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Violenza alle donne e professioni di aiuto.

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Oggi presentiamo un servizio dell’infermiera Monica Cardellicchio su “Violenza alle donne e professioni di aiuto”, che ci farà sicuramente riflettere.

Analizziamo assieme il problema della violenza sulle donne e valutiamo l’importanza delle professioni di aiuto.

La violenza è la maggior causa di morte per le donne fra i 16 ed i 44 anni. La metà delle morti per causa violenta nelle donne avviene fra le mura domestiche. Alcuni recenti episodi di violenza, culminati in omicidi, hanno mostrato che la vittima si era rivolta precedentemente ai servizi sanitari d’emergenza e nei consultori senza che fosse attuato alcun provvedimento efficace.

La violenza non è un semplice conflitto ma rappresenta una situazione in cui la violenza è esercitata per controllare e dominare chi ne è vittima, e diventa quindi un’urgenza medica, sociale e legale.

Il fenomeno violenza deve per questi motivi essere definito come prioritario nell’attività del Pronto Soccorso, ed il personale deve essere sensibilizzato all’argomento ed addestrato al riconoscimento ed alla gestione dello stesso.

ANALISI DEL CONTESTO

In Italia, nel 2021, sette omicidi su 10 preceduti da violenze.

Ogni giorno, in Europa, sette donne vengono uccise dai loro partner e in Italia, nel 2021 sono morte 289 donne, 4 in più rispetto al 2020. Di questi omicidi, 7 su 10 sono avvenuti dopo maltrattamenti o forme di violenza fisica o psicologica.

La violenza contro le donne è un problema mondiale di cui si è preso atto sino dal 1975, data nella quale il tema è stato dichiarato dall’ONU come il reato più diffuso nel mondo. Dall’ora è stata legittimata come problema politico e sociale che emerge come caratteristica permanente della storia e si manifesta come paradigma delle varie culture e civiltà, travalicando differenze geografiche, religiose, politiche.

Si intende per violenza contro le donne la violenza fisica, psicologica, economica e sessuale che rimanda alle problematiche di genere. Si tratta di una violazione dei diritti umani che trova radici lontane e che viene ancora sottovalutato per le estese vischiosità che assume nelle società.

Negli ultimi 10 anni numerose iniziative internazionali, come quelle sulla verifica della Piattaforma di Pechino o dell’OMS, le azioni delle istituzioni europee, hanno contribuito a creare una maggiore consapevolezza del problema e della sua entità, sia per le sofferenze personali sia per i gravi effetti sociali, sanitari ed economici che produce.

In Italia l’approvazione della legge n.66 del 15 febbraio 1996 ha rappresentato una significativa innovazione legislativa in materia di violenza sessuale. Tale legge qualifica la violenza contro le donne come delitto contro la libertà personale, innovando la precedente normativa, che la collocava fra i delitti contro la moralità pubblica ed il buon costume. Nel 2001, viene approvata la Legge 154 sull’allontanamento del familiare violento per via civile o penale, che introduce misure di protezione sociale per le donne trafficate con o senza collaborazione giudiziaria. Nello stesso anno vengono approvate le Leggi n. 60 e n. 134 sul Gratuito Patrocinio, che offrono alle donne violentate e maltrattate senza mezzi economici, uno strumento fondamentale per difendersi e far valere i loro diritti soprattutto attraverso l’attivazione della collaborazione con i centri anti violenza e i tribunali. Nei primi undici mesi del 2021 arrivano a quota 103 le donne vittime di violenza; e superano quelle registrati nello stesso periodo dello scorso anno, invertendo un trend in discesa che durava dal 2019.; il dato costituisce un’anomalia soprattutto in considerazione del tasso di decrescita del numero complessivo di omicidi nel nostro Paese.

Segno che il sistema a tutela dell’universo femminile, non è ancora in grado di prevenire e assicurare effettiva protezione. Basta riflettere sul fatto che solo il 15-16% degli episodi di violenza viene denunciato.

Nonostante la recente sensibilizzazione dell’opinione pubblica e gli interventi normativi, in ottica repressiva, elaborati negli ultimi anni con la Legge sul femminicidio del 2013, il recepimento della Convenzione di Istambul, ed il Codice Rosso restavano ancora delle lacune nella protezione delle vittime soprattutto nella fase che segue la presentazione della denuncia. Episodio emblematico, evocato durante la conferenza stampa di presentazione del DDL è il caso di Vanessa, 26 anni, uccisa ad Aci Trezza dall’ex compagno, dopo la presentazione della denuncia per stalking. Proprio per impedire il ripetersi di fatti come questo, il disegno di legge mira a rafforzare gli strumenti di prevenzione e protezione delle donne. Un ruolo importante nella prevenzione dei delitti di genere e domestici  è l’uso del braccialetto elettronico, sia per il controllo dell’indagato agli arresti domiciliari che per monitorare il rispetto del divieto di avvicinamento alla vittima. Se rifiuta l’uso del braccialetto, l’indagato può essere sottoposto ad una misura più restrittiva e in caso di manomissione dello stesso, scatta la custodia cautelare in carcere.

La spinta del movimento delle donne e dei centri antiviolenza aperti in tutta Europa ha prodotto l’adozione di misure sempre più dettagliate di conoscenza, prevenzione e contrasto del fenomeno.

L’impatto sociale della messa in atto di un problema tanto intimo ha permesso l’aumento delle denunce e la possibilità di trovare soluzioni e strategie di uscita dalla violenza.

Con il passare del tempo ci si è resi conto che tale delicata problematica, da tabù o questione essenzialmente privata, è diventata sempre più questione di presa di consapevolezza collettiva del fenomeno e richiedeva l’adozione di misure complesse come conoscenza, sensibilizzazione, formazione, prevenzione, riduzione del danno subito (per le donne ed i/le bambini/e), repressione dei violenti e loro presa in carico. Nella realtà, tuttavia, questi interventi non sono ancora così immediati anche per la carenza di rilevazione statistiche adeguate.

Il personale infermieristico che opera nel Pronto Soccorso , si trova ad interagire molto spesso, con persone che hanno subito violenza, per questo deve poter acquisire una formazione per sviluppare adeguate capacità di approccio, essere in grado di riconoscere i segnali della violenza subita dalle donne, con la vittima, deve avere un comportamento non frettoloso ma rassicurante, disponibile all’ascolto, garantendo un ambiente riservato, silenzioso e accogliente; è fondamentale fornire informazioni adeguate durante il colloquio di raccolta di informazioni.

Nei casi in cui la vittima è accompagnata dalle Forze dell’Ordine, l’operatore sanitario deve comunque garantire la priorità dell’assistenza sanitaria rispetto alle necessità dell’indagine fermo restando che la visita e il colloquio devono avvenire in forma riservata, alla paziente deve inoltre essere riservato il tempo necessario.

In questo progetto di Accoglienza Donna il personale infermieristico non è molto coinvolto di conseguenza non molto preparato sulla relazione d’aiuto alle donne vittime di violenze.

Nella maggioranza dei casi gli infermieri ed i medici non si sentono preparati ad affrontare questo problema e non sono specificatamente formati a gestire una relazione d’aiuto. . Bisogna sottolineare che l’accoglienza al triage del Pronto Soccorso da parte dell’infermiere rappresenta un momento delicato e fondamentale nella relazione d’ aiuto.  

Analisi delle cause organizzative:

  • Fattori di rischio della struttura

criticità legate al luogo in cui la paziente violentata si trova, cioè l’ubicazione della postazione del Triage che è comune per tutti gli altri pazienti e non dedicata alla donna che ha subito violenza.

  • Fattori intrinseci relativi alle condizioni di salute del paziente:

criticità dovute allo stato della paziente che accede al P.S., al suo stato di agitazione dovuto spesso anche alla difficoltà nell’esprimere efficacemente i suoi bisogni. La paziente violentata può avere difficoltà di comunicare il suo stato di malessere e per questo spaventarsi, non avendo poi fiducia negli operatori.

  • Fattori di rischio estrinseci alle condizioni del paziente:

il personale della struttura che non è preparata sulla relazione d’aiuto nei confronti delle donne maltrattate, ha molta difficoltà nel comunicare, difficoltà di approccio, non è in grado di riconoscere i segnali della violenza subita dalle donne, ha un comportamento frettoloso e non rassicurante.

  • Fattori estrinseci relativi agli aspetti organizzativi della struttura:

nella struttura del P.S. per le donne che hanno subito violenza non esiste un supporto per dare informazioni, per contattare un numero di riferimento al di fuori dell’orario di attività del servizio Accoglienza Donna, proprio per il fatto che il personale infermieristico non è molto coinvolto in questo servizio non ha informazioni utili da fornire.

  • Formazione:

attraverso la formazione degli infermieri, si promuove la consapevolezza che la violenza non è un affare privato ma una questione di salute pubblica e di violazione dei diritti umani.

Il percorso formativo  propone  molteplici obiettivi: sensibilizzare gli infermieri; metterli in grado di riconoscere i segnali della violenza subita dalle donne; sviluppare adeguate capacità di approccio; acquisire conoscenze per indirizzare le donne ai servizi competenti.

Obiettivo centrale, anche in questo percorso formativo, è favorire la creazione di una rete fra le diverse figure professionali che a vario titolo entrano in contatto con le donne vittime di violenza, e cioè attraverso il coinvolgimento di infermieri già formati che a loro volta divengono formatori e tutor.

L’intervento formativo inizialmente sarà rivolto agli infermieri, alle ostetriche del Pronto Soccorso e del dipartimento ginecologia e ostetricia. In seguito sarà esteso ai medici e ad altri operatori che per vario titolo entrano in contatto con vittime di violenza (donne, bambini).

L’iniziativa avrà un orientamento prevalentemente “elaborativo”, che consentirà ai partecipanti di connettere l’esperienza lavorativa, le prefigurazioni operative e i modelli di riferimento con gli argomenti di volta in volta trattati, per una integrazione tra elementi teorici ed operative per la riflessione sul processo formativo attivato.

Ogni giornata sarà progettata e ridefinita nei contenuti e nelle metodologie in relazione al lavoro svolto ed alle esigenze individuate tra i partecipanti, considerati come soggetti attivi del processo formativo.

I momenti teorici hanno lo scopo, di volta in volta, di offrire spunti di approfondimento sui diversi aspetti presenti nella violenza di genere (psicologici, sociali, economici, sessuali, fisici, spirituali).

Altri momenti sono riservati alla elaborazione dell’esperienza dei partecipanti in relazione ai casi di violenza con cui sono venuti in contatto e all’analisi delle risonanze emotive che tali situazioni hanno suscitato a livello personale.

La struttura formativa del Corso prevede l’utilizzo di diversi strumenti: lezioni plenarie, gruppi di lavoro, esercitazioni, role-playing, colloqui individuali.

Competenze Attese

Grado

 

Intellettuale Manuale Relazionale
 

 

             1

 

Acquisire conoscenze per indirizzare le

donne ai servizi competenti.

 

Saper gestire le criticità che si presentano quando giunge in P.S. una donna che ha subito violenza.

 

 

Corretta utilizzazione e consultazione di articoli scientifici da parte degli infermieri nelle Banche Dati, per la ricerca di informazioni utili che riguardano il tema trattato.

 

 

 

Capacità di instaurare un rapporto con le donne che hanno difficoltà nell’esprimere i propri bisogni.

Riconoscere i segnali della violenza subita dalle donne, avere un comportamento non frettoloso ma rassicurante.

           

 

             2

 

Capacità di scegliere per ogni tipo di paziente, cioè (se sono bambini o donne) la modalità di assistenza più adeguata.

Utilizzare in modo appropriato i protocolli e le linee guida

 

 

Essere in grado di attuare e gestire in modo corretto il percorso assistenziale.

 

 

Capacità di instaurare una relazione d’aiuto,  osservare e capire i bisogni della persona.

Valorizzazione del lavoro in equipè e condivisione.

          

 

             3

 

Promuove la consapevolezza che la violenza non è un

affare privato ma una questione di salute pubblica e di violazione dei diritti umani.

 

Capacità di stimolare la paziente a superare l’imbarazzo e la paura, a contattare un amico o un parente che possa aiutarla nell’esprimere il dolore.

 

 

Competenze Osservate

Grado

 

Intellettuale Manuale Relazionale
 

 

 

           1

 

Gli infermieri in P.S. non prestano molta attenzione alle donne che hanno subito violenza, non hanno la sensibilità di comprendere l’imbarazzo e la paura.

 

Sempre più elevato il numero degli infermieri che svolgono il proprio lavoro in maniera veloce senza fermarsi ad ascoltare, a capire, a dare più spazio all’aspetto relazionale.

 

 

 

 

            

 

             2

 

Il personale tende ad ignorare la paziente in difficoltà, si approccia con un comportamento frettoloso, questo non gli permette di essere in grado di riconoscere i segnali della violenza subita dalle donne.

 

Gli infermieri non si sentono preparati ad affrontare questo problema e non sono specificatamente formati a gestire una relazione d’aiuto.

 

Molti degli infermieri non si confronta, non condivide gli interventi assistenziali con i medici e le altre figure professionali, e non c’è comunicazione  neanche tra loro stessi.

 

          

 

             3

 

Il personale non presta attenzione, per questo ha difficoltà nell’individuare e gestire in maniera ottimale le criticità legate alle pazienti violentate.

Alcuni infermieri considera che dedicare tempo alle donne violentate, sconvolte, imbarazzate, piene di paura, faccia perdere tempo prezioso al proprio lavoro, per questo non si sforzano di ascoltare, osservare e capire ciò che la donna chiede, è cioè essere aiutata.

 

PROFILO DEI BISOGNI FORMATIVI

Campo Intellettuale:i

Implementare le conoscenze relative la violenza sulle donne: 

    • ricevere più informazioni sulle varie forme di violenza;
    • avere una conoscenza di un adeguato livello circa le abitudini culturali delle vittime, le abitudini quotidiane, per organizzare meglio i servizi;
    • conoscenze sulle manifestazioni cliniche;
    • complicanze post-violenza;
    • formazione rispetto il triage dedicato alle donne violentate;
    • sviluppare la capacità che permette di rilevare i bisogni delle pazienti in questione, di elaborare piani di assistenza personalizzati e coerenti e di identificare i percorsi assistenziali corretti.

 

Campo manuale:

    • sviluppare abilità comunicative che permettano al personale infermieristico di gestire la relazione d’aiuto e relazionarsi in maniera ottimale con le donne vittime di violenza che giungono al P.S.

Campo relazionale:

formazione rispetto a:

    • sviluppare una comunicazione efficace nell’equipe per gestire meglio la relazione con le pazienti;
    • sviluppare le competenze relazionali mirate alla gestione della relazione con i colleghi e con il resto del team multidisciplinare;
    • sviluppare capacità per instaurare una relazione d’aiuto,
    • Sviluppare le competenze utili che permettono di osservare e capire i bisogni della persona.

Una recente revisione della letteratura scientifica condotta da Duarte et al. (2015), ha sottolineato il ruolo degli operatori sanitari, che sono stati identificati come la chiave per riconoscere i casi di violenza, poiché le donne che la subiscono tendono a ricercarne l’assistenza a causa delle conseguenze fisiche e psicologiche. Tuttavia, questa revisione ha portato alla luce anche la scarsa preparazione di molti operatori sanitari: essi dovrebbero in primis essere formati a lavorare sulle questioni di genere e sulla costruzione dell’autonomia, ed in ultima analisi collaborare anche nella prevenzione di nuovi casi di violenza e nella diffusione dei risultati della loro pratica quotidiana.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha individuato la necessità di garantire che gli operatori sanitari siano adeguatamente formati per assistere le donne vittime di abusi. Le Linee Guida del 2013 raccomandano modalità formative che comprendano la pianificazione della sicurezza (con rinvio ad organismi specializzati di tutela della vittima) e che migliorino la comunicazione e gli atteggiamenti nei confronti delle vittime di violenza. È inoltre importante che gli Infermieri forniscano alle donne tutte le informazioni, anche legali, sul tipo di aiuto che possono ricevere se decidono di denunciare; molte di esse, proprio dopo aver avuto queste indicazioni, si convincono a raccontare cosa è davvero accaduto. Il ruolo dell’infermiere, che accoglie il paziente senza mai giudicarlo, è essenziale per convincere a denunciare.

Occorre continuare a lottare per i diritti delle donne. I diritti delle donne, infatti, sono una responsabilità di tutto il genere umano. Lottare contro ogni forma di violenza nei confronti delle donne è un obbligo dell’umanità ; il rafforzamento del potere di azione delle donne significa il progresso di tutta l’ umanità. Kofi Hannam

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Dott.ssa Monica Cardellicchiohttps://www.assocarenews.it/
Laurea magistrale in Scienze Infermieristiche ed Osteriche Master di I livello in Management e coordinamento delle professioni sanitarie Master di I livello in Wound Care basato su prove di efficacia Master di II livello in Management delle Aziende Sanitarie Professore a contratto presso il Policlinico di Bari della Laurea Magistrale in Scienze Infermieristiche ed Osteriche e della Laurea in Infermieristica . Segretaria della Commissione dell' albo dell' OPI di Taranto
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