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Lo sfogo di Stefania Franceschelli, Infermiera: “noi professionisti, ma malpagati e da regione a regione è sempre peggio”.

Carissimo Direttore di AssoCareNews.it,

buongiorno. Stipendi degli Infermieri troppo bassi? Le motivazioni sono varie. Anzitutto in Italia si inizia a capire che è una professione e non una missione. Purtroppo molto malpagata rispetto la media europea. Dopo la mini laurea triennale, notti e festivi, circa 2 mesi e 1/2 di notti lavorate …€ 1.500 mensili. Dopo 30 anni 1.700/1.750 €. Occorrerebbe tener presente le alte responsabilità che ha un infermiere. Non pratica solo iniezioni intramuscolari ma possiede competenze medico-scientifiche praticando tecniche molto più impegnative di una iniezione (tracheoaspieazione, posizionamento del sondinonasogastrico, emogasanalisi etc). Poi c’è la differenza di trattamento tra regioni; es in Campania riconoscono lo straordinario pagandolo in busta paga, nelle regioni del nord, preferiscono metterlo su in ore. Poi gli infermieri che fanno capo alle Università sono pagati di più. Poi una equa ridistribuzione delle risorse umane, presso certi ospedali è carente. Conosco colleghi, molti, che si trovano a gestire 20 pazienti la notte anche nei reparti chirurgici.

In Svizzera c’è un rapporto infermiere/pz 1/6. Nei dipartimenti di emergenza il personale è a numero…altrimenti come farebbero a gestire una emergenza. Poi magari al sud, Napoli, trovi reparti con 2 infermieri per 10 pz. non critici…per non dire altro. Ma la cosa che mi ha fatto sempre incavolare è che solo con il Covid si sono resi conto della carenza di organico? Per anni non hanno fatto concorsi pubblici obbligando colleghi ad andare all’estero. O peggio ancora ad organizzarsi in pullman in giro x l’Italia in cerca di concorsi. Nel 2020?

Inoltre in Italia abbiamo troppi dirigenti super pagati e sottodirigenti altrettanto pagatissimi. Poi i soldi mancano x assumere forza lavoro nei reparti. Politica e AUSL a braccetto. Per risparmiare bisognerebbe chiudere certi ospedaletti del cavolo che servono solo a garantire il posto di lavoro sotto casa o garantire qualche primariato. Chiudere anche quelli che hanno fatto più danni alle persone che benefici.

Comunque al nord ci si fa un discreto mazzo non riconosciuto economicamente. È anche colpa di noi infermieri che ad ogni richiesta diciamo sempre “sì”. Dei sani “no” sarebbero stati utili per la nostra professione.

Saluti.

Stefania Franceschelli, Infermiera OPI Bologna