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Morbo di Crohn: segni, sintomi, diagnosi e cura

Morbo di Crohn: segni, sintomi, diagnosi e cura
Crohn: segni, sintomi, trattamento

Malattia di Crohn

Il morbo di Crohn, noto anche come enterite regionale, è una malattia infiammatoria cronica dell’intestino che può colpire qualsiasi parte del tratto gastrointestinale, dalla bocca all’ano, provocando una vasta gamma di sintomi.

Essa causa principalmente dolori addominali, diarrea (che può anche essere ematica se l’infiammazione è importante), vomito o perdita di peso, ma può anche causare complicazioni in altri organi ed apparati, come eruzioni cutanee, artriti, infiammazione degli occhi, stanchezza e mancanza di concentrazione.

La malattia di Crohn è considerata una malattia autoimmune, in cui il sistema immunitario aggredisce il tratto gastrointestinale provocando l’infiammazione, anche se viene classificata come un tipo particolare di patologia infiammatoria intestinale.

Ci sono prove di una predisposizione genetica per la malattia e questo porta a considerare gli individui con fratelli ammalati tra gli individui ad alto rischio.

Non esiste, ancora, una terapia farmacologica risolutiva od una terapia chirurgica eradicante.

Le possibilità di trattamento sono limitate al controllo dei sintomi, al mantenimento della remissione ed alla prevenzione delle ricadute.

La malattia prende il nome dal gastroenterologo statunitense Burrill Bernard Crohn che, insieme a due colleghi nel 1932, descrisse per primo una serie di pazienti con infiammazione dell’ileo terminale, solitamente la zona più colpita.

Come in tutti pazienti potenzialmente critici, il primo approccio deve essere la valutazione delle funzioni vitali mediante l’ABCDE:

  • A: valutazione della via Aerea.
  • B: valutazione dell’attività respiratoria (Breathing) eseguita tramite l’acronimo OPACS (Osservo, Palpo, Ausculto, Conto gli atti respiratori, Saturimetria).
  • C:valutazione del Circolo e cioè del quadro emodinamico.
  • D:analisi del quadro neurologico (Disability).
  • E: completa valutazione del paziente (Exposure).

A questa prima valutazione, segue la raccolta anamnestica secondo gli acronimi SAMPLER ed OPQRST.


Tale metodica ha lo scopo di raccogliere, rapidamente, tutti gli elementi necessari per il corretto inquadramento del paziente:

  • S – Sintomo: viene approfondito mediante l’OPQRST dove per Osi intende Onset, cioè l’esordio del sintomo. P è Palliation/Provocation, cioè cosa fa peggiorare o migliorare il dolore. Q è la Qualità, il tipo di dolore. R è Radation, cioè la o le possibili irradiazioni del dolore. S è Severity, cioè l’intensità del dolore. T è il tempo di insorgenza, cioè da quanto il sintomo perdura. Indagato il sintomo (S), si continua la nostra anamnesi con:
  • A- Allergie.  
  • M – Medicineterapia abitualmente assunta.
  • P – Past medical history: ultimo pasto assunto.
  • E – Events: cosa è accaduto prima dell’insorgenza del sintomo.
  • R – Risk: fattori di rischio.

La diagnosi di Crohn è ottenibile (solo) tramite la combinazione di segni e sintomi associati a: test di laboratorio, esami radiologici (TAC e risonanza magnetica), endoscopici (colonscopia) e bioptici (eseguiti su retto, colon e segmento terminale del tenue).

Ma quale è l’atteggiamento terapeutico da seguire?

Morbo di Crohn ileocecale in fase moderatamente attiva: Prednisolone/Metilprednisolone o Budesonide come prima scelta.

In caso di mancata risposta agli steroidi sistemici, trattamento anti-TNF (farmaci inibitori del Tumor Necrosis Factor) con anticorpi monoclonali ad azione bloccante il TNF alfa, citochina della infiammazione.

Terza linea farmacologica, di fronte ad insuccesso con steroidi sistemici ed anti-TNF, Vedolizumab, inibitore selettivo dei linfociti che transitano e vengono reclutati nell’intestino infiammato.


Morbo di Crohn ileocecale in fase gravemente attiva: Steroidi sistemici con precoce associazione con anti-TNF, Infliximab o Adalimumab, riservando la somministrazione di Vedolizumab ai casi che non rispondono alla terapia iniziale.


Svariati studi riportano una minor necessità di intervento chirurgico nei pazienti trattati con anti-TNF.

Morbo di Crohn a localizzazione colica: corticosteroidi sistemici associati ad anti-TNF ai quali il Crohn con localizzazione colica risponde meglio che nei casi di localizzazione nel tenue.

Vedolizumab riservato ai casi che non rispondono alla terapia con steroidi sistemici ed anti-TNF.

La malattia estesa viene gestita con steroidi sistemici ed anti-TNF.
La somministrazione di immunosopressori (inclusi Tiopurine e Metotrexato) dovrebbe essere riservata ai casi di malattia grave.

Ma quando si può intervenire chirurgicamente?

L’apporto chirurgico dovrebbe essere riservato alla gestione dei casi che non rispondono alla terapia medica o al trattamento delle complicanze: occlusione intestinale nella malattia stenosante, ascessi addominali (in associazione a terapia antibiotica) e malattia fistolizzante.

Le manifestazioni sistemiche vengono trattate con i medesimi schemi terapeutici utilizzati nelle localizzazioni intestinali.


In tutti i pazienti con malattia grave è necessaria la prevenzione del troboembolismo.

Dott. Giovanni Maria Scupola

Nato a Lecce. Blogger, web-writer, nurse-reporter. Laurea in Infermieristica (Bari, 2004), Laurea Specialistica (Parma, 2008), Master in Management e Coordinamento (Roma, 2011).

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