Pubblicità

Corso di Laurea in Infermieristica: dopo l’affronto del D.M. 82/2020 è il momento di rilanciare il CdL realizzando una vera fucina di professionisti.

Il popolo infermieristico sta reagendo con forza ed orgoglio allo scempio del D.M. 82/2020 che di fatto va a preferire i medici agli infermieri nell’insegnamento universitario.

Ma non è il momento di elemosinare il ritorno di quel che finora avevamo, bensì di rilanciare.

Esatto, rilanciare, perchè sono anni che il sistema universitario costruito intorno agli infermieri al contempo li strozza, li declassa e talvolta pure sbeffeggia.

Il Report Mastrillo 2019 ci mostra ancora una volta uno scenario sconfortante dove in tutta Italia vi sono soltanto 34 professori ordinari infermieri. Un numero misero se si pensa alle 205 sedi di studio distribuite nelle varie università italiane.

Le centinaia di professori a contratto non hanno riconoscimenti se non la mera retribuzione, sempre insoddisfacente e spesso caratterizzata da ritardi impietosi nel suo saldo.

Parliamo di professionisti in attività o con alle spalle decenni di attività professionale. Infermieri ed Infermieri pediatrici che possono trasmettere l’esperienza, la tecnica ed il sapere specialistico ai futuri infermieri.

Mentre occorrerebbe valorizzare i formatori su tutti i piani e senza distinzioni, in Italia invece stiamo sputando sulle nostre “pietre filosofali” in grado di trasformare il piombo di oggi in vero e proprio oro per la sanità del futuro. In grado di trasformare ragazzi in professionisti.

Dal sapere di ognuno di essi si formano centinaia di professionisti, esiste una “magia” professionale più meravigliosa e affascinante?

Ma non è soltanto sul numero e sul trattamento dei professori che dobbiamo pretendere

A questo punto più che mai.

Adesso che tutti ci chiamano eroi, è giusto che a certi tavoli si ricordino (o apprendano) come hanno studiato questi eroi.

Negli ultimi anni il CdL vive la sua parte nella mancanza di risorse che sta colpendo il sistema universitario. Ma anche nella povertà vi sono poveri e poveracci.

Abbiamo classi di prossimi professionisti in formazione che si trovano sistemate alla meglio in aule dalla natura più varia: ci sono i poli di studio, certo, ma anche tante aule vecchie negli ospedali ed auditorium chiusi da decenni. Vecchie aule di biblioteche in disuso e addirittura stanze di medicina legale dismesse.

Rispetto agli spazi concessi abbiamo moltissime segnalazioni di CdL che hanno difficoltà addirittura a trovare spazi per attività formative di simulazione e spesso vi sono problemi pure con le prove di esame. E persino con l’Esame di Stato.

Per non parlare dei fondi destinati ai materiali a disposizione: semplicemente insufficienti o inesistenti.

Ma è questo il modo in cui l’Italia intende formare i suoi professionisti?

Adesso basta, è il momento che il CdL torni ad essere la vera fucina di professionisti che la sanità italiana ed i suoi protagonisti si meritano.

Forse in alcuni, soliti, palazzi credono che il coronavirus sia contrastato dai guanti e non dai saperi delle mani dentro di essi.

Ma queste mani devono essere messe in condizioni di apprenderli, questi saperi. Di provarli, di metterli in discussione. Di confermarli o migliorarli.

E non ce ne vogliano i medici, ma questi saperi non ce li può insegnare nessun altro professionista.

Nessun altro se non un infermiere.