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Emergenza Coronavirus. Luca, Infermiere campano in Lombardia: “sono passato dall’essere un professionista che assistita a diventare un Paziente bisognoso di cure in emergenza; ecco il mio inferno in Terapia Intensiva”.

Luca è un Infermiere di 34 anni, il suo nome è di fantasia per sua esplicita richiesta e per proteggere l’indennità di sua moglie ancora in fase grave della patologia. Lui è un Infermiere di origini campane che lavora da circa un lustro in una Terapia Intensiva di un noto ospedale in Lombardia. La sua storia è simile a quella di tanti operatori che sono passati dall’assistenza all’essere assistiti.

“Carissimi vi scrivo per raccontare il mio inferno. Sono stato tra i primi ad assistere Pazienti affetti da Coronavirus, i fatti sono accaduti a metà febbraio, quindi molto prima dell’attuale emergenza in Italia. Ci portano in Terapia Intensiva un paziente agitato, che desaturava e tossiva. Non avevamo in mente che da quel momento sarebbe accaduto una catastrofe nel nostro reparto e nel resto della Lombardia. Già avevamo avuto in precedenza casi simili – ci spiega Luca – i Medici parlavano di polmonite interstiziale bilaterale, non sapevano ancora bene di questo benedetto Coronavirus. Alcuni di loro si sono infettati, quasi tutti noi Infermieri prima di loro. Alcuni con sintomi lievi, altri con sintomi complicati, come nel mio caso”.

Luca ha gli occhi lucidi quando racconta questa storia, è chiaramente provato. Lui al momento ce l’ha fatta, è fuori pericolo, ma teme per la moglie, che ha febbre da 15 giorni e annessi seri problemi respiratori. E’ candidata anche lei alla Rianimazione, ma al momento i Medici riescono a gestirla con antibiotici e con una terapia sperimentale.

“Lei si è ammalato dopo di me – ci spiega Luca – quindi non sono stato io a contagiarla. Fa la cassiera in un supermercato della zona e è a continuo contatto con qualsiasi tipo di persone. Loro, oltre a noi sanitari, sono gli operatori più a rischio contagio. Lei è forte e cel la farà. Nostro figlio è dai nonni fin dall’inizio, in un altro comune, in un’altra regione. Tornando a quello che mi è accaduto ricordo solo che mi sono sentito male di colpo, avevo febbre alta oltre i 39 gradi; all’improvviso aveva fame d’aria, era come infilare la testa in una busta di plastica; i polmoni non si espandevano, non rispondevano ai mei comandi; mia moglie ha chiamato il Servizio 118, sono arrivati entro pochi minuti; ricordo che conoscevo bene il collega, sono svenuto; poi ho saputo che sono stato immediatamente intubato e collegato all’ossigeno. Ricordo solo me sulla barella, le luci dell’abitacolo dell’ambulanza e le luci di un reparto. Ho saputo solo qualche giorno fa, quando sono uscito dalla Rianimazione, che ero stato ricoverato nell’Unità Operativa dove lavoravo e che a gestirmi sono stati, in parte, i miei colleghi Medici, Infermieri e OSS. Sarò per sempre grato a queste persone, amici veri, che hanno rischiato anche di infettarsi per salvarmi la vita”.

Luca è stanco, provato da questa esperienza, ha perso 8 Kg ed è ancora sotto osservazione. Il primo tampone dopo il ricovero in Terapia Intensiva ha dato risultati negati; ora è in attesa del secondo responso, per capire se potrà almeno essere dimesso dalle Malattie Infettive e tornare a casa. Sa che per ora non potrà tornare al lavoro, i suoi polmoni e la sua mente sono provati, ma spera un giorno di re-indossare la sua divisa e di operare di nuovo a fianco dei suoi colleghi che ora gli mancano e che vorrebbe solo abbracciare.

In bocca al lupo!

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