Infermiere tenta il suicidio: Azienda nega cambio alla pari. Voleva ricongiungersi con famiglia in Calabria.

La notizia gira da alcuni giorni. Un collega dalla Rianimazione di un noto ospedale dell’Emilia Romagna ha tentato di farla finita.

E’ stanco, demotivato, stressato e in chiaro burnout il collega che nei giorni scorsi ha tentato il suicidio iniettandosi una dose massiccia di Propofol. Solo per caso un medico che passava in quel momento dal reparto lo ha salvato dalla morte certa. Le motivazioni di tale insano gesto? Un cambio alla pari negato per tornare nella sua amata Calabria al fianco della moglie e dei tre figli minori. L’Azienda (e nello specifico il suo Coordinatore Infermieristico e il Dirigente delle Professioni Sanitarie) da sei mesi continua a non firmare il nulla osta.

In precedenza, sempre per futili motivi, gli era stato negato il diritto al ricongiungimento familiare.

Preso probabilmente dalla disperazione e dal vedersi negare un diritto sacrosanto l’uomo ha deciso di farla finita e solo per un semplice caso è ancora in vita. Il Medico lo ha salvato mentre aveva già iniziato a “spararsi” in vena il anestetico-ipnotico somministrandogli in farmaco antagonista. Il collega era già in uno stato di profondo assopimento e si è accorto di essere ancora vivo al suo risveglio.

Il collega era riuscito a procurarsi il farmaco e voleva farla finita con una forte dose in bolo. Non vi diamo ulteriori indicazioni sul reparto e sull’azienda sanitaria dove è accaduto il fatto solo per proteggere la privacy delle persone coinvolte e soprattutto gli interessi alla riservatezza dei bambini.

La scelta di raccontarvi la storia, rispettando la privacy soprattutto dei bambini coinvolti.

Tuttavia abbiamo voluto raccontarvi questa storia per risollevare la questione dei nulla osta non rilasciati a chi trova un cambio alla pari.

L’infermiere aveva trovato dopo tre anni di ricerca una collega che dalla Calabria voleva salire per motivi affettivi e anche professionali in Emilia Romagna. Dopo mesi di trattative finalmente l’accordo tra le parti che ha fatto da precursore alla presentazione congiunta delle domande di scambio alle rispettive aziende. Il primo ha scritto alla direzione della seconda azienda, la seconda a quella della prima, così come prevede la norma in materia. Tutti e due sono esperti di Terapia Intensiva e tutti e due hanno più di un Master nel settore assistenziale specifico.

All’inizio sembravano tutte rose e fiori, poi la doccia fredda.

I due avevano già iniziato ad organizzarsi per il trasferimento. Solitamente lo scambio di personale avviene in uno-due mesi. Al terzo mese hanno, però, iniziato a porsi dei dubbi, a chiamarsi tra loro e a chiamare le aziende interessate. Dopo una serie innumerevoli di scuse e a distanza di 5 mesi dall’invio delle domande di interscambio la doccia fredda. Il Coordinatore Infermieristico del collega ha dato parere non favorevole alla sua cessione e peggio all’arrivo in reparto della collega proveniente dalla Calabria perché “non giudicata idonea all’importanza e complessità assistenziale dell’Emilia Romagna”. Di fronte al parere del coordinatore, che è anche un noto sindacalista, il Dirigente delle Professioni Sanitarie (anch’esso un Infermiere) ha bloccato tutto prendendo ulteriore tempo per decidere. E ciò nonostante le diverse sollecitazioni giunte persino dall’azienda sanitaria calabrese.

Alcune domande.

Alla collega calabrese l’azienda emiliano-romagnola non ha mai concesso un colloquio conoscitivo. In base a cosa il Coordinatore Infermieristico ha stabilito che non fosse idonea al ruolo? Inoltre, può un Dirigente Infermiere fidarsi esclusivamente del parere di un Coordinatore tra l’altro sindacalizzato e noto in azienda per il suo strapotere? E, poi, chi tra Coordinatore e Dirigente ha pensato al benessere psico-fisico degli attori consapevoli e inconsapevoli di questa storia? Infine, chi ha pensato al diritto ad avere un padre da parte dei tre bimbi in attesa in Calabria? Esigiamo risposte, tanto tutti gli interessati leggeranno questo servizio.

E voi cosa ne pensate? Scrivete a direttore@assocarenews.it.

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