studentessa infermiera vittima tutor clinico
Pubblicità

Michela, Operatrice Socio Sanitario si licenzia: “Coordinatrice Infermiera mi ha obbligata ad assistere pazienti COVID dopo un lutto in famiglia per Coronavirus”.

Michela Orefiche è una Operatrice Socio Sanitaria di vecchia data ed è anche una di quelle che non si è mai tirata indietro davanti al lavoro, nemmeno a quello duro. Questa volta però non ce l’ha fatta ed ha deciso di licenziarsi. La Coordinatrice Infermiera l’aveva messa ad assistere pazienti con Coronavirus al suo rientro da un lutto familiare dovuto proprio al Covid-19.

“Quando le ho chiesto se mi poteva mettere in Chirurgia, dove non ci sono Pazienti Covid, e non in Degenza, dove invece ci sono – ci spiega Michela, che ha 62 due anni ed aspira di andare presto in pensione – mi sono sentita rispondere dalla Coordinatrice Infermieristica che ero stata assunta per assistere utenti Covid-positivi e per questo dovevo obbedire agli ordini di un superiore, rigettando la mia richiesta di stare un po’ lontano da ospiti con Coronavirus perché ancora non avevo iniziato ad elaborare il lutto per la perdita di mia mamma, deceduta per questo virus bastardo”.

“Ho chiesto più volte alla Coordinatrice di rispettare il mio dolore – aggiunge Orefice – ma all’ennesimo rifiuto mi sono decisa ad abbandonare tutto. Ho preso carta e penna e ho scritto alla direzione generale e sanitaria annunciando le mie dimissioni immediati da Operatrice Socio Sanitaria“.

Michela era stata assunta a tempo determinato qualche mese fa dall’Azienda sanitaria, dopo aver vinto un apposito concorso pubblico. L’incarico era provvisorio e scadeva il 30 settembre 2020. Prima di allora aveva sempre lavorato in una Azienda Servizi alla Persona (fin da quando si chiamava IPAB).

“Mi sono sentita umiliata come OSS e come persona – conclude – ho deciso di ritornare in ASP dove mi ero messa in aspettativa, almeno là mi hanno sempre rispettata e trattata con i guanti di seta. E’ stata una brutta avventura, avevo tanta voglia di lavorare in ASL, ma non mi hanno voluto dare un po’ di tempo per respirare, per iniziare ad elaborare un morte solatia. Non ho potuto nemmeno salutare per l’ultima volta mia madre e me la immaginavo nel letto al posto degli ospiti che assistevo in ospedale”.

Brutta storia, in bocca al lupo per tutto, la vita purtroppo è fatta anche di queste cose Michela.