Pubblicità

Emergenza Coronavirus. L’emendamento al Decreto Legge “Cura Italia” potrebbe essere anticostituzionale. Ecco perché potrebbe essere pericoloso modificarlo.

Giungono notize sulla volontà di apportare una specifica modifica al Decreto Legge 17 marzo 2020, n. 18, cosiddetto “Cura Italia”, nel corso dell iter per la sua conversione in legge.

Tale provvedimento, come si sa, riguarda le misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per le famiglie, lavoratori e imprese connesse all’ emergenza del coronavirus.

Ebbene, l’ integrazione riguarderebbe la sospensione, ovvero una moratoria, dell’ applicazione della Legge sulla responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie, e delle strutture pubbliche e private (la cosiddetta “Gelli-Bianco), durante tutto il periodo di vigenza dello stato di crisi, ad eccezione dei casi di dolo.

A mio modesto parere, tale emendamento, se approvato, potrebbe andare incontro ad una serie di censure:

  • la prima è che violerebbe l’ art. 24 della Costituzione, I comma, che prescrive che: “Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi”;
  • la seconda è che risulta difficile individuare la relazione con l’ oggetto del Decreto Legge, che riguarda gli interventi tesi a rafforzare il Servizio Sanitario nazionale;
  • la terza è che risulta altrettanto difficile ravvisare i requisiti di necessità e d’urgenza che, ai sensi dell’ art. 77 della Costituzione, consentirebbero di adottare siffatta decisione.

Infine l’eventuale emendamento potrebbe interessare anche i medici né direttamente né indirettamente coinvolti nella gestione dell’ emergenza epidemiologica. Per esempio, un medico che, in questo periodo, per colpa, incorresse in un errore rimproverabile ed inescusabile nella diagnosi o nell’ applicazione di una terapia su un paziente affetto da altre patologie, diverse dal coronavirus, sarebbe esente da qualsivoglia responsabilità.

Si tratterebbe di un vero e proprio “scudo penale”, che solleverebbe più di un dubbio sulla sua legittimità.

Ricordiamoci che il nostro Paese ha recentemente abrogato lo “scudo penale” nei confronti degli amministratori della ArcelorMittal, inizialmente introdotto per proteggerli da eventuali accuse di reato nel loro percorso di attuazione del piano ambientale per l’ ex ILVA.

Ad ognuno il proprio commento!