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Operatori Socio Sanitari ed evoluzione necessaria per garantire la salute di tutti. Un volume di Alessandro Salerno.

Spettabile redazione di AssoCareNews.it,

seguo con molto interesse il vostro lavoro, seguo i fatti di cronaca di cui parlate quotidianamente e che riguardano la sanità e gli operatori sanitari. So che dietro a quegli articoli c’è la passione e il lavoro di infermieri, OSS e tanti altri professionisti.

Svolgo l’attività di Operatore Socio Sanitario da 13 anni, ho girato l’Italia da Nord a Sud, conoscendo diverse realtà regionali, metodi e dinamiche. E’ stata dura ma ne è valsa la pena, ho conosciuto tante realtà professionali, tanti metodi organizzativi ma soprattutto, ho conosciuto tanti colleghi tra OSS e infermieri che mi hanno insegnato a vivere e a lavorare.

Nel tempo ho imparato sempre di più ad aver rispetto per quello che facevo anche se non è mai stato amore a prima vista. Quello che ho imparato a riconoscere in particolare è stata l’importanza che ognuno di noi ha quando svolge la propria attività per l’ammalato e i riguardi che arrivano in particolare da chi accudisci.

Non basta però, c’è bisogno di qualcosa in più , un qualcosa però che dopo tanti anni ormai 20, non è ancora arrivato.

Come persona mi sento sicuramente migliore da quando faccio questo lavoro, come professionista assolutamente no.

Mi sento quasi inesistente, alcune volte anche ai margini di un settore che fatica sempre di più a riconoscerti come professionista, oltre tutto diciamocela pure: posto che vai usanze che trovi.

In ogni regione c’è un OSS con delle competenze e con delle mansioni, siamo diversi gli uni dagli altri, quello che puoi fare in Trentino non lo fai a Palermo e viceversa. Trovo ad esempio assurdo che ancora oggi, si trovino per strada questi grandi cartelli pubblicitari che offrono corsi per O.S.S. e allo stesso tempo per parrucchiera ed estetista. Senza nulla togliere agli estetisti, ma non sono assolutamente d’accordo che un operatore che lavora negli ospedali o comunque all’interno di un settore professionale come quello sanitario , debba essere formato dalle stesse scuole dove si formano altro genere di professionisti che non hanno niente a che vedere con la sanità e più in generale con l’assistenza.

Credo che se venissero infermieri o comunque dirigenti del settore da altri paesi Europei una risata se la farebbero!

Ho raccolto tutti questi punti di vista all’interno di uno scritto , di cui vi allego la copertina. Sia ben chiaro non ho assolutamente voglia ne di fare lo scrittore tanto meno di guadagnare soldi attraverso l’editoria in quanto mi basta il mio modesto stipendio da dipendente pubblico, anzi a dirla tutta, mi è costato togliermi lo sfizio, ma sono contento se riuscissi a coinvolgere i colleghi, se riuscissi a farli meditare sul fatto che abbiamo bisogno di crescere, di integrarci sempre di più insieme ad altri professionisti come gli infermieri e tutti quanti gli altri.

Cordialmente.

Alessandro Salerno, Operatore Socio Sanitario

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