Infermiere condannato a morte in Francia perché in coma: giudici fermano tutto.

Infermiere condannato a morte in Francia perché in coma: giudici fermano tutto.

Un nuovo “caso Englaro” che divide la nazione francese e che fa parlare il mondo intero.

E’ un Infermiere Psichiatrico e doveva morire perché in coma irreversibile da troppi anni. Lo avevano deciso alcuni Medici francesi ai danni di Vincent Lambert, in stato vegetativo dal 2008. Lunedì prossimo doveva essere staccato dalle macchine che lo tengono in vita. Moglie e fratelli sono a favore dell’interruzione del trattamento. I genitori no. Ne parla in un apposito servizio il collega dell’AGI Matteo Ghisalberti. I giudici francesi proprio ieri hanno intimato all’ospedale che lo assiste di continuare con le cure.

La Corte d’appello di Parigi – come riferisce l’agenzia di stampa Ansa.it – ha ordinato la ripresa delle cure per Vincent Lambert, il tetraplegico in stato vegetativo al centro di una decennale battaglia legale. I trattamenti che tenevano in vita Lambert erano stati interrotti solo stamattina. La decisione è stata assunta dopo un ennesimo ricorso dei familiari contrari alla sospensione dei trattamenti.

Si tratta di un incredibile colpo di scena nel caso che da dieci anni è divenuto un simbolo del dibattito sul fine vita in Francia. Per la Corte d’appello di Parigi, a cui erano ricorsi in mattinata i genitori contrari alla sospensione dei trattamenti che mantenevano in vita Vincent Lambert, bisogna riattaccare la spina. Nel pomeriggio, la Corte europea dei diritti umani aveva invece respinto il ricorso dei genitori, in assenza di “nuovi elementi”. Mentre il presidente, Emmanuel Macron, aveva detto che la decisione non spettava a lui. La Corte d’appello di Parigi ha invece accolto a sorpresa il ricorso dei genitori, ferventi cattolici, che hanno invocato le raccomandazioni del Comitato dei Diritti dei disabili delle Nazioni Unite.

La storia.

Si avvia all’epilogo, in Francia, il caso di Vincent Lambert, il 42enne tetraplegico in stato vegetativo da oltre 10 anni e al centro di un’accesa battaglia legale, una vicenda diventato il simbolo del dibattito sull’eutanasia, le cure di fine vita, la morte degna: a partire da lunedì è infatti programmata la sospensione delle sue cure. Nel tentativo di invertire il corso, i genitori hanno fatto un ultimo disperato appello al presidente francese, Emmanuel Macron.

Un nuovo caso Englaro.

Si calcola che il protocollo di fine vita potrebbe durare da due a quattro giorni, e includere, oltre allo stop alle macchine per idratarlo e nutrirlo, una sedazione “controllata, profonda e continua”. Lambert, infermiere psichiatrico e che oggi ha 42 anni, è in uno stato vegetativo da quando, nel settembre 2008, rimase coinvolto in un incidente stradale. Una vicenda quindi non dissimile da quella di Eluana Englaro.

Il trauma gli ha provocato una lesione cerebrale che lo ha reso tetraplegico e assolutamente dipendente. Nel 2011 i medici hanno escluso qualsiasi possibilità di miglioramento e nel 2014 la sua condizione è stata classificata come vegetativa.        

Ferocemente contrari all’interruzione del trattamento, i genitori, che hanno chiesto per domani, domenica, un raduno davanti all’ospedale di Reims per “supplicare” i medici affinchè continuino a “nutrire e idratare” il figlio. La stessa famiglia è lacerata. Da una parte i genitori, Viviane (73 anni) e Pierre (90), ferventi cattolici, la sorella e un fratellastro.

Sul fronte opposto, la moglie di Vincent, Rachel, il resto dei fratelli e sorelle e suo nipote Francois, che denunciano l’accanimento terapeutico.

I dubbi della Chiesa Cattolica.

Gli avvocati dei genitori, Jean Paillot e Jerome Triomphe, si sono rivolti al capo dello Stato perché Macron è “il solo e l’ultimo a poter intervenire”. Nel momento in cui la Francia assume la presidenza del Consiglio d’Europa, Parigi -hanno fatto presente- potrebbe dare un “segnale disastroso sia alle persone handicappate che alla comunità internazionale”.

La lettera dei genitori di Vincent Lambert arriva dopo che, ieri, il Comitato internazionale dell’Onu che si occupa dei diritti delle persone handicappate aveva chiesto nuovamente alla Francia di non interrompere il mantenimento in vita del quarantaduenne tetraplegico. 

Anche il “Defenseur des droits” – l’authority francese incaricata di assicurare il pieno godimento dei diritti ai cittadini – aveva affermato che “le misure provvisorie chieste dal Comitato delle Nazioni Unite devono essere rispettate dallo Stato”. La questione è stata trattata da numerose giurisdizioni nazionali e internazionali.  

Da segnalare inoltre che è tornato ad esprimersi anche il gruppo di bioetica della Conferenza episcopale francese che, nei giorni scorsi aveva già invitato a “rispettare l’etica e lo Stato di diritto”: stavolta in un comunicato i vescovi si chiedono “perché questa fretta nel condurre (Vincent Lambert) verso la morte?”.

Potrebbe interessarti...