Vittorio Sgarbi umilia gli Infermieri, invitiamolo al Congresso Nazionale!
Vittorio Sgarbi umilia gli Infermieri, invitiamolo al Congresso Nazionale!
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Paolo, Infermiere del Servizio 118 risponde a Vittorio Sgarbi: “si scambia l’educazione sanitaria per qualcosa di diverso”.

Carissimo Direttore di AssoCareNews.it,

dopo una delle tante esternazioni di Vittorio Sgarbi, mi permetto di aggiungermi, con pari dignità e diritto di parola, sull’argomento riguardante le parole del collega Infermiere a mezzo social.

È stato già detto tanto, a favore e contro tale atto e come sempre non mancano le fazioni pro e contro il collega (i “contro il collega” mi producono sempre strane reazioni, aimè).

Quello che mi è venuto quasi spontaneo è uno strano parallelismo con le suffragette di inizi 1900.

Come mai?

È presto detto: anche allora la situazione femminile relegava le donne in una condizione statica e ben precisa: compiti e ruoli standardizzati; assenza di diritti fondamentali; poca o nulla voce in capitolo sui temi più importanti, ma anche sulle decisioni della vita quotidiana; non parliamo nemmeno sulle questioni in merito a funzioni e posizioni autonome e di decisione o direzione.

Ricorda qualcosa?

È forse un caso che uno dei mestieri fosse proprio l’accudire i malati e gli anziani (oltre che i bambini)? Viviamo in una società, specie nella realtà italiana, non ancora affrancata da decisi stereotipi: donna in cucina, niente diritti, comanda l’uomo, stipendi e diritti delle donne continuamente in pericolo o disattesi…. E in questo il discorso infermieristico non disattende le antiche aspettative. Anche con la presenza sempre maggiore di uomini in corsia il discorso e lo stereotipo non cambia.

Perché quindi meravigliarsi se voci conservatrici tengono banco continuamente con discorsi che sarebbero perfetti nel 1920?

Perché meravigliarsi se una funzione inalienabile come quella di educazione sanitaria viene biasimata con toni tanto beceri e accusatori?

La via è lunga, le suffragette prima e le femministe poi han posto l’accento sul problema ed hanno ottenuto risultati (non del tutto esaustivi, purtroppo), ma allora c’era una coscienza comune del problema, condivisa anche “dall’altra parte”, ora purtroppo solo un deserto e sparite oasi sempre più in pericolo.

Cordiali saluti.

Paolo Formentini, Infermiere Servizio 118

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