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OSS costretto a fare l’Infermiere: indotto all’abuso di professione per lavorare!

OSS costretto a fare l’Infermiere: indotto all’abuso di professione per lavorare!

Carissimo Direttore di AssoCareNews.it,

vi seguo da questa estate e ho notato che siete l’unica testata in Italia a dare spazio veramente a tutte le professioni sanitarie e socio-sanitarie. Complimenti, non cambiate mai. Vi scrivo perché voglio sottoporvi il mio caso. Mi chiamo Michele Torraco e lavoro in una struttura privata il Lombardia. Sono un OSS, ma la mia azienda mi costringe a fare l’infermiere.

Mi spiego meglio. Lavoro in una casa di riposo privata in provincia di Milano. Sono un Operatore Socio Sanitario originario del Sud che però vive in Lombardia da circa 18 anni. Ormai mi sento lombardo, ma non me la sento di difendere un territorio e un’azienda che mi costringe ad abusare continuamente della professione altrui costringendomi a somministrare la terapia e a medicare lesioni profonde.

Da me l’Infermiera viene per due ore al giorno, poi è costretta a girare per le altre case di riposo del gruppo in cui opero. E’ una libero-professionista. Deve gestire 102 ospiti. Viene di mattina dalle ore 7.00 alle ore 9.00, prepara la terapia della colazione e la somministra direttamente alle ore 8.00. Per quella delle ore 12.00, delle ore 16.00, delle ore 20.00 e della notte, compreso le insuline, ci prepara in un’ora tutto l’occorrente:

  • bicchierini con i nomi e gli orari dei pazienti, indicando se vanno tritate o meno;
  • siringhe per insulina, ricordandoci di controllare prima la glicemia;
  • disposizioni per il posizionamento ad orario dell’ossigeno per le ore notturne dalle ore 22.00 alle ore 7.00;
  • cerotti dermici;
  • medicazioni avanzate con le procedure da mettere in atto per la gestione delle lesioni.

L’Infermiera va via quasi sempre di corsa e se c’è qualcosa che non va ci lascia soli con noi stessi. Spesso e volentieri siamo costretti a chiamarla sul cellulare o a rivolgersi ai servizio 118. Il problema è che questa situazione primo o poi scoppia, anche perché i Medici dell’emergenza più volte hanno segnalato di aver trovato la struttura sprovvista di personale infermieristico.

Le case di riposo come la mia non hanno l’obbligo di avere l’infermiere 24 ore su 24, sono gestite dal punto di vista clinico da medici di famiglia e dal punto di vista socio-assistenziale, igienico e alberghiero da OSS, assistenti di base, cuochi e tuttofare.

So che quello che facciamo è illegale e l’Infermiera ne è consapevole, come pure l’intera struttura. Però si continua a farlo, senza che nessuno, né sindacati, né politici, né altre istituzioni prendano provvedimenti.

L’Operatore Socio Sanitario può fare solo quello che è espressamente indicato nel suo Profilo Professionale, ovvero l’Accordo Stato-Regioni del 22 febbraio 2001. Ovvero non può assolutamente:

  1. preparare, triturare, somministrare terapia farmacologica sotto qualsivoglia forma (orale, endovenosa, intra-muscolo, sottocute, topica, oculare, auricolare, ecc.);
  2. non può somministrare ossigeno-terapia;
  3. non può medicare lesioni dove vi è soluzione di continuo (può solo mettere la cremina idratante su una LDD di primo stadio senza compromissione pregressa della cute).

So che primo o poi qualcuno starà male e finiremo sui giornali. A chi mi devo rivolgere per aver ragione dei miei diritti di OSS e soprattutto per proteggere i nostri utenti, che restano ignari di queste situazione e continuano a chiamarci Infermieri pur non essendo Infermieri?

Grazie per la risposta che certamente verrà. Buon lavoro.

Michele Torraco, OSS

PS = Nessuno di noi protesta perché dobbiamo lavorare e oggi lavoro ce n’è poco; chi alza troppo la testa viene cacciato via. La gente ha paura e preferisce far finta di nulla, anche se ci sono colleghi a cui piace giocare all’Infermiere!

* * *

Carissimo Michele,

grazie per i complimenti e per la segnalazione. Grazie soprattutto per il coraggio di firmarti e di metterci il nome in questa storia. Segnaleremo agli organi preposti la tua nota nell’interesse esclusivo dell’incolumità del Paziente, unico vero danneggiato da tutta questa vicenda. Purtroppo quello che ci dici è tipico di altre realtà italiane, casi simili sono stati denunciati dal Sud al Nord, passando per il Centro e le Isole italiche. Spesso non si conoscono le norme, altrettanto spesso le si viole avendone consapevolezza e approfittando di Leggi sul lavoro che sono a danno dei dipendenti o collaboratori e che non li tutelano più di fronte a licenziamenti inopportuni. Tutta colpa di una politica nazionale miope e incapace di dare risposte concrete a chi chiede di lavorare nelle more delle regole. L’abuso di professione, lo ricordiamo, è disciplinato essenzialmente dall’Art. 348 del Codice Penale e dalle Leggi che ad esso fanno riferimento. E’ molto grave dal punto di vista penale (si rischia la galera!) e può avere esiti anche dal punto di vista civile. Il rischio a sto punto vale la candela? Riformulo: perché continuare ad abusare del profilo altrui e rischiare condanne penali? Io mi licenzierei subito e avviserei le forze dell’ordine. Poi valuta te. Continua a seguirci.

Angelo Riky Del Vecchio, Direttore AssoCareNews.it

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