Muore papà, Infermiera richiamata in servizio per esigenze di reparto.

Muore papà, Infermieria richiamata in servizio per esigenze di reparto.

La collega è precaria. Coordinatori infermieristici disumani.

È  stata richiamata in servizio a far notte per coprire una malattia. Infermiera trentenne ci chiede se era legale farlo. Lei ha accettato, nonostante la mattina fosse morto il padre in Hospice. È accaduto in Lombardia ad una collega precaria operante per una agenzia interinale in una struttura pubblica. Il Coordinatore Infermieristico, per giunta un facente funzione, ha ricevuto richiamo disciplinare dalla direzione aziendale per “comportamento disumano” e per palese violazione degli obblighi contrattuali.

La collega infermiera, seppur precaria, aveva diritto ai tre giorni di stacco dal lavoro per lutto e non aveva alcun obbligo di rientrare in servizio, per giunta di notte e durante quella che doveva essere la veglia funebre per il genitore defunto.

Abbiamo ascoltato la collega Sara (nome fittizio), che oggi continua a lavorare per quell’agenzia e per quel Coordinatore Infermieristico, nel frattempo però trasferito in altra Unità Operativa. L’uomo è stato accusato anche per mobbing da un altro collega, in quanto continuava ad abusare di messaggi tramite WhatsApp, minacce poco velate di licenziamento e comunicazioni chiaramente isteriche.

Sara ci ha raccontato la storia per telefono e poi ci ha mandato una mail esplicativa. Qui non si tratta di condannare nessuno, ma di evidenziare lo sfruttamento continuo degli Infermieri precari sia nel pubblico, sia nel privato. E nel caso specifico di denunciare la disumanizzazione dei rapporti di lavoro e il non rispetto minimo dei doveri sindacali del datore di lavoro (in questo caso del Coordinatore Infermieristico, che tra l’altro è stato sottoposto a richiamo disciplinare e poi trasferito ad altro incarico di minore importanza).

Era appena moto tuo padre, come mai hai accettato di ritornare in sevizio?

Cosa dovevo fare? Ero a scadenza di contratto. Mi ha chiamato sul cellulare il Coordinatore Infermieristico ed ho subito risposto. Pensavo mi volesse dare le condoglianze o che mi volesse offrire il suo conforto per il lutto improvviso. Sono rimasta basita quando mi sono sentito dire che tanto il funerale si sarebbe svolto a distanza di 48 ore e che avevo il tempo di riposare durante lo smonto notte. Quindi mi è stato chiesto espressamente di ritornare al lavoro e di coprire la notte per una malattia. Mi sono sentita smarrita, vilipesa nel profondo, insultata nell’anima. Perché un coordinatore, per giunta mio ex-collega dell’agenzia di lavoro e oggi dipendente pubblico, mi chiedeva di interrompere il lutto e di pensare alle esigenze di sevizio. Possibile che quella sera nessuno dei colleghi era disponibile?

Sei andata poi al lavoro?

Si che ci sono andata. E’ stato bruttissimo, ho pianto tutta la notte. Mio padre in un letto d’obitorio e io non ho potuto vegliarlo. Uno schifo, appena possibile cercherò un altro lavoro. Questa non è una professione intellettuale, è una mestiere in mano a pochi inutili idioti che pensano di essere dei coordinatori semplicemente dopo aver conseguito un master on line.

Perché il tuo coordinatore si è masterizzato in rete?

Si ha seguito quei corsi coi sindacati che ti costano circa 800 euro invece di 2.500. Lui è un sindacalista conosciuto, che ha approfittato del suo ruolo per fare quel po’ di carriera. Ha iniziato qualche anno fa come Operatore Socio Sanitario, poi si è laureato con me a Milano in Infermieristica, ha fatto il master on line in coordinamento, ha lavorato al mio fianco per 1 anno come Infermiere interinale, ha vinto il concorso e si è trovato improvvisamente a fare il dipendente pubblico e a sostituire il coordinatore in malattia.

Torneresti a fare l’infermiera?

Giammai!

Grazie Sara. Speriamo che chi di dovere prenda spunto da questa storia per riflettere su cosa accade tutti i giorni nelle corsie degli ospedali italiani e della necessità di eliminare i master “on line”.

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