Helicobacter Pylori: sintomi, cause, terapia e contagio dell’infezione

Helicobacter pylori: sintomi, cause e cura
Helicobacter pylori: sintomi, cause e cura

Helicobacter Pylori: quali rimedi?

L’infezione da Helicobacter pylori rappresenta un flagello per migliaia di persone: le conseguenze di un trattamento sbagliato o incompleto possono essere anche letali! Ecco tutto quello che c’è da sapere!

L’Helicobacter pylori è un batterio gram negativo flagellato acido-tollerante, il cui habitat ideale è il muco gastrico situato nello stomaco umano.
Il suo sviluppo è propiziato dalla presenza di un ambiente poco ossigenato e tendenzialmente acido, esattamente come quello della mucosa gastrica, dove, una volta stabilitosi, produce una serie di metaboliti tossici fra i quali: ammoniaca, proteasi, catalasi e fosfolipasi, tutti in grado di nuocere alle cellule.
L’Helicobacter è pertanto il principale indiziato della gastrite e detiene un ruolo da protagonista nei casi di ulcera peptica e duodenale.
La sopravvivenza del batterio all’ambiente acido dello stomaco è eccezionale ed è dovuta alla produzione di ureasi, enzima attraverso il quale scinde l’urea presente nei tessuti gastrici in diossido di carbonio ed ammoniaca, elemento capace di neutralizzare il pH acido della mucosa gastrica e lederla.

Grazie alla sua natura, il batterio si muove rapidamente nei meandri dello stomaco fino ad incontrare aree fertili dove fissarsi e replicarsi.
L’HP colpisce circa i 2/3 della popolazione mondiale e l’infezione riguarda (invece) il 20% degli individui al di sotto dei 40 anni ed il 50% degli over 60.
Raramente sono interessati i bambini dei paesi occidentali, mentre sono colpiti il 10 % di quelli residenti negli stati sottosviluppati.
A tutt’oggi non vi sono certezze assolute circa le modalità di trasmissione del batterio.
Il microrganismo è reperibile sulle feci, nella saliva e sulla placca dentale.

Parrebbe che la via di trasmissione più probabile sia quella oro-fecale, ma non sono da escludere le possibilità di trasmissione tramite la via orale e quella attraverso il contatto diretto con strumenti endoscopici contaminati.

La diagnosi di infezione da HP si basa prevalentemente sui risultati di un test del respiro ed un esame dello stomaco attraverso una sonda di esplorazione flessibile, la gastroscopia.
Attraverso questo esame oltre ad avere una visione in diretta della mucosa gastrica è possibile eseguire una o più biopsie per successive indagini microscopiche di laboratorio.
Con l’Urea Breath Test (test del respiro) viene valutata la quantità di anidride carbonica emessa con il respiro.
Il paziente viene invitato ad assumere urea marcata, una sostanza che contiene atomi di carbonio marcati radioattivamente.
Se il batterio è presente, è in grado di trasformare la molecola di urea ingerita in due molecole più piccole: ammoniaca ed anidride carbonica.
Il carbonio marcato finisce così nelle molecole di anidride carbonica eliminata col respiro.
L’aria espirata viene analizzata ed il test si considera positivo nel caso in cui vengano rilevati residui di anidride carbonica marcata.

L’infezione da HP, che decorre nella maggior parte dei casi senza manifestazioni evidenti, può talvolta rivelare una molteplicità di segni e sintomi secondari alle patologie che è in grado di determinare: gastrite, ulcera peptica e duodenale.
L’infiammazione ed i danni alla mucosa gastrica (provocati dal batterio) possono provocare nel paziente: nausea, vomito, dolore e/o pirosi gastrica, reflusso gastroesofageo, inappetenza, calo di epso, sanguinamento con anemia e difficoltà nella digestione.
I segni e sintomi elencati meritano di essere sempre indagati e la valutazione di un medico gastroenterologo è fondamentale al fine di ottenere una diagnosi ed un trattamento adeguato.
La terapia contro l’infezione da HP ha lo scopo di eliminare questi microrganismi dalla mucosa gastrica tramite l’uso di farmaci antibiotici e neutralizzare l’ambiente acido in cui vivono attraverso gli inibitori di pompa protonica (IPP).
Dal 1996 le linee guida internazionali hanno stabilito che la terapia standard è rappresentata da 7-10 giorni di trattamento con un inibitore di pompa protonica associato ad amoxicillina e claritromicina.

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