmente l’occasione per PROGETTARE UNA SCUOLA DIVERSA, con un numero minore di studenti per classe, interventi strutturali, l’assunzione di nuovi insegnanti, l’introduzione di una didattica all’aperto e/o in altri luoghi disponibili (culturali, sportivi, etc.).

In questo momento, anziché disporre un investimento di oltre 400 milioni di euro per introdurre la banda ultralarga nelle scuole come da Piano Scuola 2020 approvato il 5 Maggio c.a., l’integrazione dei fondi per le piattaforme per la didattica a distanza di cui all’art.120 del Decreto Cura Italia (che confermerebbero le notizie in nostro possesso sul rientro a settembre ancora in DaD), nonché la devoluzione da parte dell’Italia di circa 130-140 milioni di Euro per il Patto Europeo per il vaccino anti-coronavirus o Piano di cooperazione globale per la ricerca di un vaccino (anche alla luce, oltre alle già note prese di posizioni di diversi importanti scienziati e medici sul tema, delle recentissime dichiarazioni rese dal Dott. Anthony Fauci – consulente per la salute della Casa Bianca -, sulla probabile inefficacia di tale vaccino e le eventuali reazioni avverse), sarebbe più opportuno investire tali ingenti somme nella cura al plasma ed in progetti di ristrutturazione e messa a norma degli edifici scolastici (in alcuni casi fatiscenti e pericolosi), utilizzarle per l’esecuzione di lavori per la creazione di nuovi spazi all’interno delle scuole, per l’approvvigionamento dei materiali per l’igiene personale, la pulizia e la sanificazione degli ambienti e delle attrezzature nonché per l’assunzione di nuovi insegnanti, il tutto sicuramente più utile oggi per garantire la ripartenza al più tardi a Settembre della didattica in presenza.

La proposta del Ministro dell’Istruzione “metà in classe metà a distanza” è improponibile: non considera la frustrazione dei bambini che da casa vedono i compagni in classe e con i quali non possono interagire; non considera le difficoltà di gestione da parte dei genitori nei giorni in cui il figlio (o più d’uno) è a casa.

Inoltre, riteniamo inapplicabile oltreché inaccettabile che gli studenti in aula possano stare seduti lontano gli uni dagli altri, divisi magari da uno schermo o un qualunque divisorio in plexiglass o di cartone, con la mascherina sul viso e i guanti per la maggior parte della giornata, o – come è in corso di sperimentazione in una scuola dell’infanzia di Varese – con al polso un braccialetto che suona o vibra in caso di “avvicinamento illecito”.
Proprio in merito alle mascherina, è nota la potenziale pericolosità di questo dispositivo.

La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, attraverso un documento ufficiale pubblicato il 6 aprile 2020 dichiara che “al momento non ci sono prove che indossare una maschera (sia medica o altri tipi) da parte di persone sane in un contesto di comunità più ampio, compreso l’utilizzo diffuso nella comunità, possa impedire loro di contrarre virus respiratori, incluso il Covid-19. Le mascherine chirurgiche devono essere riservate agli operatori sanitari. L’uso di mascherine chirurgiche nella comunità può creare un falso senso di sicurezza, con l’abbandono di altre misure essenziali, come le pratiche di igiene delle mani e il distanziamento sociale”.

Secondo il Dott. Antonio Lazzarino della University College London, illustre epidemiologo, consulente del Governo inglese, l’obbligo promosso da alcune istituzioni sull’uso delle mascherine trascurerebbe alcuni effetti collaterali dannosi riguardo la diffusione del Covid-19, tra i quali: 1) esse possono dare un falso senso di sicurezza e indurre le persone a ridurre il distanziamento sociale e il lavaggio delle mani; 2) compromettono considerevolmente la qualità e il volume della conversazione tra due persone che inconsciamente tenderanno ad avvicinarsi; 3) facendo entrare negli occhi l’aria calda e umida che si espira, può generare cefalea o fastidio agli occhi che spinge le persone a toccarseli col rischio di infettarsi; 4) le maschere facciali rendono la respirazione più difficile (tanto che sono intollerabili da usare per chi soffre di problemi polmonari come le persone con BPCO – broncopneumopatia cronica ostruttiva). Inoltre, una frazione di anidride carbonica espirata in precedenza è inalata ad ogni ciclo respiratorio facendone aumentare in modo eccessivo la quantità nel sangue (ipercapnia). Questi due fenomeni aumentano la frequenza e la profondità della respirazione, agevolando il virus ad andare più in profondità nei polmoni del soggetto stesso e peggiorando anche le condizioni cliniche delle persone infette se la respirazione potenziata spinge la carica virale in profondità nei polmoni; 5) sebbene impedire la trasmissione da persona a persona sia la chiave per limitare l’epidemia, finora è stata data poca importanza agli eventi che si verificano dopo che una trasmissione si è verificata, quando l’immunità innata svolge un ruolo cruciale. Lo scopo principale della risposta immunitaria innata è prevenire immediatamente la diffusione e il movimento di agenti patogeni estranei in tutto il corpo. L’efficacia dell’immunità innata è fortemente dipendente dalla carica virale. Se le maschere facciali determinano un ambiente umido in cui il SARS-CoV-2 può rimanere attivo a causa del vapore acqueo continuamente fornito dalla respirazione e catturato dal tessuto della maschera, determinano un aumento della carica virale e quindi possono causare una sconfitta dell’immunità innata e aumento di infezioni. Questo fenomeno può anche interagire con i punti precedenti e potenziarli.

In conclusione, in base al principio di precauzione, l’uso della mascherina alla collettività indistintamente (e persino all’aperto) non può essere consigliato né tantomeno reso obbligatorio.

Per la fascia d’età 0-6 anni, poi, è impensabile che i bambini possano mantenere una qualsiasi distanza interpersonale dai propri amichetti o dalle maestre. Il rapporto maestra-bambino si crea soprattutto attraverso piccoli gesti quali un abbraccio, una carezza, il tenersi per mano, e tra i bimbi è inevitabile e necessario per il loro sviluppo psicofisico ed emotivo il contatto fisico.

Basterebbe semplicemente affidarsi al buonsenso delle persone (personale scolastico, insegnanti, genitori), disponendo frequenti lavaggi delle mani con acqua e sapone, areazione frequente degli ambienti scolastici (5-10 min. ogni ora), permanenza domiciliare fiduciaria dello studente in caso di comparsa di sintomi. Una buona campagna di sensibilizzazione potrebbe indirizzare i genitori ad un comportamento responsabile.

7) Uso dei dispositivi di sicurezza e delle mascherine per soggetti disabili e autistici.

I bambini/ragazzi con disabilità, in particolare gli autistici, affetti da disabilità psichica o intellettiva (ovvero di un disturbo con esordio nel periodo dello sviluppo che comprende deficit del funzionamento sia intellettivo che adattivo negli ambiti concettuali, sociali e pratici), avranno notevoli difficoltà a potersi reinserire in un contesto scolastico se in esso saranno presenti barriere di distanziamento personale, persone che indossano dispositivi di protezione e se essi stessi saranno obbligati ad indossarli. Per loro infatti è oggettivamente difficile, se non impossibile, indossare le mascherine e per tale motivo il DPCM 26.4.2020 li ha esonerati unitamente alle persone che interagiscono con essi, in quanto la vista di soggetti col viso coperto ed indisposte all’avvicinamento potrebbe generare loro uno shock, che determinerebbe probabilmente la perdita dei risultati conseguiti in mesi e mesi di terapie, con danni permanenti.

8) Riapertura delle attività sportive

Unitamente alla scuola, i nostri figli sono stati privati dall’oggi al domani della libertà di movimento, di gioco, di svolgere ogni attività ludica anche all’aperto e persino di poter fare una camminata nel parco. Tutte le attività sportive ed i campionati di tutte le discipline sportive sono stati sospesi. Oggi si parla di far ripartire il campionato di calcio di serie A come se fosse una priorità per gli italiani. I nostri bambini non hanno bisogno di questo, ma di ritornare a svolgere attività fisica, individuale e di gruppo, per riappropriarsi di quella socialità persa improvvisamente e per la propria salute psico-fisica.

Tutto ciò premesso, CReLDiS – Coordinamento Regionale Lombardia Diritti e Salute,

CHIEDE

la ripresa immediata (o, in caso ciò non sia possibile, dal nuovo anno scolastico 2020-2021) delle lezioni scolastiche IN PRESENZA, ovvero IN AULA, per tutti gli allievi, di ogni ordine e grado, e per tutti i bambini nella fascia 0-6 anni, nel rispetto delle loro aspettative e dei loro diritti, e SENZA l’uso di alcun dispositivo di sicurezza (quali mascherine, guanti, braccialetti) e barriere di distanziamento,
e a tal fine

PROPONE

le seguenti misure, da adottarsi fino alla fine della situazione di emergenza sanitaria identificabile
con il raggiungimento del valore “R0 (R con zero) inferiore a 0,50”:

– lo svolgimento di parte delle lezioni giornaliere all’aperto sfruttando la stagione primavera-estate e l’anticipazione dell’inizio del prossimo anno scolastico sin dagli ultimi giorni di Agosto o dal 1° di Settembre, tenendo parte delle lezioni all’aperto nella prossima stagione estiva-autunnale;
– la predisposizione di percorsi di entrata ed uscita distinti, eventualmente progettati con l’assistenza di soggetti competenti quali i Vigili del fuoco;
– l’entrata e l’uscita da scuola di ogni classe ad intervalli di 5 minuti per evitare assembramenti all’interno ed all’esterno degli edifici;
– per le classi già esistenti, la suddivisione della stessa in piccoli gruppi, che potranno svolgere contemporaneamente attività diverse in aree differenti dell’istituto, appositamente realizzate se non già disponibili, con insegnante dedicata; in mancanza di aule o altre aree idonee interne alla scuola, realizzazione di accordi con adeguate strutture limitrofe all’istituto scolastico ove far svolgere agli alunni alcune specifiche attività didattiche anche differenti da quelle classiche (teatri, cinema, musei, fattorie didattiche, stadi, campi sportivi, etc.);
– per le nuove classi prime, la formazione delle stesse con un numero già ridotto di bambini/ragazzi;
– assunzione di nuovo personale docente;
– la messa a disposizione di detergenti per l’igiene personale, prevedendo frequenti lavaggi delle
mani da parte di tutti i soggetti che operano all’interno della scuola e degli alunni;
– lezioni senza l’uso di dispositivi di sicurezza (quali mascherine, guanti, braccialetti, etc.) da parte
degli alunni (e preferibilmente anche da parte degli insegnanti), e barriere di distanziamento;
– la quotidiana pulizia e sanificazione degli ambienti, nonché degli strumenti didattici utilizzati dagli alunni e dagli insegnanti, da parte degli operatori scolastici e/o addetti alle pulizie appositamente
istruiti.

Le barriere che lo Stato sta ponendo creano un drammatico distanziamento sociale, con una gravità crescente in misura proporzionale al decrescere dell’età dei nostri figli e, così facendo sta distruggendo anni e anni di duro lavoro per l’inclusione, l’apprendimento e l’istruzione realizzato grazie ai programmi di personaggi storici e di fama internazionale quale Maria Montessori (che afferma da sempre l’importanza del docente che prepara l’ambiente, indirizza il bambino e osserva la sua vita culturale e psichica, e la relazione improntata sullo scambio e la conoscenza, tutti aspetti palesemente non strutturabili attraverso il mondo virtuale), Waldorf Steiner (secondo il quale bambini differentemente dotati nella sfera intellettuale, sociale, emotiva e motoria vengono istruiti nella stessa classe ed ha un approccio alla persona quale anima, corpo e spirito che gli automi non possono realizzare), e tanti altri grandi pedagogisti che hanno fondato il loro pensiero educativo sull’essere umano come essere in relazione con l’altro da sé (educazione) oltre che se stesso (formazione).
Non esiste la didattica del futuro, esiste il futuro dei nostri ragazzi e della nostra società da salvaguardare con interesse, amore e dedizione oggi, subito.
La scuola “in presenza” non ha sostituzione alcuna in un mondo di esseri umani.

CReLDiS
Coordinamento Regionale Lombardia Diritti e Salute

“Se v’è per l’umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto non potrà venire che dal bambino, perché in lui si costruisce l’uomo.”
(cit. Maria Montessori)