Sciopero Nazionale Infermieri: il 23 febbraio in piazza!

oltre 250mila infermieri del pubblico impiego pronti a scendere in piazza per i loro diritti!
oltre 250mila infermieri del pubblico impiego pronti a scendere in piazza per i loro diritti!

Come annunciato nelle settimane scorse, il mancato rinnovo del contratto nazionale provoca inesorabilmente lo sciopero nazionale degli infermieri. Si tratta di oltre 250mila infermieri del pubblico impiego che protestano per il riconoscimento dei loro diritti contrattuali e che non accetteranno l’ennesimo compromesso al ribasso.

I sindacati infermieristici Nursind e Nursing Up hanno infatti definito “Inaccettabile la carenza di risorse dovuta al disinteresse del governo verso gli infermieri e gli altri lavoratori del Servizio Sanitario Nazionale”.

Tra le tematiche oggetto della protesta, oltre alle questioni economiche, ci sono le mancate attenzioni verso uno sblocco del turn-over, verso il blocco ai tagli lineari delle dotazioni organiche, verso il rispetto del risposo e degli orari di lavoro. 

La data ufficiale dello sciopero è fissata per il 23 febbraio 2018, i dettagli organizzativi saranno divulgati nei prossimi giorni.

La nota di AssoCare.it

Anche l’associazione infermieristica nazionale AssoCare.it chiede agli Infermieri Italiani di scendere in piazza e di unirsi nella lotta comune per dire basta alla deprofessionalizzazione e dire si all’aumento sostanziale degli stipendi. “Degli 85 euro lordi proposti dal Governo Gentiloni non ce ne facciamo nulla – spiega Gioacchino Costa, presidente del sodalizio infermieristico – gli Infermieri e gli Infermieri Pediatrici hanno diritto a percepire un equo compenso che deve avvicinarsi il più possibile a quello dei Medici. E’ questo un momento storico che non possiamo più farci sfuggire di mano. Se falliamo ora falliremo sempre”.

La nota di Nursing Up

Nursing Up proclama sciopero nazionale degli infermieri e del personale del comparto sanità per lunedì 23 febbraio 2018, dalle 00.00 alle ore 24.00, la giornata è stata anticipata per ragioni tecnico giuridiche legate al coincidente periodo di proclamazione dello sciopero dei medici, annunciando manifestazioni a Roma: inaccettabile la carenza di risorse dovuta al disinteresse del Governo verso gli infermieri e gli altri lavoratori del SSN.

 “La misura è colma, ora gli infermieri sono davvero stanchi di aspettare – dichiara il presidente del sindacato degli infermieri Antonio De Palma – vogliamo riprenderci la nostra dignità di lavoratori che si traduce in un’adeguata retribuzione e riconoscimento: condizioni degne di una società civile”.

 “Pretendiamo lo sblocco del turnover – prosegue – per dire basta una volta e per sempre alla fuga dei cervelli, all’emigrazione dei giovani infermieri che vanno all’estero a portare competenze e professionalità perchè lì gli viene riconosciuta. Intanto qui in Italia c’è bisogno di loro: gli ospedali sono sotto organico e a pagare questo grave disagio sono i pazienti”. “La domanda che dobbiamo farci – conclude – soprattutto con le elezioni alle porte è: quanto vale la salute dei cittadini per i nostri politici?”.

 Dopo aver cercato inutilmente risposte sul rinnovo del CCNL, il comparto sanità si ferma per protestare contro: i tagli lineari delle dotazioni organiche, il demansionamento degli infermieri e di tutti i professionisti sanitari, le pretese di deroghe indiscriminate alle ore di riposo giornaliere e al riposo settimanale.

Per il sindacato degli infermieri Nursing Up è inaccettabile:

  1. il perdurare del blocco del trattamento economico del personale del SSN previsto dal DL 78/2010 convertito nella legge 122/2010 e il taglio dei fondi della contrattazione integrativa, perchè non saranno certo 85 euro medi promessi a tutti i lavoratori a colmare il vuoto lasciato da 9 anni di congelamento contrattuale
  2. il mancato riconoscimento della progressione economica  (passaggio di fascia) e di quella verticale (passaggio di categoria) per infermieri, caposala e altri professionisti sanitari del comparto
  3. la mancata valorizzazione dell’anzianità di servizio delle professioni sanitarie non mediche tramite scatti di carriera, il mancato riconoscimento delle ore necessarie all’aggiornamento professionale, la mancata possibilità di svolgere attività libero professionale
  4. il mancato riconoscimento economico del tempo per indossare la divisa e di quello per il passaggio delle consegne
  5. il permanere della crisi occupazionale infermieristica che vede oltre 25mila infermieri disoccupati
  6. il sovraccaricare di lavoro il personale infermieristico per via del mancato ricambio generazionale dovuto al blocco del turnover e alle esasperanti condizioni lavorative, logica conseguenza e alle ristrettezze economiche e al drastico contenimento dei costi messi in campo dalle aziende sanitarie.

Nursing Up, sindacato maggiormente rappresentativo degli infermieri italiani presente a tutti i livelli di contrattazione, è il sindacato storico e autonomo della categoria nato 20 anni fa, fondato da un gruppo di infermieri per difendere gli infermieri. Nursing Up è un’organizzazione sindacale iscritta nel Registro Europeo della Trasparenza, istituito e gestito dal Parlamento e dalla Commissione Ue. Una garanzia: infatti il Registro della Trasparenza ha introdotto un unico codice etico che vincola tutte le organizzazioni e i lavoratori autonomi. Nursing Up, su segnalazione della Commissione Europea, ha dato il proprio contributo rispondendo alla Consultazione pubblica sulla sicurezza del paziente e la qualità dell’assistenza (Public Consultation on patient Safety and Quality of Care) ed ha promosso e sostenuto il ricorso di decine di migliaia di infermieri italiani davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo contro lo Stato italiano, per ottenere il risarcimento del danno per tutti gli anni di blocco del contratto. Si tratta di uno dei pochi ricorsi che, attualmente, non sono stati dichiarati irricevibili da parte dell’alta corte.

La nota di Nursind

Nel rispetto della disciplina della commissione di garanzia che regolamenta gli scioperi, in seguito alla mobilitazione nazionale della dirigenza sanitaria spostata dall’8-9 febbraio al 23, il NurSind nella tarda serata di ieri ha accettato di convergere sulla stessa data per la sua protesta nazionale: anche gli infermieri, quindi, incroceranno le braccia il prossimo 23 febbraio.

 “Cambia la data, ma non le ragioni e le finalità del nostro sciopero – spiega Andrea Bottega, segretario nazionale NurSind – Il 26 febbraio, giorno da noi scelto per astenerci dal lavoro, infatti, risultava troppo ravvicinato a quello individuato dai camici bianchi. Abbiamo quindi deciso di coalizzare il dissenso verso le politiche sanitarie di questo governo unificando la data della nostra protesta. Dirigenza e comparto sanità dunque saranno compatti il prossimo 23 febbraio per dire no a un rinnovo contrattuale che si preannuncia peggiorativo rispetto al precedente”. 

Chiediamo al Governo di assumere le proprie responsabilità incrementando le risorse a disposizione della contrattazione per dare risposte concrete agli infermieri ed ai professionisti sanitari del comparto, per realizzare provvedimenti strutturali volti al riconoscimento concreto del loro ruolo, del loro elevato profilo formativo e delle loro responsabilità: è necessario finanziare, come già avvenuto per i medici, la RIA del comparto e portare i professionisti sanitari dalla categoria D, dove si trovano, alla categoria DS.

Chiediamo direttive e risorse finalizzate ad una revisione completa del sistema delle indennità, ivi compreso il finanziamento dell’ ex indennità infermieristica di cui all’articolo 40 del CCNL 1999. Non è più accettabile, solo per citare un esempio, che ad un operatore che svolge un turno di lavoro notturno spetti una indennità risibile, poco più di 2 euro all’ora durante il periodo che va dalle 22 alle 6 del mattino.

Chiediamo direttive e risorse finalizzate a sostenere l’aggiornamento professionale dei professionisti del comparto, per i quali deve essere operata una riduzione del debito orario settimanale (orario di servizio) pari ad almeno 4 ore settimanali, da utilizzare per le attività di aggiornamento, come già avviene per i medici.

Chiediamo direttive e nuove risorse finalizzate all’immediato e stabile riconoscimento, sia economico che giuridico, per la valorizzazione delle competenze cliniche e gestionali degli interessati, ivi compresi gli infermieri specialisti e gli esperti in applicazione della Legge 43/06 e per la valorizzazione economico giuridica della funzione di coordinamento.

Chiediamo direttive finalizzate alla detassazione del salario di produttività, come per il privato, ed a dare soluzione al demansionamento della categoria, derivante dal blocco del turn over e dalle mancate sostituzioni del personale a vario titolo assente.

Chiediamo direttive con le quali venga revocato il mandato già conferito all’ARAN, di mettere in discussione le deroghe al riposo minimo continuativo di 11 ore ogni 24 previsto dai regolamenti UE. Gli infermieri ne uscirebbero massacrati e potrebbe essere messa a repentaglio, in talune occasioni, l’assistenza resa al cittadino.

Chiediamo l’impegno del Governo, ad attivare le procedure finalizzate al riconoscimento, nei confronti dei professionisti sanitari del comparto sanità, del diritto di svolgere attività libero professionale, anche con modalità analoghe a quelle già previste per il personale medico.

Chiediamo l’immediata creazione, per il personale “infermieristico e sanitario“ della distinta sezione contrattuale prevista dall’art 40 c. 2 del dlgs 30.03.2001 n 165, ricorrendo- allo stato-le condizioni previste dal legislatore.

Chiediamo direttive idonee ed azioni concrete volte a superare l’attuale mancanza di criteri generali, nazionali ed uniformi per la determinazione , in ogni azienda, e per ogni servizio delle dotazioni organiche infermieristiche e delle figure di supporto.

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