Medico offende su Facebook Professionista Sanitario, ma nessuno interviene. Gode forse di immunità?

Infermieri, Oss e Professionisti Sanitari: litigare coi colleghi? Rischiate licenziamento!

Definisce il collega di altra discipline “Testa di c.” e lo fa sul suo profilo pubblico invocando punizioni per i dipendenti delle sue Unità Operative. Una vera vergogna.

Desideriamo mettere alla attenzione della pubblica opinione un caso di denuncia-querela, forse meno banale del solito, sporta da un professionista sanitario non medico contro il suo capo struttura (ovviamente medico), che in tarda ora il 19/2 u.s. si proponeva su Facebook con un epitaffio inequivocabilmente squallido.

 «Il mondo sulle spalle su Rai 1  Al di là della solita fiction di Rai 1 e della solita buona prestazione di Fiorellino. Una storia vera pare forse finita con successo. Penso a quanto sia un dramma difficile per i lavoratori delle imprese private perdere il lavoro. Anche i miei amici dirigenti a 60anni fuori dal mercato. E quanto siano teste di c. i dipendenti della PA. Anche quelli dei miei reparti delle mie Unità Operative E vai a S**** L (luogo)  perché lì ci sono le bestie di S. È tornata G******** (luogo) perché ci sono le teste di c. Tutto il giorno dietro di loro a rispondere alle loro lettere protocollate farneticanti. Ma il comparto della PA ha sempre ragione. Neri Rossi GialloVerdi nessuno riuscirà a mettere in riga le merdacce della PA E quest’è».

Il p.m. della procura competente per territorio cui il caso è stato affidato, propone archiviazione perché, a suo ritenere«il contenuto oggettivo delle affermazioni in questione si colloca nell’alveo del diritto di critica e non riveste effettivo carattere diffamatorio»; pure erano state fornite precise indicazioni  sui “criticati”: un assai ristretto gruppo di  persone (poche decine, compresi gli amministrativi e gli stessi colleghi medici del capo struttura) su cui gravavano tali epiteti di rievocativa Fantozziana memoria; soggetti di fatto mai convocati in audizione … e lo stesso autore del messaggio non è stato mai sentito nel merito (probabilmente intenderà del caso giudiziario da queste righe), giacché le indagini preliminari sono state limitate ad una valutazione “oggettiva” del solo testo, senza nemmeno verificare se e quanto gli assenti offesi  – dei suoi reparti e delle sue Unità Operative – si siano sentiti “effettivamente” oltraggiati da simili scritture turpiloquianti.

Per quanto a nostra conoscenza, la diffamazione a mezzo Fb, con particolare riferimento a post diffamatori, può verificarsi in due modi: la pubblicazione su pagine personali, previo consenso del titolare e la pubblicazione di contenuti vari – de quo – su pagine nelle quali l’utente non sceglie direttamente i propri interlocutori; ove peraltro l’articolo del codice penale cui la mancanza si riferisce, il 595, al comma 1 reciti:

“Chiunque … comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, …”, che puntualmente caratterizza (peraltro aggravandola) proprio la tipologia “pubblica” della comunicazione, che in questo caso potrebbe essere stata letta anche dagli astronauti sulla stazione spaziale ISS. Verrebbe da dire, parafrasando Totò: “alla faccia … del diritto dei critica!!”

Per ciò che attenga alla qualità offensiva del messaggio, pur  senza impelagarci nella spinosa discussione sui relativi limiti tra il diritto di espressione/informazione e quelli della offesa dell’onore o del decoro di una persona non presente, è abbastanza evidente che qualcosa nella pronunciazióne della procura, tesa alla richiesta di archiviazione, non funzioni.

Tra le numerose sentenze sul tema, una risulta più suggestiva: Sent. n. 31079 del 22/6/17 – Corte suprema di cassazione penale (ovviamente non citata dal p.m.) , che sancisce che “se il fatto è vero e l’accusa non trascende in offese personali non c’è reato ma diritto di critica” ; ossia: sono 3 i requisiti che caratterizzano la scriminante di talune affermazioni: interesse sociale dell’informazione, continenza del linguaggio e verità del fatto narrato.

Dobbiamo quindi dedurre che se tale condotta non sia procedibile, sussistano tali elementi; pur tuttavia troviamo qualche difficoltà anzitutto ad intendere, visto l’invocato diritto, dove sia l’interesse sociale e la assenza di riferimento personale ad etichettare pubblicamente un ristretto numero di soggetti in siffatta modalità; in secondo luogo se quella sia continenza del linguaggio, viene da chiedersi ove possa essere altrimenti rintracciata la sua licenziosità; infine se il fatto narrato è vero, allora questo Signore afferma il vero dicendo che sotto la sua irreprensibile guida qualche decina di persone si sia ridotta in un certo modo; essendo il capo struttura possiamo dedurre, alfine, proprio per gli stessi motivi addotti dal magistrato, senza timore quindi di sentirci inescusabili nel nostro pensiero, su quanto possa egli stesso impersonare in primis le qualità che va così disinvoltamente addebitando.

Per gli stessi motivi di “rimodulazione” resta anche aperta la domanda su cosa sarebbe conseguito se fosse occorso, ovvero se accadrà che, al contrario, qualcuna di queste persone offese, o altre che per “interesse sociale” vogliano  “coinvolgersi”, intervenendo sullo stesso o su altri social, definiscano pubblicamente, allo stesso modo, tutti i capi struttura dei presidi cui fanno parte o chicchessia tra i propri colleghi.

Caso isolato? Affatto! la medesima procura ha chiesto l’archiviazione di distinta denuncia querela verso l’habitus di altro stimabilissimo ed eminente dirigente medico, che intervenendo in modo ancora non appurato sul sistema informatico ospedaliero (c.d. ris-pacs), realizzava la contraffazione della firma digitale di referti (prima si sostituiva quale Tecnico esecutore e poi ne oscurava la presenza); atti che invece dovrebbero quanto meno integrare sia il falso in atto pubblico, sia l’esercizio abusivo della professione. Il tutto sulla base di una memoria difensiva che, a parte pindarici esercizi semantici (pare sussistesse, a detta di questo altro medico, una «discrasia informatica» nonché una «configurazione del sistema informatico rigidamente uninominale»), fosse però effettivamente mancante … quasi ironicamente … proprio di una firma autografa!

Anche qui vale il medesimo ragionamento inverso: se fosse stato il Tecnico a sostituirsi al medico?

Malgrado al giorno d’oggi, dovunque ci si rivolga, sentire sciocchezze d’ogni genere non sia un affare per cui sforzarsi particolarmente, una cosa è leggere di Rapporti Crea e collegate linee guida ministeriali che pretendono di discutere da mesi, a proprio particolarissimo modo, dei tempi di attesa del SSN e del privato convenzionato, parlando abbastanza superficialmente più del presunto “gradimento dell’utenza” , senza però nemmeno far ricomprendere – nemmeno una volta, per sbaglio –  il termine “appropriatezza” in entrambe i documenti, o magari fare un sondaggio incrociato tra i professionisti che operano nel settore privato e quelli del settore pubblico …

una altra cosa è ascoltare gli audio delle sedute alla Commissione Politiche dell’Unione Europea – Ufficio di Presidenza, di Mercoledì 13 Febbraio 2019) dove, medici radiologi, che pure ammettono di essersi negli ultimi decenni specializzati più che altro nella “lettura delle figurine”, si rintanino, anche loro, malgrado la presenza di un imperturbabile presidente di ordine TSRM PSTRP, in improbabili mere offese professionali, unicamente funzionali a stigmatizzare il loro ruolo di primo piano: se la sono presa con un ipotetico (ed a nostro avviso inesistente) TSRM che non avrebbe “riconosciuto” – come se fosse una sua competenza – un pneumotorace; il tutto in tempi di radiologia digitalizzata ed immediatamente disponibile per il medico, e di decreto legislativo 187/00 secondo il quale potrebbe anche andare a finire che il medico radiologo conduca l’esame ed il TSRM stia a vedere frattanto cosa accada di bello … va beh …

Una altra cosa ancora è di ascoltare per ore ai congressi (Genova 14 giugno u.s. – “Verso il Forum Risk Management”) di “DIAR” , la nuovissima struttura dipartimentale interaziendale regionale, concepita (pur di creare nuove improbabili cattedre ai medici) soltanto per “impedire” agli utenti di andare a farsi curare dove gli pare e di IOT che dovrebbe necessariamente rendere le persone dei cyborg e  domotizzare le nostre case… a spese di chi… non è dato sapere…

Comunque, fintanto che le sciocchezze sono dette in questo modo, sono possibilmente ascrivibili ad opinione, e quindi ognuno ha diritto alla propria, anche se però in campo scientifico dovrebbe valere il buon vecchio metodo sperimentale … ed in campo sanitario ogni prerogativa dovrebbe mirare all’art. 32 Cost. , e soprattuto essere svincolata da qualsivoglia scopo di lucro …

Ma quando sono i magistrati a dire le sciocchezze (e direi che qualche “piccolo problema” proprio recentemente – notizie di questi giorni – lo stanno proprio affrontando) ci sarebbe proprio di che preoccuparsi, perché il loro ruolo sarebbe quello di applicare la legge e non ritenere quando la stessa sia applicabile o meno, soltanto perché (a solo titolo di esempio) la querela non è stata compilata da un altro “potere forte”: quello degli avvocati.

Se quelle espressioni face book non sono offensive…, se si può accettare una memoria difensiva non firmata di un falsificatore, allora l’Italia, mi spiace e me ne dolgo, ha certamente più di un problema… fate un po’ voi.

In definitiva, quindi, non bisogna stupirsi se, invocando i medesimi leitmotiv, spesso e volentieri citiamo la Friedsoniana “dominanza medica” quale fenomeno mai estintosi in Italia, ed il Regio decreto n. 1265 del ‘34, quale norma ancora esecutiva, perché effettivamente siamo ancora in un regime in cui a qualcuno è tutt’ora effettivamente concesso pensare ed agire sull’adagio della celeberrima frase del Marchese del Grillo: «Mi dispiace, ma io sono io … e voi non siete un c.».

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