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La lettera di Cristina, OSS, ci fa riflettere: “ho fatto tre tamponi, i primi due negativi, il terzo positivo; avevo tutti i sintomi del Covid, ma mi hanno costretto a lavorare; forse ho infettato Pazienti e colleghi”.

Carissimo Direttore di AssoCareNews.it,

grazie per quello che scrivete e per come continuate ad informarci su tutto ciò che concerne il mondo della sanità e del lavoro nel Sistema Sanitario Nazionale, nella libera professione e nel privato.

Vi scrivo per raccontarvi la mia disavventura. Poco meno di un mese fa sono stata a contatto con una cassiera della Coop affetta da Coronavirus. Tossiva, aveva gli occhi arrossati e era disorientata, eppure lavorava ed era alla cassa del supermercato.

Durante un suo forte colpo di tosse e mentre stavo pagando la spesa si è tolta la mascherina, si è toccata la bocca e ha iniziato a mettere furiosamente la mia spesa in un sacchetto. Poco dopo mi ha dato il conto finale e ho pagato.

In quel momento non ho riflettuto sulla pericolosità di quanto accaduto. A distanza di una settimana ho iniziato ad avvertire i sintomi di un raffreddore, poi la tosse e infine la perdita del gusto, con leggera febbricola.

Ho comunicato l’accaduto alla mia azienda sanitaria (sono dipendente pubblico a tempo indeterminato di una AUSL in Emilia Romagna), ma la Coordinatrice Infermieristica e il Dirigente Infermiere mi hanno risposto che dovevo tornare al lavoro perché mancava personale. Così ho fatto.

Prima di rientrare, però, sono stata sottoposta ad un primo tampone per Covid: esito negativo.

Il malessere è durato per parecchio. A distanza di 15 giorni l’ennesimo tampone: anche questa volta esito negativo.

Al 21° giorno terzo tampone: esito positivo. Avevo il Covid-19.

Nel frattempo nel mio reparto, una Medicina Interna, è scoppiato il pandemonio. I colleghi giustamente si sono impauriti subito e molti di loro sono risultati positivi a distanza di giorni. Con loro anche alcuni Pazienti. Ora l’Unità Operativa è diventata tutta Covid e io ho l’impressione di aver infettato tutti.

Non capisco perché ci costringono a lavorare se stiamo male, si è vero mi potevo rifiutare perché non stavo benissimo, ma è anche ovvio che con un raffreddore il Medico di Famiglia non ti lascia a casa.

Forse ho sbaglia, forse abbiamo sbagliato tutti, ma a questo punto mi chiedo se non sia arrivato il momento di cambiare tutto il sistema.

Questi Coordinatori e questi Dirigenti continuano ad improvvisare e spesso ad abusare del potere loro conferito da Aziende sanitarie che pensano ai numeri e giammai alle persone.

Ora sono ricoverata in ospedale perché ho avuto una insufficienza respiratorie e ovviamente non sono a lavoro. Quanto accaduto, però, mi ha fatto riflettere sulla disumanità: il Coronavirus ci ha fatto dimenticare di essere delle persone!

Grazie di nuovo Direttore, buon lavoro.

Cristina, OSS

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