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Infermiera a Pavia, e’ un dovere morale restare. Vanessa Modica, creata da zero una terapia sub-intensiva.

Dispositivi di protezione individuale, come le tute, talmente contingentati che si evita persino di andare in bagno per ore e ore per non doverli poi cambiare. Personale che e’ tornato a fare i turni anche di notte pur essendone esentato da diverso tempo e un’unione di forze che ha portato ieri, grazie a infermieri altamente specializzati, alla creazione da zero di una terapia sub-intensiva all’interno del Reparto di malattie infettive e tropicali per la gestione di coloro che, affetti dal coronavirus, pur essendosi aggravati non richiedono un accesso in terapia intensiva.

E’ cosi’ che al Policlinico San Matteo di Pavia si fa fronte all’emergenza causata dai molti casi di coronavirus da prendere in carico: il personale infermieristico non si risparmia, lavora senza orari, ma non si sente per questo ‘eroico’. “Scendiamo in campo – spiega Vanessa Modica, infermiera del blocco operatorio Dea – non e’ una missione ma un dovere morale. Siamo professionisti e persone coscienziose e sappiamo moralmente di doverlo fare”.

Vanessa e’ stata protagonista ieri, insieme ad altri colleghi, come Nadia Quaini, Concetta Florio, Elena Pozzati Andrea Merlo e Antonio Lopardo, tutti iscritti al sindacato Nursing Up, con il supporto di un’altra professionista, Cristina Cavaliere, in forza in rianimazione, di un piccolo ‘miracolo’: la creazione da zero di una terapia sub-intensiva con otto posti letto in cui ospitare chi, affetto da coronavirus, non hanno bisogno di assistenza respiratoria meccanica avanzata, ma deve magari fare terapie specifiche, deve essere intubato per essere trasferito o ha bisogno di presidi come il C-pap per un aiuto alla respirazione.

“Tutto e’ stato messo in ordine in poche ore – racconta Vanessa, che e’ stata contattata dal Sitra, Servizio Infermieristico, Tecnico e Riabilitativo aziendale, che le ha chiesto la disponibilita’ – monitor, letti adeguati per una sorta di lunga degenza, preparazione dei carrelli dell’urgenza. Ringrazio davvero tutti i colleghi che si sono messi a disposizione e vorrei sottolineare che senza professionalita’ e competenze che abbiamo acquisito nel tempo tutto questo non sarebbe stato possibile. Leggo che la Regione vorrebbe mettere al piu’ presto in campo neolaureati infermieri, ma non sarebbero a mio avviso in grado di gestire una situazione come quella attuale del reparto di malattie infettive o della rianimazione”.

Vanessa spiega anche di essersi messa a disposizione da subito per dare una mano in rianimazione prima, in quanto professionista specializzata, e nel reparto di malattie infettive poi.

“Quello che accade a Codogno, dove i colleghi lavorano ininterrottamente da giorni perche’ non hanno il cambio e’ vergognoso – conclude – E’ vero che la malattia e’ insindacabile, ma e’ roba che non sta ne’ in cielo e ne’ in terra”.

Fonte: Ansa.

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