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La lettera della collega Carla riapre la discussione sulla conoscenza delle patologie da parte dei professionisti sanitari. Lei è una Infermiera, ha questa patologia da alcuni anni, e in reparto si vede trattare come un’appestata.

Carissimo Direttore di AssoCareNews.it,

Le scrivo perché Vi seguo da tempo (…). Sono qui a raccontarvi la mia storia, fatta di dolori cronici e di necessità di curarmi e qualche volta di rimanere a casa perché impossibilitata a lavorare. Ho l’endometriosi conclamata, patologia cronica sulla quale c’è molta ignoranza da parte dei colleghi.

Da quando mi è stata diagnosticata vengo trattata come un’appestata. La sensazione è che potrei infettare qualcuno, uomo o donna non fa distinzione. Per fortuna non è così, non ho la pesta e l’endometriosi non si può trasmettere in alcun modo.

La mia “peste” ce l’ho dentro, la sto curando, ho fatto diversi interventi di riduzione, ma fino ad oggi è sempre là, mi segue, segue la mia vita, segue tutti coloro che mi circondano.

Non ho un compagno, l’ultimo mi ha detto chiaramente che voleva un figlio e che con me in quelle condizioni non glielo avrei potuto garantire.

Non ho una vera amica, quelle poche che avevo si sono dileguate.

Non ho un vero collega o una vera collega, quelli che lavorano con me, come dicevo, mi trattano come una “infetta” e mi evitano.

Più volte ho provato a scrivere all’azienda per cui lavoro in Toscana, ho chiesto alla direzione di poter cambiare Unità Operativa. Ad oggi solo promesse, ma nulla di concreto. Mi sono rivolta anche ai sindacati, che mi hanno parlato di agevolazioni in tal senso per chi ha patologie croniche come nel mio caso. Finora nulla è accaduto, sono in quel reparto, tutti i giorni ci vado con il cuore tra le mani e con le mani riverse sull’utero nel tentativo di alleviare il dolore che mi perseguita.

Cosa devo fare?

Grazie per la risposta.

Carla, Infermiera con endometriosi


Carissima Carla,

non sei la prima e non sarai purtroppo l’ultima a soffrire di questa tremenda ed invalidante patologia. Il nostro consiglio è quello di iniziare a confrontarti con i tuoi colleghi. Qui in basso pubblichiamo le informazioni fornite in merito dal Ministero della Salute. Spesso informando e formando si superano le distanze, i colleghi non avranno più scuse e tu potrai lavorare con più tranquillità e con più rispetto. La sensazione, comunque, è che sei sotto stress, che il tuo animo e il tuo corpo sono stanchi, che probabilmente stai affrontando la questione in maniera sbagliata. Forse non è vero che ti trattano come un’appestata, ma è forse vero che tu stessa ti senti tale. In tal senso un buon supporto psicologico, anche quello messo a disposizione dall’azienda sanitaria per cui lavori, può aiutarti ad intraprendere un percorso di consapevolezza e di rinascita. Per il resto continua a scrivere all’azienda, chiedi un colloquio con la direzione e con il responsabile del personale, non puntare il dito contro i tuoi colleghi, analizza te stessa e affronta il problema parlando dei tuoi disagi intimi ad operare nell’Unità Operativa odierna. Magari hai semplicemente bisogno di un periodo di stop o di cambiare. La legge è a tuo favore, rivolgiti ad un buon sindacato e demanda alla sua dirigenza la tua “pratica”. Vedrai che in poco tempo risolverai tutto. Per il resto ti mandiamo un grosso in bocca al lupo, resisti e soprattutto reagisci. Un abbraccio.

Angelo Riky Del Vecchio, Direttore AssoCareNews.it


L’endometriosi secondo il Ministero della Salute.

L'endometriosi è una patologia decisamente invalidante, che può portare a risvolti anche psicologici e psichiatrici.
L’endometriosi è una patologia decisamente invalidante, che può portare a risvolti anche psicologici e psichiatrici.

L’endometriosi è la presenza di endometrio, mucosa che normalmente riveste esclusivamente la cavità uterina, all’esterno dell’utero e può interessare la donna già alla prima mestruazione (menarca) e accompagnarla fino alla menopausa.

In Italia sono affette da endometriosi il 10-15% delle donne in eta riproduttiva; la patologia interessa circa il 30-50% delle donne infertili o che hanno difficolta a concepire. Le donne con diagnosi conclamata sono almeno 3 milioni. Il picco si verifica tra i 25 e i 35 anni, ma la patologia può comparire anche in fasce d’età più basse.
La diagnosi arriva spesso dopo un percorso lungo e dispendioso, il più delle volte vissuto con gravi ripercussioni psicologiche per la donna.

Riguardo le cause, una delle ipotesi accreditate è il passaggio, causato dalle contrazioni uterine che avvengono durante la mestruazione, di frammenti di endometrio dall’utero nelle tube e da queste in addome, con impianto sul peritoneo e sulla superficie degli organi pelvici, raramente su fegato, diaframma, pleura e polmone.

Una malattia decisamente invalidante.

Le donne che soffrono di endometriosi riferiscono dolore mestruale, dolore durante i rapporti sessuali, dolore alla minzione e alla defecazione, a volte accompagnato dalla comparsa di sangue nelle urine o nelle feci. Il dolore può essere cronico e persistente, ma generalmente i sintomi si aggravano durante il periodo mestruale. Alcune donne lamentano astenia e lieve ipertermia, che può accentuarsi in periodo mestruale, e fenomeni depressivi.

L’endometriosi è causa di sub-fertilità o infertilità (30-40% dei casi) e l’impatto della malattia è alto ed è connesso alla riduzione della qualità della vita e ai costi diretti e indiretti. Una limitata consapevolezza della patologia è causa del grave ritardo diagnostico, valutato intorno ai sette anni. Una pronta diagnosi e un trattamento tempestivo possono migliorare la qualità di vita e prevenire l’infertilità.

Sin dalla più giovane età è molto importante sapere che i dolori mestruali e durante i rapporti non sono normali e che non devono essere taciuti. Le donne che hanno la madre o una sorella affette da endometriosi hanno un rischio di svilupparla sette volte maggiore.

I medici di medicina generale e i ginecologi operanti sul territorio sono le figure strategiche per una pronta diagnosi e un trattamento in grado di migliorare la qualità di vita e prevenire l’infertilità.

Endometriosi e LEA.

L’endometriosi è inserita nell’elenco delle patologie croniche e invalidanti, negli stadi clinici più avanzati (“moderato o III grado” e “grave o IV grado”) riconoscendo a queste pazienti il diritto ad usufruire in esenzione di alcune prestazioni specialistiche di controllo.
Si stimano circa 300.000 esenzioni.

Per approfondimenti: