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Emergenza Coronavirus. Riceviamo e pubblichiamo una nota del Coordinamento Regionale Lazio di Nursing UP che mette in discussione le ultime direttive regionali sul Covid-19.

Egr. Direttore di AssoCareNes.it,

guardando il documento emesso della Regione Lazio sono preoccupata per la parte dov’è scritto, al punto 3, pag. 6 che “in urgenza si può provvedere ad attivare, anche in deroga ai procedimenti ordinari, posti letto aggiuntivi di Terapia Intensiva, in ampliamento o per riconvenzione di degenze ordinarie. …mi chiedo se siano state considerate le necessità di apparecchiature, utili per attrezzare o ampliare posti di rianimazione, come respiratori, monitor ecc.?

Mi preoccupa il punto 10, della pagina 7, dove si legge, che: “in coerenza con le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanitò e in conformità alle attuali evidenze scientifiche, per proteggere gli operatori sanitari, di fare ricorso anche alle mascherine chirurgiche, quale idoneo dispositivo di protezione individuale, finanche alle mascherine prive di marchio CE, previa la valutazione di idoneità da parte dell’Istituto Superiore di Sanità” …m’impensierisce tale direttiva, per due motivi, la prima è che fino a ieri, le mascherine da usare, indicate in ogni dove erano le FFP3, potevamo anche accettare le FFP2, ora viene trascritto sono utilizzabili le classiche mascherine chirurgiche anche prive di marchio CE?! …tra l’altro, si consideri, che recentemente, c’è penuria anche delle mascherine chirurgiche “semplici”.

Al punto 12 è scritto che: “il rifiuto da parte dei pazienti di essere trasferiti dalle strutture pubbliche o private accreditate dotate di PS/DEA in altre strutture pubbliche e private accreditate facenti parte della rete ospedaliera regionale equivale a rifiuto al ricovero; …e se il rifiuto provenisse da un paziente infetto, ..e non penso al solo paziente positivo e malato positivo al COVD 19!

Al punto 13, è scritto che: “l’accesso al Pronto Soccorso è limitato alle sole condizioni strettamente necessarie e nel rispetto di quanto previsto dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 4 marzo 2020”; …tale aspirazione è piuttosto datata, ma mai posta in essere, si potrebbe agire sulle urgenze minori, in modo efficace, ma la Regione non ha mai fatto nulla, ora come intende bloccare.

Il punto 16, la proposta più apprezzabile, il cui fine mi sembra evitare l’assembramento dei pazienti, dai medici, ampliando le modalità d’uso della ricetta elettronica dematerializzata, anche se sono convinta non si possa bypassare la visita vera e propria. Sia fattibile nel caso di pazienti conosciuti, in corso di terapia da ripetere.

Il punto 17, lo assimilerei al punto 6 che ho già commentato sopra, dov’è prevista l’ampliamento e riconversione dei posti letto in deroga ai provvedimenti ordinari. Non posso non pensare alla proporzione già discutibile tra il numero dei pazienti e il numero del personale sanitario. La Regione Lazio ha una situazione devastata, dal punto di vista del personale, oggi, improvvisamente, senza strumenti, uomini e mezzi, trasformiamo strutture? Forse con la bacchetta magica?

Il punto 18, mi ha fatto sorridere, dal momento che si decreta di: “acquisire con urgenza le dotazioni tecnologiche per l’attivazione di nuovi posti letto di Terapia Intensiva, secondo quanto disposto dal decreto legge n. 9 del 2 marzo 2020”; …ma non riusciamo ad acquistare delle mascherine utili, protettive, e a marchio CE, riusciamo ad acquistare in tempo utile le tecnologie idonee per allestire posti di terapia intensiva?
Al punto 21 è scritto: “di dare mandato al datore di lavoro (legale rappresentante della struttura che eroga attività sanitaria) di procedere all’immediata rivalutazione del rischio, ai sensi del D. Lgs. 81/2008, in considerazione dell’epidemia e di assicurare al personale adeguati DPI; …non lo voglio commentare, poiché mi sembra incongruente con quanto scritto sopra, che ho letto perplessa.

Il punto 22 è meraviglioso! Il personale sanitario venuto in contatto con paziente affetto da COVID 19, asintomatico, prosegue la propria attività professionale, previa osservanza di adeguate misure di contenimento del contagio ed è sottoposto a sorveglianza sanitaria; …definirmi perplessa è discutibile. Soprattutto considerando l’assenza, o forte penuria dei dispositivi di protezione individuale. Il personale rischierebbe di essere il curante, e l’untore contemporaneamente. …non considerando la famiglia cui potrebbe o vorrebbe fare ritorno!

Il punto 23, aimè, mi ha lasciata sconcertata, dal momento che scritta dalla Regione Lazio! Sono preoccupata per gli infermieri, e le assunzioni in deroga all’ordinario sistema di approvazione del fabbisogno assunzionale. Normalmente si trasformano in assunzioni esternalizzate, benché esistano graduatorie di mobilità, e di un concorso con 7000 idonei, pronti a rinforzare le file di chi si sta impegnando tutt’oggi. Come Nursing Up abbiamo calcolato, che nel Lazio, le graduatorie di mobilità, vengono utilizzate, nel migliore dei casi, per un 30%. Professionisti sanitari, già collaudati, da altre strutture, che vorrebbero semplicemente avvicinarsi a casa. Penso anche ai tecnici di laboratorio, in assenza di concorsi, e tempistiche improponibili.

Al punto 24, si autorizza la mobilità, ma anche la stabilizzazione di personale già in servizio. …l’ho detto spesso, per questi ultimi colleghi, sono ben contenta! …ma essendo già presenti in pianta organica, non porteranno alcun giovamento, rispetto all’atavica carenza di personale e blocco del turnover!
Al punto 25, si descrive l’ammissione alla modalità di reclutamento di lavoro flessibile, che però è stato usato fino alla nausea, ed ha inginocchiato il sistema sanitario regionale del Lazio.

I professionisti sanitari della Regione Lazio, a forza di essere flessibili, sono diventati di gomma! Abbiamo lavoratori flessibili, che flettono da più di dieci anni. Sarebbe ora di fare diverse considerazioni!
Anche al punto 26, si invita all’espletamento di indicazione volte a dare indicazioni per l’espletamento delle procedure concorsuali, per la modalità di lavoro “agile”.

Concludendo, dalla Regione Lazio, mi aspettavo qualcosa di più concreto e realizzabile in tempi brevi. Non mi aspettavo un ospedale costruito in 10 giorni come a Wuhan, ma neanche le solite programmazioni che lasciano perplessi, soprattutto chi l’ospedale e le urgenze le vive quotidianamente. Cordialmente

Dott.ssa Laura Rita Santoro
Coordinamento Regionale Nursing Up Lazio