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Avrà luogo oggi a Roma il sit-in di protesta davanti alla Camera dei Deputati degli Autisti Soccorritori. Chiedono a gran voce l’istituzione del loro “Profilo Professionale”.

Esattamente 231 anni fa, il 14 luglio 1789, vi fu un evento epocale dall’enorme significato; simbolico a tal punto da essere considerato il vero inizio di quella che sarà poi ricordata come la Rivoluzione Francese.

Analogamente oggi, nella ricorrenza della “Presa della Bastiglia” e di ciò che essa ha rappresentato per i cambiamenti conseguenti a quei tumultuosi giorni, una schiera di “dipendenti pubblici e privati” rappresentanti degli Autisti d’ambulanza iscritti ai Co.E.S. di tutte le Regioni italiane, hanno deciso di scendere in piazza davanti a Montecitorio. Pur nel rispetto del distanziamento sociale, essi chiedono a gran voce “una Rivoluzione” nel sistema del soccorso e trasporto sanitario a mezzo ambulanza che deve necessariamente avere inizio con un atto dello Stato, ovvero: “il riconoscimento giuridico della Figura Professionale di Autista-Soccorritore”.

Gli Autisti d’ambulanza, prima del decreto istitutivo del servizio 118 (DPR 27.3.1992), avevano un “livello tecnico-assistenziale” mediamente molto scarso. Di fatto si provvedeva al mero trasporto o poco più, ma non a “portare il soccorso dal paziente”. I mezzi dovevano arrivare in fretta, caricare velocemente, poco importava come, e speditamente correre verso l’ospedale. In questo contesto l’ambulanza a volte arrivava anche con il solo conducente a bordo.

In seguito, l’integrazione del servizio pubblico con le aziende private e le onlus ha creato una “sinergia” fra le risorse disponibili nel nostro Paese. L’identificazione dell’infermiere o del medico come responsabili/capo equipaggio, lo sviluppo dei protocolli operativi stilati dalle centrali 118, la classificazione delle tipologie e lo standard dei tempi d’intervento, hanno cambiato radicalmente la qualità dei servizi sanitari resi ai cittadini a mezzo ambulanza e/o auto-medica fornendo sia servizi di soccorso di “base” che “avanzati”.

Oggi, il servizio 118 e l’utenza chiedono sempre più performance di alto livello alle equipe, sia in termini di preparazione professionale che in termini di disponibilità umane, ed anche i mezzi sono costantemente aggiornati e dotati di attrezzature tecnologiche all’avanguardia.

A partire dal 1992, il soccorso extra-ospedaliero ha sempre rappresentato un ambito nel quale l’infermiere poteva svolgere un maggior numero di attività in confronto al contesto ospedaliero e con un grado di autonomia sempre più elevato. Oggi i professionisti sanitari operanti a bordo dei mezzi di soccorso infermierizzato hanno potuto toccare con mano il vero significato del termine “competenze avanzate”. Infatti essi svolgono una serie di attività in autonomia, assumono decisioni importanti e sono abilitati all’esecuzione di algoritmi clinico-assistenziali, strumenti in grado di far esprimere al meglio le loro capacità.

Gli infermieri del soccorso territoriale 118 posseggono quindi delle competenze elevate e peculiari che gli altri colleghi non abilitati non possiedono e dalle quali ne derivano delle maggiori responsabilità, tant’è che oggi si rafforza sempre più nella comunità infermieristica la voglia di vedersi riconosciute, anche contrattualmente, queste competenze evolute o specialistiche, acquisite in anni di studio e di pratica clinica. Cose davvero impensabili fino a pochi anni fa!

Viceversa, agli Autisti-Soccorritori “professionali”, che per inciso lavorano circa 1600/1700 ore all’anno in media a fianco di questi infermieri super-specializzati, non si è pensato di dare una adeguato livello di scolarità in linea con l’evoluzione del moderno soccorso.

Essi, in molti casi, hanno dovuto arrancare per stare al passo nella collaborazione con i sanitari, spesso pagandosi la formazione necessaria di tasca propria.

E’ incontrovertibile che oggi sugli interventi complessi, soprattutto quando non c’è il medico, gli infermieri richiedono continuamente il nostro contributo perché siamo gli unici collaboratori disponibili in loco dei quali si fidano.

E’ atteso da molte centrali operative regionali che noi in qualità di tecnici dobbiamo saper collaborare con gli infermieri ad esempio in uno scenario di rianimazione complessa e saperlo fare a regola d’arte. Dobbiamo di fatto rilevare parametri vitali, oppure effettuare Elettrocardiogrammi a 12 derivazioni, applicare massaggiatori cardiaci automatici esterni, ed ancora più nello specifico, saper predisporre e passare celermente al professionista tutto l’occorrente per le manovre invasive complesse da lui messe in pratica. Questa risulta essere una preparazione ad hoc assolutamente necessaria anche per poter lavorare nei trasporti secondari ospedalieri d’urgenza dove si utilizzano attrezzatissime ambulanze di terapia intensiva, trasporto neonatale, circolazione extracorporea, trasporti bariatrici, Bio-contenimenti ecc.

Tutto ciò dovrebbe comportare a monte “un sapere” instillato nell’Autista-Soccorritore ben prima dell’inizio della propria vita lavorativa. Oggi invece ciò che egli sa lo si apprende praticamente solo sul campo.

Anche la FNOPI (Fed. Naz. Ordini Professioni Infermieristiche), da noi precauzionalmente interpellata, si è detta pienamente d’accordo sulla creazione della Figura Tecnica dell’Autista Soccorritore.

Loro comprendono perfettamente il valore dell’avere accanto un collaboratore tecnico preparato ed affidabile.

Del resto all’Autista-Soccorritore i sanitari, come i pazienti, affidano il bene più prezioso che hanno ; la propria vita”!

Non è un caso se sulle strade italiane il numero degli incidenti ai mezzi di soccorso e dei morti ne settore sia in vertiginoso aumento negli ultimi anni. (Dati osservatorio Nazionale CoES Italia).

Questo dimostra che in mancanza di un Autista-Soccorritore “provetto”, che sia psicologicamente stabile e addestrato a guidare con perizia e senso pratico, nessuna equipe d’emergenza sanitaria è sicura di arrivare in primis sana e salva sul luogo dell’evento e di conseguenza a casa dai propri cari a fine turno.

La sicurezza “si cura”! Pertanto una formazione esauriente dovrebbe mirare a creare una figura completa dell’ormai necessario addestramento teorico/pratico.

Anche l’età per guidare in emergenza andrebbe limitata ad una soglia di sicurezza ben più bassa dei “71 anni meno un giorno” che stabiliscono come parametro utile alcune regioni come la Lombardia. Occorrono inoltre nuove e coraggiose regole che non devono in alcun modo consentire a persone volenterose che però hanno lavorato tutto il giorno in ambiti diversi, di poter continuare anche di notte conducendo ambulanze per poi magari ripresentarsi di nuovo stanchi al proprio effettivo lavoro il giorno seguente, e/o viceversa. Questo è molto pericoloso e contrario alle norme in fatto di sicurezza sul lavoro!

Vi sono inoltre innumerevoli “Corsi di guida sicura” sul mercato strutturati più o meno appositamente per gli Autisti-Soccorritori. Non tutti questi corsi hanno però un livello e contenuti adeguati al lavoro che si andrà a svolgere, spesso mancano degli importanti pezzi teorico/pratici. CoES Formazione ha cercato con i propri istruttori di supplire a questa mancanza strutturando un suo corso di guida completo per supplire alla carenza formativa. E’ un fatto che pochissimi conducenti sono formati adeguatamente “prima” d’iniziare la carriera lavorativa. Nella realtà basta semplicemente avere la patente e i 21 anni d’età previsti dal codice stradale per la conduzione dei mezzi ad uso speciale (ambulanze).

Abbiamo perfino alcune realtà regionali nelle quali per assurdo al posto degli Autisti- Soccorritori si utilizzano “atipicamente” infermieri per la guida delle auto-mediche e Autisti-Soccorritori al posto degli infermieri come risponditori di Centrale Operativa 112/118 (vedi AREU Lombardia). Le norme in materia non disciplinano il settore, lasciando la possibilità, laddove non vi sono conducenti tecnici, di far condurre il mezzo al personale infermieristico. Questi sanitari, un po’ per spirito di protagonismo, un po’ per denaro, un po’ perché non si rendono conto di quello che rischiano quotidianamente sia dal punto di vista penale, sia dal punto di vista civile, economico e risarcitorio in caso di danni a terzi, si lanciano di buon grado invadendo quello che sarebbe il nostro campo di competenza.

A tal proposito è di pochi giorni fa la sentenza del tribunale di Massa nei confronti di una infermiera che alla guida di un mezzo di soccorso, con a bordo un medico di centrale 118 che fra l’altro si è ferito anch’esso, non è riuscita ad evitare l’impatto con altri veicoli che attraversavano l’incrocio. Questo evento ha comportato per l’infermiera una pesante condanna penale a 2 anni di reclusione, un anno di sospensione della patente di guida e 6000 € di multa.

Noi pensiamo che utilizzare un infermiere per guidare auto-mediche sia uno spreco di risorse pubbliche, soprattutto nelle realtà regionali dove a bordo delle ambulanze vi è già comunque un altro infermiere che interviene nel soccorso. A ognuno il suo mestiere!

Negli ultimi mesi la pandemia da Covid-19 ha messo in evidenza tutta la fragilità del nostro sistema di soccorso. Facendo una ricognizione dei colleghi contagiati, a livello delle regioni più colpite, abbiamo scoperto che anche noi Autisti-Soccorritori abbiamo avuto molte perdite umane fra i colleghi, sia del servizio pubblico che degli enti privati.

E’ stato proprio un collega “Operatore tecnico Autista-Soccorritore/Tecnico di Centrale” di Bergamo il primo operatore deceduto lasciando. Egli ha purtroppo lasciato la moglie ed il figlio. Successivamente nella stessa regione ci sono stati innumerevoli operatori sanitari contagiati e sono deceduti purtroppo altri Autisti-Soccorritori anche del settore Onlus. Dei dipendenti morti però non si è parlato molto anche se sono stati parecchi gli infettati in tutta Italia ed i ricoverati con postumi anche gravi, per non parlare delle defezioni dai turni di servizio nelle associazioni da parte dei volentari più anziani, evidentemente consci di essere più a rischio degli altri.

A titolo di esempio riportiamo qui alcuni dei dati regionali più rilevanti:

  • Lombardia 25 positivi e 1 deceduto Autista Soccorritore
  • Emilia-Romagna 44 positivi, di cui 4 ricoverati e 1 deceduto Autista Soccorritore
  • Marche 34 positivi di cui 1 ricoverato in terapia intensiva e 1 deceduto AutistaSoccorritore
  • Abruzzo 21 contagiati, alcuni gravi
    •   Puglia 12 contagiati e 1 deceduto Autista Soccorritore
    •   Valle d’Aosta 3 in isolamento di cui 1 ricoverato in terapia intensivaOltre agli altri numerosissimi casi che sono stati messi in isolamento in tutta la penisola.In questo disastroso e drammatico contesto la realtà ci ha dimostrato che non siamo eroi, come qualcuno ci ha definito, ma professionisti che cercano di soppesare conoscenza, dovere e rischio nella giusta misura per poter fare il proprio lavoro e tornare a casa sani e salvi dalla propria famiglia ogni giorno.Il Presidente della Repubblica ha persino insignito, per l’esemplare impegno e capacità, un nostro collega del CoES Emilia Romagna di Piacenza conferendogli il titolo onorifico di Cavaliere della Repubblica Italiana.

Il rischio che ci assumiamo aumenta notevolmente quando non si hanno a disposizione percorsi formativi e mezzi adeguati. Molti di noi infatti sono stati colti impreparati perché inconsapevoli dei rischi causa la scarsa o nulla formazione, pagando così un prezzo inaccettabile in un paese civile!

Non essendo ancora riconosciuti giuridicamente come una figura professionale dallo Stato Italiano, di fatto ogni Regione attualmente definisce la propria formazione, facendo come vuole!

Abbiamo corsi regionali più o meno validi che partono da 30 a 500 ore fino ad arrivare a punte di oltre 1000 ore per i soccorritori di livello avanzato alla guida delle potenti auto- medicalizzate in Alto Adige.

Nel resto d’Europa la figura professionale è già realtà da moltissimo tempo. Volendo fare una media gli stati membri dell’Unione hanno una formazione attorno alle 600 ore con punte che arrivano anche a 2000.

CONCLUDENDO

noi oggi siamo in piazza a Monte Citorio perché crediamo sia giunta l’ora di avere una

formazione uniforme di livello almeno equivalente agli altri stati europei con percorso scolastico, attestato professionale e un registro abilitante per tutto il territorio nazionale.

Per tutti questi motivi, con la perseveranza e la determinazione che ci hanno contraddistinto negli ultimi 20 anni, in accordo con le rappresentanze Sindacali Nazionali dei lavoratori, oggi dopo molteplici infruttuosi percorsi parlamentari e riunioni in Conferenza delle Regioni, stanchi di aspettare vane promesse mai mantenute

SIAMO QUI PER CHIEDERE

una Rivoluzione nel soccorso sanitario che riguardi la formazione di tutti i DIPENDENTI Autisti-Soccorritori pubblici e privati, ovvero l’istituzione del Profilo necessario per garantire al personale interessato un inquadramento in un ambito di competenza chiaro ed omogeneo con uno stato giuridico adeguato che dia finalmente livelli nazionali di assistenza nel soccorso con standard di qualità all’utenza. Inoltre vogliamo giustizia sociale, sanando le vergognose situazioni anomale di sfruttamento del lavoro nero, dei contratti capestro e dei rimborsi spese fasulli o forfettari che non sono certamente degne di un paese civile come l’Italia.

La nostra Categoria è “affamata di sapere e di conoscenza” e siamo convinti che SENZA UNA “RIVOLUZIONE” DEL SETTORE FORMATIVO NON SI FA LA STORIA. Vogliamo risposte certe e scelte audaci !

Ora dopo un quarto di secolo di lotte pretendiamo dal Governo, dalla Conferenza delle Regioni e dalla politica in generale scelte coraggiose per risolvere una volta per tutte questo annoso problema che vede l’Italia fanalino di coda nella preparazione tecnico- professionale nel soccorso sanitario.

ORA BASTA SIAMO STANCHI DI ATTENDERE!

Può esserci Rivoluzione soltanto là dove c’è coscienza. Noi l’abbiamo; la politica s’interroghi!

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