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Oss e Lesioni da Pressione: il ruolo fondamentale dell’Operatore Socio Sanitario.

Oss e Lesioni da Pressione: il ruolo fondamentale dell’Operatore Socio Sanitario.

? ? Durante i corsi di formazione, fra i vari argomenti trattati è di particolare importanza quello riguardante le Lesioni Da Pressione conosciute anche come Lesione Da Decubito (in disuso). Vengono illustrati gli stadi, come insorgono, la prevenzione, il ruolo dell’Operatore Socio Sanitario, i presidi da utilizzare, ecc.

Tutto semplice finché si sta sui libri, la realtà invece è tutt’altro che semplice.

Questo articolo è stato scritto per sensibilizzare gli operatori nel riconoscimento e segnalazione tempestiva delle LDP.

Le LDP sono uno dei problemi più rilevanti nell’ambito assistenziale e sanitario perché colpiscono tantissimi anziani fragili non solo in RSA ma anche a domicilio per cattiva assistenza o in seguito a una dimissione ospedaliera(difficile da credere, ma è così).

La medicina ha fatto passi da gigante nella lotta contro le LDP ma nonostante tutto il materiale necessario e fornito per una buona assistenza, le lesioni continuano ad essere sempre presenti. Le lesioni da pressione(ma anche da stiramento o forze di taglio) colpiscono persone prevalentemente non autosufficienti o momentaneamente allettate. Parliamo di una pressione esercitata tra quelle parti del corpo dove ci sono prominenze ossee e la superficie d’appoggio per un lungo periodo di tempo. La lesione insorge dall’interno verso l’esterno. La pressione esercitata comprime vasi sanguigni rallentando la circolazione riducendo l’apporto di ossigeno in quelle zone, la quale a lungo andare causa la morte tissutale, dando avvio alla lesione. Detto questo, le lesioni possono comparire nel giro di poche ore e la loro guarigione avviene nel giro di settimane, mesi o anni. L’oss/asa deve per prima cosa segnalare all’infermiere l’anomalia riscontrata che a sua volta potrà attuare, insieme all’equipe, un piano personalizzato di mobilizzazione che comprende l’utilizzo di ausili e presidi antidecubito, il cambiamento periodico di decubito o posturale, tenere ben pulita asciutta e idratata la cute, l’utilizzo di materassi e cuscini idonei, ecc. Gli ospiti con maggior rischio di LDP sono quegli allettati, sottopeso, con una riduzione o perdita totale di movimento (associati anche a malattie neurodegenerative). In RSA a tutti gli ospiti, al momento dell’ingresso, vengono compilate delle schede di valutazione di insorgenza di LDP (che sono di aiuto mnemonico ma che non devono sostituire la pratica quotidiana), la più comune è la scala di Braden.

Visto che OSS/ASA osservano gli ospiti in modo globale e hanno la possibilità di controllare la cute almeno una volta al giorno accuratamente, sono i primi a rendersi conto che un piccolo arrossamento può essere determinante per l’insorgenza di una nuova LDP. È corretto DARE molta più importanza alle lesioni al I° stadio poiché sono più facili da far regredire rispetto agli altri. Ma l’oss sa riconoscere una lesione al I stadio?

Se notiamo una iperpigmentazione rossastra sul tallone di un ospite e se con la digitopressione rimane rossa allora abbiamo in corso una lesione al I stadio, se diventa biancastra può essere reversibile. Le zone rosse devono essere viste come un campanello d’allarme e vanno segnalate anche se reversibili in modo da attuare insieme all’équipe il piano di intervento personalizzato di movimentazione. Ma se troviamo una cute lesa (anche di piccola entità), ad esempio a livello del sacro, non arrossata e non presenta essudato, niente cattivo odore ed al tocco sentiamo un indurimento circostante (lo avete mai fatto?), cosa facciamo? Possiamo definirla una lesione? Come ci comportiamo? Sta di fatto che in ogni caso è sempre meglio avvisare l’infermiere che a sua volta valuterà e prenderà i giusti provvedimenti.

Non bisogna mai dare per scontato un cambiamento della cute in ospiti che sono a rischio di lesioni. Capita spesso di applicare pasta barriera dando per scontato che sia solo un semplice eritema. La pasta barriera o ossido di zinco permette di proteggere la cute ma non agisce sui tessuti sottostanti l’epidermide. La pasta barriera viene impiegata come protezione e prevenzione ma non come medicazione delle LDP ed è consigliato l’utilizzo là dove persiste un rossore da pannolone, per proteggere la cute da feci acide, per ridurne l’umidità in presenza di urine, sulle prominenze ossee.

Certo, dal momento che abbiamo riconosciuto la possibile insorgenza di una lesione, l’ossido di zinco può essere applicato sulla zona in aggiunta delle manovre e l’utilizzo di ausili e presidi antidecubito su indicazione infermieristica. Le LDP al I stadio sono solo una piccola parte del danno che i tessuti sottostanti la zona interessata hanno subito e non riconoscerlo tempestivamente potrebbe avere degli effetti anche gravi per l’ospite e ciò rende così il ruolo dell’ ASA/OSS fondamentale (fungendo da “vigile” o “controllore”) per far sì che la catena del TEAM MULTIDISCIPLINARE non si interrompa e si possa intervenire tempestivamente.

A cura di Nailany Martinelle,

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