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Emergenza Coronavirus. Vanessa Modica è una Infermiera Terapia Intensiva. Poco fa ha mandato una dura missiva al Ministro della Salute Roberto Speranza: “perché ai colleghi della Task Force riconosciuti 9000 euro e a noi solo 1500 euro al mese?”.

Egr. ministro Roberto Speranza,

mi chiamo Vanessa Modica e sono Infermiera Esperta di Terapia intensiva e da più di un mese mi trovo impegnata come moltissimi dei miei colleghi italiani a combattere questo nemico invisibile nCOV-19.

Lavoro da più di 12 anni in Area critica presso il Policlinico San Matteo di Pavia e, mai e poi mai, mi sarei immaginata di dover affrontare una tale emergenza; il dolore la sofferenza che stiamo vivendo mi creda è immenso. In molti istanti ho avuto davvero la sensazione di essere in guerra e non nego che i momenti di sconforto siano stati e siano molti ogni giorno, ma nonostante questo nulla ci ha ancora fermati. La perseveranza di noi Infermieri nell’affrontare ogni giorno il nostro lavoro con responsabilità e competenza sta vincendo su tutto.

Vorrei esprimerle un sentimento di amarezza e di rabbia. Due giorni fa siamo venuti a conoscenza del bando indetto dalla protezione civile riguardante il reclutamento di personale sanitario Infermieristico con compensi e indennità giornaliere che molti di noi sognano da sempre. Mi duole constatare che ancora una volta ci sia la volontà di creare Professionisti di serie A di serie B. Noi professionisti della salute attualmente impegnati nella lotta al n-COV19 nelle “trincee” degli ospedali ci sentiamo abbandonati e ci sentiamo “professionisti di serie B”. Noi che con le nostre competenze, la nostra professionalità, la nostra etica morale siamo da sempre al servizio del cittadino notte e giorno, 365 giorni l’anno stiamo dimostrando il nostro valore professionale minuto dopo minuto, ora dopo ora, giorno dopo giorno.

Egr. ministro, ciascuno di noi in tale contesto ha dovuto mettere da parte le nostre paure e allontanarsi dalle proprie famiglie senza pensarci due volte. Vi chiediamo di avere il coraggio, invece di chiamarci eroi, di fare uno sforzo ulteriore e riconoscere nei fatti e non solo a parole la nostra professionalità una volta per tutte sottolineando l’importanza del nostro operato.

Il bando della Protezione civile rappresenta uno sforzo imparziale e insufficiente: da Infermiera di un ospedale facente parte del SSN mi aspettavo che ci fosse un occhio di riguardo per tutti quelli che come me si sono trovati e sono rimasti nelle trincee di origine.

Ci avete chiesto di accogliere personale neoassunto e di renderlo idoneo in breve tempo a combattere sul campo di battaglia; di sostenere il loro senso di angoscia come se non bastasse il nostro. Io sono onorata e sono stata fortunata ad avere colleghi così capaci e coraggiosi al mio fianco, ma le assicuro che è stata e sta risultando un’impresa titanica. Abbiamo chiesto sicurezza attraverso DPI adeguati e tamponi per lo screening dei sanitari per non diventare noi stessi veicolo del virus. So che il ministero e il governo stanno facendo il possibile ma non basta: OCCORRE PIU’ IMPEGNO.

Io stessa posso raccontare di essere risultata positiva al tampone di screening; la quarantena da me vissuta sapendo di lasciare i miei colleghi soli in trincea senza poterli aiutare è stata per me molto alienante

Egr. ministro, chiuda gli occhi e immagini gli occhi persi dei nostri pazienti, spaventati e increduli che la guardano chiedendo aiuto. Io quegli occhi sono sicura, non potrò mai scordali. Chi fa questo lavoro come me da molti anni sa di avere imparato ad accompagnare quegli occhi stanchi che si spengono con un qualsiasi gesto di rassicurazione. Ogni paziente grave si ritrova solo lontano dagli affetti e dalla propria casa. A tenergli la mano ci siamo noi soli con almeno tre paia di guanti, una tuta, una maschera e una visiera.

Penso di poter parlare a nome di una buona parte dei colleghi impegnati in questa guerra perché di guerra si tratta. Guerra contro un nemico che può colpire chiunque in qualunque momento e che non ci ha dato nemmeno il tempo di preparare le difese e una controffensiva. Ciò nonostante, la nostra professionalità e le nostre competenze avanzate ci stanno comunque facendo portare a casa grandi risultati.

Non me la sento di scendere nei particolari di ciò che siamo e ciò che stiamo facendo, ma come hanno detto dei luminari della medicina come il professor Gattinoni e il professor Pesenti, “senza personale medico e Infermieristico altamente specializzato la gestione di questi pazienti è praticamente impossibile”.

Detto questo, se secondo voi è giusto remunerare i professionisti della salute in senso lato in maniera diversa in base alla logistica dove fisicamente operano, credo fortemente che lo Stato italiano debba delle spiegazioni a me e a tutti gli attori di questo maledetto incubo.

Per quanto mi riguarda continuerò a fare quello che sto facendo dal 21 di febbraio fino a quando questo incubo sarà finito. Su quello che succederà dopo posso dire con tanta rabbia che ho già messo sul piatto la possibilità di non continuare più tale professione, professione che amo ma che allo stesso tempo oggi mi trovo a odiare. In uno stato civile una professione importante come la mia merita sicuramente di più.

Questa mia lettera è sì uno sfogo personale ma anche uno spunto per una reale riflessione che possa un domani portare ad un netto miglioramento delle nostre condizioni lavorative.

Nell’augurarvi un buon lavoro e nella speranza che questa emergenza possa finire il prima possibile, porgo cordiali saluti.

Dott.ssa Inf. Vanessa Modica

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