Pronto Soccorso Ravenna nel caos: spazi angusti e manca la privacy.

Pronto Soccorso Ravenna nel caos: spazi angusti e manca la privacy (foto di Gianfranco Spadoni).
Pronto Soccorso Ravenna nel caos: spazi angusti e manca la privacy (foto di Gianfranco Spadoni).

Intervento della Lista civica per Ravenna.

La grande sala d’aspetto del Pronto Soccorso di Ravenna si è ormai trasformata in veri e propri ambulatori stipati da pazienti in attesa e da un gran numero di barelle, che a volte rendono difficoltoso perfino transitarvi. Una delle belle foto d’archivio incorniciate sui muri a raffigurare il PS dei vecchi tempi mostra una serie di pazienti in barella con la didascalia: “Spazi angusti e poca privacy”. Potrebbe rappresentare pari pari il Pronto soccorso d’oggi, inaugurato appena nel 2012.

Recatomi sul posto per un sopralluogo, insieme al capogruppo di Lista per Ravenna nel Consiglio territoriale di Ravenna Sud, Gianluca Benzoni, abbiamo potuto scattarne foto eloquenti.
Non si discute l’attività dei professionisti, impegnati a fronteggiare l’emergenza continua con ritmi pressanti, né la qualità dei servizi sanitari erogati, bensì gli aspetti logistici indecorosi, il comfort impossibile e le attese eccessive. Come pure la mancata osservanza della privacy, soprattutto nel caso che le persone in barella, obbligate ad attese estenuanti, debbano espletare funzioni fisiologiche. Non va neppure trascurato che, quando arriva il loro turno, i pazienti vengono chiamati a gran voce col cognome anziché, come richiederebbe il Garante per la privacy, col proprio codice numerico di accettazione, senza che sia stato loro chiesto il consenso.

Non ha prodotto un buon risultato la ‘rivoluzione’ dei servizi ospedalieri. Concepita su strutture nosocomiali di Area vasta affiancate dai Distretti socio-sanitari, si sarebbe avvalsa del supporto fondamentale di una fitta rete di servizi sul territorio, capaci anche di alleggerire i pronto soccorsi. Ma non è andata così.

Una delle condizioni necessarie per sopprimere posti letto di degenza sarebbe stata la diffusione dei servizi di prossimità alternativi al ricovero ospedaliero, quasi mini ospedali sotto casa. Il loro primo livello sarebbe consistito nell’istituzione delle Case della salute e dei Nuclei di cure primarie, composti da medici e operatori sanitari di base e pediatri di libera scelta. Questo progetto ha però avuto un decollo molto parziale e claudicante, inadeguato a sgravare i servizi ospedalieri di emergenza.

I progetti della direzione aziendale per far fronte al sovraffollamento del Pronto soccorso di Ravenna, generato da ben oltre 100 mila accessi l’anno, con punte di 400 utenti al giorno, avrebbero dovuto produrre il potenziamento delle unità operative di Medicina interna, alle quali, invece, sono stati apportati tagli sconsiderati di posti letto. Si assiste così a pazienti ricoverati che spesso vengono distribuiti in reparti inappropriati rispetto alla loro specifica patologia. Ne consegue il disagio del personale medico, costretto a seguirli fuori del proprio reparto di appartenenza. Il malessere è peraltro aggravato dalla direttiva di limitare al massimo i giorni di degenza. Il tutto a danno e sofferenza, prima di tutto, dei pazienti stessi e delle loro famiglie.
Per fronteggiare queste carenze e disfunzioni, le linee di indirizzo e di programma della Regione hanno previsto, tra l’altro, di attivare, all’interno dei reparti, ricoveri soprannumerari, con letti aggiuntivi. Hanno ipotizzato di ridurre i ricoveri programmati o non urgenti per un intervallo di tempo rapportato all’intensità del sovraffollamento. Hanno inteso rinforzare il personale medico e infermieristico. Tutto è però rimasto largamente sulla carta.

Le medicine per curare il pronto soccorso, dette in pillole, sono dunque: il decollo effettivo e qualificato dei servizi di prossimità, diffusi su tutto il territorio; un risoluto potenziamento della Medicina interna ospedaliera; la predisposizione, nei casi di straordinaria emergenza, di ricoveri soprannumerari, supportati dal rafforzamento del personale.
Siccome le condizioni anomale dei servizi sanitari territoriali si devono in buona parte alle responsabilità dei sindaci che, in rappresentanza dei loro cittadini, compongono la Conferenza socio-sanitaria, organo di indirizzo e di controllo politico-amministrative dell’AUSL Romagna, è interessante conoscere cosa ne pensi e come intenda operare al riguardo il sindaco di Ravenna per guarire il pronto soccorso della sua città. Ne discende l’interrogazione che il capogruppo di Lista per Ravenna, Alvaro Ancisi, rivolgerà immediatamente a Michele De Pascale.

Gianfranco Spadoni – Vice-presidente di Lista per Ravenna

Potrebbe interessarti...